In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Set 022019
 

Ieri UNHCR ha indetto un meeting nel suo GDF (Gathering and Departure Facility) di Tripoli, nel quale ha comunicato l’atroce notizia ai rifugiati: “Dovete uscire da qui”.

Accade a Tripoli, in Libia.

Fortunatamente, alcuni ospiti del GDF sono riusciti a filmare il meeting e a diffondere online il video. La visione è sconcertante.

https://twitter.com/SAIBI2001/status/1168163669257203712

My name is Lucy and I work for UNHCR Libia” esordisce, in inglese tradotto poi in arabo, una incaricata di UNHCR. L’interprete, addirittura, chiede alla platea di rifugiati un bell’applauso per Lucy e lei ride contenta.

Contenta per cosa?

Nessuno applaude, ci mancherebbe. La platea è composta dai sopravvissuti all’inferno e alle bombe di Tajoura. Non c’è proprio nulla da ridere. Soprattutto considerato ciò che avviene dopo.

Lucy continua con una precisazione: chi è stato portato al GDF da UNHCR non deve rimanere al meeting. La riunione è soltanto per chi è entrato al DGF per suo conto.

Ovvero i sopravvissuti al bombardamento del lager di Tajoura del 1 luglio 2019.

La loro storia. UNHCR la conosce? Io sì.

Chi è sopravvissuto al bombardamento nel lager di Tajoura, con ferite fisiche e psicologiche indicibili, ha aspettato per 5 giorni l’arrivo di UNHCR.

Dopo 5 giorni UNHCR è arrivato ma ha detto che poteva al massimo evacuare solo 70 persone su 700, incurante, tra l’altro, che nel lager mancassero cibo, acqua, medicine e corrente elettrica.

I rifugiati hanno iniziato una protesta. Le terribili guardie di Tajoura (famose per le torture e le uccisioni arbitrarie di rifugiati) si erano allontanate dal lager temendo un secondo bombardamento. Tajoura era da tempo un noto obiettivo militare e il bombardamento del 1 luglio non era il primo.

Qualche giorno dopo l’abbandono di UNHCR, almeno la metà dei rifugiati, accampati nel piazzale del lager, ha deciso di scappare tutti assieme e raggiungere a piedi il GDF a Tripoli.

L’esodo a piedi è stato faticoso e pericolosissimo, ma l’unione fa la forza e il fiume umano è riuscito a sfuggire alle bombe e ai trafficanti di uomini.

Sono arrivati a Tripoli, davanti al GDF, che è il centro UNHCR dove vengono ospitati rifugiati in attesa di evacuazione. Un posto dove si dorme in terra, ma c’è assistenza medica e non ci sono omicidi e torture.

 Lì hanno implorato UNHCR: “Fateci entrare!”, ma UNHCR ha detto NO.

I rifugiati allora si sono accampati davanti al GDF. “Noi da qui non ce ne andiamo” hanno detto e dopo qualche tempo, forse anche a causa del clamore mediatico, UNHCR ha capitolato e li ha fatti entrare.

Quanti sono e chi sono.

Che sono 442 persone. Praticamente TUTