Gravissima accusa a Severgnini dai rifugiati in Libia che si vedono nel film: “Il regista ha usato i nostri video, le nostre facce e le nostre voci senza il nostro consenso per portare avanti una tesi falsa”.

Inchiesta di Sarita Fratini & collettivo JLProject

Il film contestato dalle ONG che piace tanto a CasaPound a quanto pare propaganda la falsa tesi che “i migranti in Libia vogliono tornare a casa loro” e propone di svuotare la Libia con voli di rimpatrio nei paesi d’origine, ovvero quelli da cui i rifugiati sono fuggiti.

“L’urlo” non è girato in Libia, ma in Italia e Tunisia. Il regista ha usato i video che i rifugiati nei lager libici diffondevano via internet nel 2019. “Senza alcun contratto o liberatoria” denuncia chi li ha girati.

I Refugees in Libya stanno diffondendo un videomessaggio contro il film di Michelangelo Severgnini. Spiegano anche, molto bene, cosa è successo.

Abbiamo ritrovato e intervistato le persone riprese nei video che Severgnini avrebbe usato illecitamente, cioè i veri autori e protagonisti di questa storia. Tutti raccontano una realtà ben diversa da quella propagandata dal film.

Questa prima inchiesta è il frutto di tre giorni e tre notti, intensi, di ricerca. Buona lettura.

Le contestazioni al festival dei diritti umani di Napoli

“Alla faccia dei diritti umani e della libertà di espressione. A Napoli, un gruppo di attivisti delle Ong, ha deciso di censurare il film L’Urlo, di Michelangelo Severgnini” denuncia il 27 novembre Il Primato Nazionale, ovvero il giornale di Casa Pound,.

E’ vero? Sì. Durante la proiezione “alcuni spettatori hanno abbandonato schifati la sala” – racconta lo stesso  regista Michelangelo Severgnini – mentre Beppe Caccia di Mediterranea e altri attivisti sono insorti, hanno insultato il film e bloccato la proiezione più o meno al ventesimo minuto. Hanno definito il film “una porcheria” (Beppe Caccia) e “robaccia” (Padre Alex Zanotelli). Anche questo è vero.

I rappresentanti delle ONG hanno poi argomentato il loro dissenso nel merito e alla fine è intervenuto il direttore del festival e si è scusato con il pubblico per la selezione, errata, di questo film.

Nei giorni successivi alcuni giornali e giornaletti (Libero, Il primato nazionale, Byoblu, L’antidiplomatico, Il secolo) hanno parlato di censura da parte delle ONG, il 1 dicembre La Russa ha incontrato al Senato il regista Michelangelo Severgnini e la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Ambrogio ha chiesto che “L’urlo” venga proiettato al Torino Film Festival.

Nessuno, però, è ancora entrato nel merito del perché questo film sia stato contestato e del perché venga difeso da Fratelli d’Italia, Casa Pound e altri sovranisti.

Cos’è “L’urlo” di Michelangelo Severgnini

“L’urlo” è una docufiction prodotta nel 2019 dalla KAMA PRODUCTIONS con il finanziamento della Sicilia Film Commission (un contributo pari a € 15.674,92) e con il sostegno (non so di che tipo) della “Fondazione italiani”.

Non è un film nuovo, ma nessuno lo voleva proiettare o pubblicizzare. Perché? Un anno fa il regista, esasperato, fece una raccolta fondi per organizzare una proiezione e lo descrisse come “il film che nessuno osa trasmettere”. Su questo sono perfettamente d’accordo. Io l’ho visto tutto e non oserei MAI trasmetterlo. Perché è falso e brutto.

Mi scuso per la parola “brutto”. In genere anche le cose non belle mi scatenano aggettivi complessi, ma questa no.

Il film è stato girato in Italia e in Tunisia. Non in Libia. Per raccontare la Libia usa materiale girato dagli stessi migranti. I rifugiati presenti nei video oggi lamentano e denunciano l’uso improprio che il regista fa di quest’ultimo materiale.

Le 2 tesi (FALSE) di Michelangelo Severgnini

Non passano che pochi secondi di visione de “L’urlo” che l’autore, Michelangelo Severgnini, autoinquadratosi come “esperto”, esprime la sua prima tesi: i migranti in Libia vogliono tornare a casa loro.

“Migliaia di migranti in Libia vogliono tornare a casa loro” ripete Severgnini, in modo ossessivo, per tutti gli interminabili (non in senso buono) 85 minuti di film. Propone addirittura una sua soluzione per risolvere i problemi dei rifugiati sulla rotta libica: riportare tutti a casa loro, nei paesi dai quali sono fuggiti.

La seconda tesi di Servergnini è che le ONG che salvano persone in mare spingano le persone ad andare in Libia. Invece di affittare navi per salvare le persone in mare, secondo il film, le ONG dovrebbero organizzare voli per riportarli nei paesi dai quali sono fuggiti. E torniamo al “tornare a casa”…

Il pull factor delle ONG, su cui il film insiste, è una nota e vecchia bufala della destra

Non lo dico io, lo affermano gli istituti di statistica. Mentre Severgnini montava il film, era già uscito il report dello European University Institute, ma non lo ha citato. Lo faccio io: il report dimostra con i numeri (non con interviste random) che non vi è connessione tra le partenze dei migranti dalla Libia e la presenza in mare delle ONG. Si parte indipendentemente da esse. Vi sono invece più partenze durante i giorni di meteo favorevole e dopo il riacuirsi della guerra in Libia.

Anche l’accusa che la presenza delle ONG attiri migranti in Libia è oggettivamente falsa. Lo dicono le statistiche ma lo dice, anche, lo stesso Severgnini nel film, cadendo in evidente contraddizione. La storia del salvataggio in mare ci racconta che all’inizio del 2017 vennero varate nuove navi di ONG e a maggio 2017 si arrivò al numero record di nove. Ma nel film, al minuto 32, Michelangelo Severgnini ci rivela che dal 2017 il flusso di migranti verso la Libia è calato e si è fermato. “Chi è in Libia oggi ci è arrivato ormai da alcuni anni” dichiara Severgnini (ricordiamo che ha effettuato le riprese nella primavera-estate 2019). Il film, insomma, si contraddice da solo.

E’ vero che i migranti in Libia vogliono tornare a casa loro? NO, è falso.

La tesi madre del film, che Severgnini spaccia come realtà da anni, è semplicemente e indiscutibilmente FALSA.

Ho analizzato il metodo con cui questa tesi falsa viene costruita con le immagini.

Il racconto – purtroppo molto superficiale – delle terribili condizioni di detenzione e del sistema economico tripolitano basato sulla schiavitù degli stranieri è una delle rare cose vere nel film. Ma Severgnini lo fa seguire da un’astuta manipolazione lessicale. Confonde le parole “evacuazione” e “rimpatrio” raccontando falsamente: “L’OIM-IOM ha evacuato più di venticinquemila persona dalla Libia”. Tutto ciò è FALSO. OIM-IOM non fa evacuazioni, quello è l’UNHCR. IOM non ha evacuato quelle persone, le ha rimpatriate, nei paesi d’origine, restituendole alle realtà dalle quali erano fuggite.

Nello spettatore dell’”L’urlo”, però, la confusione tra i due concetti è ormai instillata. Poco dopo egli vedrà un video girato nel lager di Osama (Zawiya) in cui un cittadino nigeriano dichiara, piangendo, di voler tornare a casa.  E’ un video scaricato da internet, nell’estate 2018 diventò virale. Poi allo spettatore verranno mostrati altri video di rifugiati in Libia. Il primo arriva dal lager di Zintan, lo conosco bene, erano i primi giorni di luglio 2019: centinaia di rifugiati eritrei (molti li riconosco) ripetono in coro “We need evacuation”. Lo spettatore è stato così tratto in inganno e pensa che tutti questi ragazzi vogliano tornare a casa. Seguono i video dal lager di Qaser Bin Gashir e della marcia dei sopravvissuti di Tajoura verso l’ufficio di UNHCR a Tripoli (9 lugllio 2019).

Vi assicuro che TUTTI questi ragazzi e ragazze non volevano per nulla al mondo ritornare in Eritrea, Sudan o in altri paesi di origine. Nel 2019 protestavano per essere evacuati in Europa e mandavano a noi attivisti i loro video, chiedendo di diffonderli. Anche io lo feci.

Ma lo spettatore è già stato subdolamente tratto in confusione tra le parole “evacuazione” e “rimpatrio. Tutti questi ragazzini, nella sua testa, vogliono tornare a casa. Qui sta l’orribile manipolazione, qui sta il negare che essi siano rifugiati e abbiano diritto all’asilo politico.

Qui sta la falsità, indiscutibile, de “L’urlo” di Severgnini.

Ricordo che tale falsificazione del pensiero dei rifugiati ha prodotto articoli come questo sotto, di Libero, che Michelangelo Severgnini ha postato con orgoglio sulla sua pagina Facebook.

Dobbiamo (tutti) uscire dal “metodo Severgnini”

Michelangelo Severgnini sostiene di essere l’unico in grado di illuminarci su cosa pensano i migranti perché è l’unico in contatto con loro da anni. Questo è FALSO. In questi anni i rifugiati sulla rotta libica sono stati in contatto con moltissimi giornalisti, avvocati e attivisti. Anche con me.

Io attualmente sono in contatto con centinaia di persone. Negli anni ho raccolto un numero impressionante di storie: 6400 rifugiati (seimilaquattrocento) mi hanno scritto dalla Libia raccontando la loro storia e quella della loro famiglia, per un totale di 8500 casi di migranti bloccati nella zona di Tripoli.

Eppure non basta, questo, per rendermi in grado di essere quella che parla al posto dei migranti, per potervi dire “i migranti pensano che…”. Bisogna dare voce ai rifugiati, vera voce.

Così ho preso tutti i video girati in Libia che Severgnini ha inserito ne “L’urlo”, ho ritrovato gli autori dei video e chi si vede nelle immagini e ho chiesto direttamente a loro cosa ne pensano.

Ho ritrovato e intervistato i rifugiati in Libia presenti nei video usati da Severgnini.

Tre giorni e tre notti intensi al telefono, fusi orari differenti, domande e risposte. La mia ricerca capillare delle persone che appaiono dei video dei lager libici utilizzati da Severgnini ha prodotto eccezionali risultati ed è stata anche bella e appagante, perché ho parlato con ragazzi e ragazze la cui storia merita di essere raccontata bene.

Ho ritrovato e intervistato, finora:

  • I tre portavoce della protesta di Zintan 2019, di cui uno autore del video mostrato ne “L’urlo”
  • Uno dei portavoce della protesta di Qaser Bin Gashir 2019, anche autore del video usato da Severgnini
  • Quattro sopravvissuti al bombardamento di Tajoura (2 luglio 2019) che marciarono verso Tripoli il 9 luglio 2019.
  • Il proprietario della voce che si sente nel lager di Tajoura

A questi possiamo poi aggiungere 317 persone, di cui ho nomi e contatti, che erano a Zintan il giorno della protesta mostrata ne “L’urlo”. 29 di loro sono le vittime del caso Asso Ventinove. Non ho ancora parlato, ovviamente, con tutti questi 317 rifugiati, non c’è stato il tempo. Ma, se necessario, lo farò.

Le persone che ho invece già raggiunto e intervistato si vedono nelle immagini oppure hanno girato i video. Tutti mi confermano che non volevano tornare a casa, anzi, che il senso di quelle proteste era proprio chiedere l’evacuazione in paesi sicuri. IOM aveva proposto loro il rimpatrio ma TUTTE le persone che ho intervistato hanno rifiutato di firmarlo.

Oggi sono quasi tutti in paesi sicuri (Canada, UK, Svezia e Italia), evacuati dall’UNHCR con corridoi aerei. L’evacuazione è questa. Una curiosità: nessuno di loro ha preso il mare ed è stato salvato dalle ONG, sono tutti stati evacuati dall’ONU. Solo una persona è ancora in Libia e aspetta l’evacuazione.

Le interviste

Yoni, eritreo, è stato evacuato nel Regno Unito. Ricorda molto bene le proteste a Zintan nel 2019. Ne era uno dei tre portavoce, che girarono il video utilizzato da Severgnini.

“Per cosa protestavate?” gli scrivo su Whatsapp.

Gli sembra una domanda assurda. In effetti lo è.

“Perdona la domande stupida, ma ti prego, rispondimi. Poi ti spiego”

“Evacuation” risponde.

“Tornare a casa vostra?”

“NO. Andare in paesi sicuri: Europa o Canada”

“IOM vi aveva proposto il rimpatrio?”

“Sì, ci chiesero se volevamo tornare a casa. Lo chiesero specialmente agli etiopi. Risposero di NO. Era troppo pericoloso tornare nei nostri paesi”.

Dopo aver edotto Yoni sulla situazione, mi chiede di diffondere la sua posizione in quanto portavoce della protesta di Zintan del 2019. E’ la seguente:

Il film di Michelangelo Severgnini è illegale ed è un “fake movie”. Quando eravamo in Libia chiedevamo unicamente l’EVACUAZIONE verso l’Europa, non volevamo tornare a casa. Abbiamo sofferto per molto tempo in Libia, nei centri di detenzione”.

“Illegale perché?” chiedo.

“Perché non abbiamo firmato alcun consenso per l’utilizzo del video. Severgnini neanche lo conosciamo”, mi scrive.

Anche Sami è stato evacuato dalla Libia ed ora è in Svezia. Nel 2019 era a Qaser Bin Gashir e ha girato lui il video usato da Severgnini ne “L’urlo”. Ingenuamente gli domando che genere di liberatoria ha firmato per autorizzare la casa di produzione KAMA PRODUCTION ad usare il suo materiale. “Nessuna” mi risponde. Non conosce Michelangelo Severgnini e non capisce perché una casa di produzione abbia usato (male) e senza consenso il suo materiale.

Nel 2019 Sami inviò i suoi video a varie associazioni e attivisti autorizzandoli ad usarlo per denunciare le condizioni del lager di Qaser Bin Gashir e chiedere la loro evacuazione in paesi sicuri. Tra i tanti, c’è Medici Senza Frontiere che l’ha fatto.

Anche nei video girati nel lager di Tajoura ci sono persone che conosco e addirittura c’è la voce del mio amico Lam. Lam è l’unico intervistato a conoscere Severgnini. Nel 2019 Lam comunicava con tanti giornalisti e attivisti, me compresa, e ci chiedeva di fare qualcosa affinché i rifugiati di Tajoura venissero liberati ed evacuati. Mandava anche foto, audio e video ma a me, per esempio, chiedeva di NON diffondere il suo materiale per proteggere la sua identità e non metterlo in pericolo.

Oggi si dice choccato da come Severgnini ha usato il suo materiale e dal film stesso. Lam non ha mai firmato liberatorie, ha sempre rifiutato il rimpatrio proposto da IOM ed è infine stato evacuato in Italia dall’UNHCR.

Lam ci manda questo video e ci chiede di mostrarlo a tutti (PS Ci ha dato anche la liberatoria!)

Anche gli altri sopravvissuti al bombardamento nel lager di Tajoura, che si vedono nel video della marcia verso l’UNHCR di Tripoli, ci tengono a precisare che nessuno di loro voleva tornare a casa. Il 9 luglio 2019 marciarono per venti chilometri fino al GDF, l’allora centro di UNHCR che alloggiava persone in attesa di evacuazione in paesi sicuri (Europa o Canada) e si accamparono lì fuori chiedendo a gran voce di essere evacuati. IOM chiese loro di firmare il rimpatrio volontario, ma rifiutarono.

Con il JLProject stiamo pensando di raccogliere in un video tutte le testimonianze che ci stanno arrivando, così da farvele ascoltare. Di più: vorremmo lasciar parlare TUTTE le persone che appaiono ne “L’urlo”.

La versione della KAMA PRODUCTIONS

Venerdi 2 dicembre verso mezzogiorno ho telefonato alla KAMA PRODUCTIONS e parlato con Riccardo Biadene, ovvero il produttore di questo film. Gli ho chiesto se la casa di produzione dispone delle liberatorie sul materiale girato dai rifugiati in Libia e utilizzato ne “L’urlo”. Mi ha risposto di chiedere a Michelangelo Severgnini. Ho replicato che è il produttore il responsabile della catena di gestione dei diritti del materiale. Lui ha convenuto che sì, in effetti è così.

Ho indicato al produttore, esattamente, i video e gli audio finora incriminati, con tanto di timecode. Riccardo Biadene ha balbettato qualcosa riguardo all’ “uso pubblico” del materiale che arrivava dalla Libia ma non ha, finora, risposto alla domanda “Avete le liberatorie su questo materiale?”. Ha promesso che lo farà. Quando?

Editerò questo articolo con la sua risposta, quando e se arriverà.

(E’ bene ricordare e precisare che anche i rifugiati detenuti in un lager libico hanno il diritto alla loro immagine e alle loro opere d’ingegno).

Casa Pound, Fratelli d’Italia e altri supporter di questo film

Vi chiederete, a questo punto, perché il brutto e vecchio film di un regista sconosciuto sia salito oggi al centro delle polemiche e venga difeso dalla destra.

Ieri è arrivato a Roma un volo di evacuazione da Tripoli. Dalla fine del 2021 è stato aperto un canale legale di evacuazione di rifugiati verso l’Italia. Sono voli umanitari che hanno liberato uomini, donne e bambini dall’inferno. Le persone arrivano in Italia e vengono accolte e integrate grazie alla RETESAI, grazie ad associazioni e comunità religiose o anche grazie a privati cittadini. Tutti questi rifugiati ricevono la protezione internazionale perché ne hanno diritto.

Alla destra non piacciono i voli di evacuazione dalla Libia all’Italia. Non piacciono neanche ai governi e alle dittature degli Stati da cui i rifugiati sono fuggiti. Ne “L’urlo”, denuncia il collettivo Eritrea Democratica, viene intervistato Daniel Korbaria, un eritreo qui in Italia che non nasconde la sua simpatia per la dittatura eritrea. Nel film diffama padre Zerai (“ci sono trafficanti in Italia capeggiati dal famoso prete che gestisce tutto”). Il governo eritreo, come altre dittature africane, sarebbe ben contento di far atterrare ad Asmara voli di rimpatrio forzato con sopra tutti i ragazzini e le ragazzine fuggiti dal regime.

Beppe Caccia, interrompendo il film, ha proposto di proiettarlo in una sede di Casa Pound. Probabilmente quelli di Casa pound lo faranno.

Nel frattempo Michelangelo Severgnini, dalla sua pagina Facebook, si dimostra molto fiero di essere finito sulla prima pagina di Libero.

Ringraziamenti: questo lavoro di inchiesta è stato fatto in 3 giorni e 3 notti. Non si esaurisce qui. In tanti ci hanno aiutati. Ringraziamo soprattutto gli stessi rifugiati, la ricercatrice Giulia Tranchina che ci ha aiutato a ritrovare tante persone (perché è davvero in contatto con loro!), Tiziano per i video che sta montando, chi ci ha dato pareri legali, chi ci ha incoraggiati a trovare la verità su questa porcheria (cit.) di film. Ringraziamo anche Beppe Caccia che ha fermato la proiezione di un film falso e illegale e fatto uscire allo scoperto le connessioni politiche di regista e casa di produzione, che ora sono – non a caso – tornati a casa (pound) loro.

Post scriptum

Volete sapere chi sono i rifugiati le cui idee e la cui lotta sono state biecamente travisate da questo regista e questa casa di produzione per assecondare le teorie sovraniste di Casa Pound?

Vi racconto una delle loro storie, che vale per tutte.

Nel 2020 noi attivisti per i diritti umani chiedemmo a gran voce la liberazione dei rifugiati che stavano morendo di stenti nel lager di Zintan. Io avevo l’incarico di censire le persone che erano lì e parlai con i tre leader della protesta. Erano quelli che mangiavano meno di tutti perché il loro cibo lo donavano a chi era malato. Non riuscimmo a fare molto per loro. Ma loro fecero tantissimo per noi. Ci donarono una luce, in quel buio. Mi dissero: “Sarita, pensate prima a tutti gli altri. Noi tre, abbiamo deciso, saremo gli ultimi ad uscire da queso posto terribile”. E così fu.

Grazie.

Aggiornamento: “Non vogliamo tornare a casa e non vogliamo essere nel tuo film”. I rifugiati in Libia scrivono al produttore de L’urlo.

Più info qui.

Aggiornamento: i rifugiati passano alle vie legali contro la casa di produzione del film

più info qui

Aggiornamento (brutto): le proiezioni del film tra i camerati di CasaPound

Michelangelo Severgnini adesso organizza proiezioni del suo film tra i camerati di CasaPound, scegliendo sempre i peggiori. A Bolzano, per esempio, un pubblico variegato di esaltatori di Hitler, picchiatori, indagati e condannati per omicidio. Non c’erano tutti, perché alcuni sono ancora in galera per omicidio (hanno picchiato a morte un ragazzo) ma quelli ancora in libertà hanno riempito la sala. Su Facebook Michelangelo Severgnini si è molto rallegrato per il sold out. Contento lui…

Aggiornamento (ancora più brutto!): “L’urlo” accusato di aver filmato minori senza il consenso dei genitori, una mamma denuncia pubblicamente il regista.

Qualche giorno fa sui social, pubblicamente, una mamma ha accusato Michelangelo Severgnini di aver utilizzato riprese dei suoi figli (bambini piccolissimi) nonostante lei avesse espressamente chiesto di non farlo. Ho controllato: i suoi bimbi sono davvero nel film!

Accuse molto gravi. Ricordo che utilizzare immagini di minori senza il consenso dei genitori è un reato per cui si può essere condannati alla reclusione da 6 mesi a 3 anni.

La mamma, in pubblico, accusa anche Severgnini di averle fatto delle “false promesse” nel 2019, per convincerla a partecipare al suo film. Che tipo di promesse? Aiutarla ad arrivare in Europa (suppongo legalmente). Se ciò fosse vero, saremmo all’assurdo: Severgnini spaccia la tesi del “i migranti in Libia non vogliono venire in Europa ma tornare a casa” e poi si offre di portarli in Europa??? Non so se è vero, ma sto ridendo da venti minuti.

Ho anche cercato di controllare le accuse mosse da Severgnini contro i migranti: in varie interviste a giornaletti e giornalacci riferisce che i migranti presenti nel suo film avrebbero ricevuto “telefonate anonime in cui si propongono soldi in cambio di false accuse al regista e in alternativa ricevono minacce”. Ho chiesto a Severgnini i nomi di chi avrebbe ricevuto queste telefonate, ma non ha voluto fornirli. Ho però rintracciato da sola una persona – presente nella parte tunisina del film – che asserisce che le telefonate sarebbero arrivate da… Severgnini, che chiedeva insistentemente (anche per iscritto) un video in sua difesa.

Su tutto sto facendo altre indagini e vi aggionerò.

Aggiornamento 7 maggio 2023:

I rifugiati e le rifugiate che hanno denunciato la violazione dei propri diritti da parte del film “L’urlo” mi hanno detto che stanno facendo causa. Ho offerto loro la mia totale collaborazione nelle indagini.

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Questo articolo ha 34 commenti

  1. Donata

    Ero presente alla proiezione a Napoli e ringrazio i responsabili delle ong che hanno protestato e fatto bloccare la proiezione e sono riusciti a smascherare un progetto di comunicazione e persuasione falso sulla situazione dei migranti.

    1. sarita

      Grazie della testimonianza, Donata.
      Io non c’ero e non sapevo nulla della proiezione, altrimenti sarei andata e avrei raccontato tutto questo

    2. Pietro

      Articolo ignobile.

      1. sarita

        … scrisse l’anonimo Pietro che ha lasciato la mail di un sito inesistente. Perché non ci dici chi sei? Così sembri un troll.

  2. Marzia Gnan

    Inaudito ciò che escogitano x stravolgere e denigrare una verità che’ chiara a tutti ,non sono persone sane ,sono malati di crudeltà

    1. sarita

      Sì, Maria, lo penso anche io.

  3. Simone

    Grazie per questo articolo, per questa indagine approfondita.

    1. sarita

      Grazie a te per averla letta Simone.
      La questione non si chiude qui. Noi del JLproject stiamo aiutando le vittime e le stiamo informando su come far valere i propri diritti legali.

  4. Francesco

    In effetti bloccare una proiezione invece che aspettare la sua fine per poi magari
    discuterne con gli autori è uno straordinario omaggio alla libertà e alla civiltà.
    Si direbbe che sia successo questo perché non c’ erano argomenti validi da parte vostra per un successivo dibattito come dimostra questo tuo penoso articolo.
    Quando, come molte stime prospettano, di migranti ne arriveranno 70.000 al giorno (25 milioni l’anno) voglio vedere da che parte vi schiererete voi altri fanatici immigrazionisti.

    1. sarita

      Carissimo Francesco
      forse non hai letto l’articolo o forse non lo hai capito. Non sono argomenti, sono fatti. E molto gravi: i rifugiati stanno denunciando che il film ha utilizzato i loro video, le loro voci e i loro volti in modo non legittimo e non legale. La casa di produzione, che ho interpellato PRIMA di scrivere questo articolo, è rimasta muta e non ha chiarito. Se conosci Severgnini, come credo, puoi chiedere a lui se ha le licenze del materiale che ha usato? Mi faresti un grande favore.

      Vedi, la ibertà di espressione va difesa, ma non quando spaccia tesi false (L’urlo è un falso clamoroso) e non quando viola i diritti degli altri. In Italia per fortuna ci sono delle leggi e vanno rispettate.
      Se qualcuno prendesse senza il tuo consenso la tua foto dal tuo profilo Facebook per fare, che sò, un film che spacci per vera la tesi che tutti quelli che si chiamano Francesco sono ignoranti… come ti sentiresti? Penso che faresti causa. E faresti bene. Farebbero anche bene i festival a non proiettare un film così, falso in generale e che viola i tuoi diritti in particolare.

      Riguardo all’ultima parte del tuo intervento e alle tue stime fantasiose… non posso non notare che Michelangelo Severgnini ha tanti nuovi supporter e amici. Ciò mi rasserena perché mi è sempre sembrato un po’ solo. Ha lavorato tanto in questi anni e ora si merita tutti voi.

      1. roberto

        European University Institute non poduce dati affidabili essendo finanziata dalla Open Society di Soros, ok sulle liberatorie ma nel merito le dichiarazioni non vengono smentite, comunque se si è in grado di argomentare non si ricorre alla censura, su questo non c’è discussione penso.

        1. sarita

          Le mie fonti sono più che attendibili perché sono gli stessi autori dei video che Michelangelo Severgnini ha usato senza liberatoria e MANIPOLATO per costruire un falso film. Non migranti scelti a caso ma ESATTAMENTE gli autori del materiale illecitamente utilizzato.
          Sono stata perfettamente in grado di argomentare e ricostruire il metodo con cui Severgnini ha falsificato la realtà. Ripeto: i rifugiati in Libia NON volevano e NON vogliono tornare a casa loro (come sostiene falsamente Severgnini) e protestavano proprio per questo, perché IOM aveva proposto loro rimpatri invece che evacuazioni in paesi sicuri.
          Utilizzare il video girato da qualcun altro è illegale, utilizzarlo per falsificare la realtà è ignobile. Farci dei soldi (nella proiezioni de L’urlo c’è sempre qualcosa che il pubblico paga + la regione Sicilia ha dato 15 mila euro di soldi pubblici) cos’è?
          Strilli alla censura per giustificare atti illegali e ignobili.
          In ogni caso i rifugiati sono passati alle vie legali e quindi sarà un giudice a stabilire se MS poteva o non poteva usare i video, se poteva o non poteva usarli in quel modo, se poteva o non poteva farci dei soldi e a stabilire eventuali pene e risarcimenti per regista e produttore.

  5. Giuseppe

    Grazie per questa inchiesta Sarita! e Grazie a tutte, e a tutti quelli che vi hanno collaborato!

    1. sarita

      Grazia a te Giuseppe!!!

  6. Paolo Gavioli

    Carissima Sarita, apprezzo il tuo sforzo nel ricercare nei dettagli che cosa non “va bene” in questo docufilm. Un urlo però non è fatto di dettagli è un gesto di disperazione che vuole richiamare l’attenzione. Io il film non ho ancora potuto vederlo e ne sono molto curioso. Di Severgnini ho visto “il cielo sopra Bengasi” di cui consiglio la visione. Il tuo articolato articolo l’ho letto ma il focus che mi rimane dalle tue parole sono i vizi, le azioni illegali, le testimonianze mal interpretate ma di quante persone ? quante ne sono passate per quei lager ? E siamo proprio sicuri che nessuno tornerebbe a casa propria ? Io ho conosciuto alcune persone qui a Rovigo che ho personalmente aiutato che hanno fatto “l’attraversata”. Nonostante la confidenza in mesi di frequentazione sono restii a raccontare la loro storia di immigrati dall’inizio – leggo la paura nei loro occhi e quindi lascio spazio alla discrezione e cerco come loro di guardare avanti.
    Possiamo dire che Tripolitania con le milizie armate dagli occidentali , con un governo non riconosciuto dalla popolazione libica, che invece ha votato il governo che ha sede a Bengasi sia tutta una balla ?
    Possiamo dire che l’Italia l’UE e la Nato riconoscono un governo messo su da loro, finanziato da loro e non riconosciuto dal popolo libico ?
    Possiamo dire che l’immigrazione ed il petrolio sono in mano alle milizie di Tripoli ?
    Possiamo dire che se fosse ripristinata una reale democrazia (espressione del popolo) in Libia si potrebbe parlare diversamente di immigrazione di forniture di petrolio gas eccetera e potrebbero nascere democraticamente scambi bilaterali tra i paesi del mediterraneo ?
    Da quel poco che ho visto queste sono le domande a cui tenta di porre luce Severgnini.
    E’ chiaro che non ha posto soluzioni e non ha sfornato ideologie, ma solo quelli che secondo Lui sono fatti politicamente avvenuti.
    Il ruolo delle ONG è difficile da derimere con certezza. E’ da tempo che girano su YouTube video che dimostrano con tracciamenti GPS il tragitto delle varie navi di salvataggio, che ripercorrono decine di volte le stesse rotte per fermarsi negli stessi punti ! Certo non li biasimo per salvare delle persone, ma nello stesso tempo, (l’altra faccia della medaglia), fanno da staffetta ai trafficanti (che sono protetti dalle milizie che l’UE finanzia).

    1. sarita

      Buongiorno Paolo
      parto dalla fine: non ci sono connessioni tra ONG e trafficanti. E’ una nota e vecchia bufala diffusa dai sovranisti e recepita da quegli italiani che scrivono cose senza saperle e parlano di film che non hanno mai visto. Sono persone non minimamente interessate ad approfondire che preferiscono ripetere le bufale di gente come Michelangelo Severgnini e Francesca Totolo.
      Se ti fossi sprecato a leggere il mio blog prima di pubblicare il tuo commento, sapresti che sono anni che studio e approfondisco ciò che accade lungo la rotta libica. Sapresti cose abbastanza ovvie ma a te sconosciute, come ad esempio che le rotte dei migranti nel Mediterraneo sono spesso le stesse per il semplice fatto che si parte sempre dagli stessi porti libici e si punta, alternativamente, su Lampedusa o su Malta. Lo sa perfino Frontex, se guardi le rotte dei droni e degli aerei spia di Frontex vedi che fanno sempre gli stessi giri e virano negli stessi punti: dobbiamo dedurre che Frontex sia d’accordo con i trafficanti?
      Ti invito, comunque, a fare nomi di ONG coinvolte con i trafficanti, se ne sei convinto. E di postare prove serie, non video su youtube. Non fare come Michelangelo Severgnini, che evita di nominarle per liberarsi dall’impaccio di dover fornire prove che non ha e dell’affrontare doverose querele per diffamazione. Usciamo da questa viltà, coraggio!
      Riguardo al film di Severgnini, “L’urlo”, ti invito a vederlo prima di scriverci su. Severgnini lo sta proiettando in tutta Italia, violando i diritti legali e morali di tutti i rifugiati che gli hanno chiesto di togliere le loro facce e le loro voci dal film. Ti invito a vedere questo brutto e falso film che non parla della condizione dei rifugiati in Libia ma solo di lui, Michelangelo Severgnini, inquadrato in continuazione, pure quando urla. Il film, come ho spiegato, è un falso clamoroso ed è anche esteticamente molto molto brutto. E’ quel genere di film che i sovranisti difendono ma che non hanno la voglia di vedere. Il che, li definisce bene.

      PS Su questo blog i commenti devono essere approvati perché sono responsabile delle cazzate che voi utenti scrivete.

  7. Paolo Gavioli

    Capisco, ma non hai sfiorato nemmeno una delle domande che ti ho posto – meritano risposte ? Secondo me (da disinformato quanto vuoi) l’origine del problema sta nel colpo di Stato che è avvenuto in Libia. I migranti sono “effetti collaterali” di un meccanismo molto più grande che punta al petrolio.
    Come leggi la storia Libica degli ultimi 15 anni ?
    Mi interessa molto il Tuo punto di vista al proposito ( puoi anche indicarmi dove posso andare a leggerlo o se hai scritto articoli)
    grazie

    1. sarita

      Non ho risposto alle domande off topic perché spostano l’argomento di questo articolo, che è il FALSO film di Severgnini.
      Ho scritto comunque moltissimo sul sistema di schiavitù basato sulla razza che è alla base del sistema economico tripolitano (e che l’Italia favorisce, finanzia e addirittura rifornisce di manodopera schiava). Vai nella sezione https://saritalibre.it/emergenza-migranti-in-libia/ e trovi tutto.

      Qui il problema è uno: lo sfruttamento e la manipolazione del materiale e del pensiero dei rifugiati da parte di un film – L’urlo – peraltro finanziato con soldi pubblici.
      Non hai scritto una riga su questo. Come mai? I rifugiati che hanno prodotto i video utilizzati senza consenso da Severgnini hanno il diritto di diffidarlo e di sparire da questo brutto film. Non sei d’accordo?
      Non ti sembra quantomeno strano che Severgnini, che si vanta di parlare per i migranti, stia ricevendo diffide dagli stessi migranti che si vedono nel suo film?

  8. Paolo Gavioli

    Sarita, dopo tutto ciò che hai fatto (da quel che ho visto nella sezione) come non prendere alla lettera le tue parole !
    Hai tutta la mia stima per il tuo lavoro. E condivido la sintesi politica che hai tratto sui nostri (purtroppo) parlamentari. Alle ultime elezione ho votato Sara Cunial (Vita) anche Lei mi sembra una donna caparbia.
    Purtroppo il film non l’ho visto ( e non so come fare per reperirlo on line) , e quindi rischio di parlare senza cognizione di causa.
    Rimando le mie osservazioni a visione avvenuta.
    Nel frattempo continuo a leggere il tuo materiale.
    Ciò che conta (per tutte le persone veramente partecipi alla fine di questa tragedia) è che questa schiavitù termini il prima possibile.
    Come ti ho accennato ho conosciuto una famiglia che ha fatto l’attraversata. L’ho incontrata ieri. Famiglia marocchina trasferita in Libia per lavoro(circa 12 anni fa). Avevano una bella casa, un’auto, un lavoro… la loro vita. Poi loro dicono “la guerra”, (invece io lo chiamerei il colpo di stato organizzato da UE e Americani). In un attimo si sono trovati, senza nulla e soprattutto senza sapere cosa fare. Avrebbero potuto tornare in marocco ma invece hanno rischiato l’attraversata e tutte le conseguenze per arrivare fino a quel traguardo. Ci sono voluti anni dallo scoppio della guerra alla loro attraversata (avvenuta nel 2021).

    1. sarita

      Per far terminare il regime di schiavitù bisogna EVACUARE I RIFUGIATI IN LIBIA IN PAESI SICURI (Europa o Canada) e dare la possibilità alla gente di poter viaggiare e vivere dove vuole.

  9. Paolo Gavioli

    Al proposito ho appena letto un articolo apparso su “internazionale” del 2017. Spiega molto bene gli accordi che fece Minniti con “la mafia locale” (non saprei come definire quei criminali) per trattenere i profughi in Libia……
    Suppongo che volessi dire che … bisogna FAR evacuare i rifugiati DALLA Libia e garantire loro il trasporto in paesi sicuri.
    Sono anni che seguo ed aiuto immigrati ma l’Europa può essere considerato un posto dove vengono garantiti i diritti degli immigrati ? (Rispetto a molti altri paesi di sicuro vi è una parvenza di legalità, ma nella sostanza : documenti, permessi, riconoscimenti, inserimento nel mondo del lavoro siamo sempre in una giungla un sentiero sempre molto in salita) – Situazioni che anche Tu avrai avuto modo di conoscere – Ciao

    1. sarita

      “Mafia locale” o “Mafia libica” sono termini esatti per definire i soggetti con cui prima Marco Minniti e poi Matteo Salvini (e poi tutti gli altri ministri, nessuno escluso) hanno fatto accordi.
      L’Europa è un continente dove ameno certi diritti sono di tutti (ad esempio il diritto di poter avere un avvocato e far causa a Michelangelo Severgnini 🙂 ), quindi credo sia il posto giusto dove evacuare i rifugiati che ora sono in Libia.
      Il sistema di accoglienza europeo non è certo perfetto, ci sono parecchie pecche. Però – ti devo dire – nell’ultimo anno ho seguito l’integrazione nel sistema SAI italiano di un centinaio di rifugiati arrivati dalla Libia e nel complesso ha funzionato tutto bene. Assistenti sociali, medici, psicologi hanno fatto un gran lavoro per riportare alla vita queste persone. Leggi qualcuno dei miei articoli della sezione BENACCOGLIENZA.

  10. Artur Severi Bilov

    Faccio notare due piccoli refusi:

    La 2 tesi (FALSE) di Michelangelo Severgnini [LA al posto di LE]

    (Libero, Il primato nazionale. Byoblu, L’antidiplomatico, Il secolo) [Il punto al posto della virgola]

    1. sarita

      Grazie mille per il lavoro di editing. Correggo i refusi 🙂

  11. Gianluca

    Cara Sarita, grazie di avere spiegato argomentando in modo serio il perché il film di Severgnini (che in pochissimi hanno potuto vedere, per i noti motivi) vada preso con molta cautela, sia che l’autore fosse in buona fede oppure no.
    Fin dall’episodio di Napoli, ho cercato più volte informazioni in Rete sperando di trovare spiegazioni del comportamento delle ONG (che sospettavo essere comprensibile e probabilmente condivisibile), ma l’unica fonte che ho trovato sei stata tu (a parte un articoletto un po’ evasivo sull’edizione torinese del Corriere).
    Non riesco a capire perché nessun altro si sia preso il disturbo di argomentare una critica nel merito del film (ovviamente a suo favore si sono subito schierate tutte le destre per sciacallaggio).

    1. sarita

      Ciao Gianluca,
      fa piacere che tu abbia apprezzato il mio lavoro di inchiesta.
      Anche io, all’inizio, non capivo perché nessun giornale serio avesse spiegato le motivazioni della contestazione del film a Napoli. L’unico articolo uscito sul Corriere ed Torino, a firma di Davide Ferrario, non si addentrava minimamente nella questione, anche perché Ferrario non aveva visto il film.
      Poi, parlando con alcuni giornalisti, ho capito che, semplicemente, il film L’urlo non interessa. Michelangelo Severgnini non gode di credito in ambienti cinematografici e tantomeno in ambienti legati all’attivismo sull’immigrazione. Non recensiscono i suoi film come non recensiscono i video su tiktok. Mi stupisce piuttosto che non se ne sia occupato qualche sito di fact-checking come Bufale.net.

      A me, comunque, l’argomento continua a interessare, perché tocca sul vivo i diritti dei migranti e perché mi dà molto fastidio che vengano diffuse bufale sulle proteste dei rifugiati in Libia.
      A proposito, un’altra grossa bufala è la “difficoltà di vedere questo film”. NON E’ AFFATTO DIFFICILE VEDERLO! Nell’ultimo mese L’urlo è stato proiettato ovunque, quasi tutte le sere. Decine di circoli sovranisti ne organizzano proiezioni. Nonostante i rifugiati abbiano chiesto di rimontare il film e togliere tutti i loro materiali, il regista lo mostra integralmente. Nonostante il produttore abbia ricevuto diffide dagli avvocati dei rifugiati presenti nel film, L’urlo viene proiettato in tutta Italia.
      L’urlo è stato girato nel 2019. Non è stato proiettato prima e non è andato nei festival perché è un prodotto cinematograficamente mediocre, non perché si intendeva censurarlo.

  12. Gianluca

    E’ vero, il film è proiettato in molti posti ora (probabilmente un primo risultato raggiunto dal film con l’apparire come povera vittima di censura).
    Quel che fa rabbia non è tanto che se lo guardino dei sovranisti o simili, già pienamente convinti che i migranti vadano rispediti “a casa loro”, ma che raggiunga anche realtà apparentemente meno becere:
    https://mantovauno.it/cultura-e-spettacolo/la-situazione-della-libia-raccontata-dal-film-lurlo-di-michelangelo-severgnini/

  13. Francesco Zirollo

    Ho letto tutto d’un fiato disinteressandomi solo all’autore od autrice del testo.

    Bene, io ho veramente poco da dire, se non esternare di essere grato dell’esistenza di persone così seriamente appassionate, ed impegnate nel diffondere la verità.

    Severgnini è un soggetto pietoso, squallido, infimo.

    1. sarita

      Caro Gianluca
      grazie mille per la tua segnalazione, l’ho trasmessa agli avvocati delle persone che stanno facendo causa al film.
      Nell’articolo c’è un’intervista a Oyiza, una ragazza che SI TROVA IN NIGERIA. “Ho visto il film” dichiara.
      Come ha fatto a vedere in Nigeria un film “censurato e bloccato”?

  14. Carlo

    buongiorno, sfortunatamente non ci sono le date degli “aggiornamenti”, quindi non si capisce allo stato attuale delle cose come proceda la situazione, insomma, lo stesso Severgnini ha pubblicato di recente altro materiale per corroborare la sia tesi (non posto qui per non spammare). Ringrazio in anticipo.

    1. sarita

      Ciao Carlo
      ti aggiorno io: I rifugiati e le rifugiate che hanno denunciato la violazione dei propri diritti da parte del film “L’urlo” mi hanno detto che stanno facendo causa. Ho offerto loro la mia totale collaborazione nelle indagini.
      PS Cosa ha pubblicato Severgnini?

  15. Carlo

    il video è su yt, si trova cercando:
    La migrazione vista e raccontata dall’Africa: tutta un’altra storia
    Le menzogne delle ONG smontate una a una. Parla Oyiza, una ragazza nigeriana tornata in Nigeria

    Intervista di Michelangelo Severgnini
    (non metto link sempre per questioni di spam)

    1. sarita

      Grazie Carlo
      la vera menzogna è quella del “i migranti in Libia vogliono tornare a casa” e del “è bello tornare a casa”. IOM è un’agenzia dell’ONU che mi auspico un giorno finisca davanti alla Corte penale dell’Aja per quello che fa. Guarda come ha rimpatriato in Sudan i rifugiati.

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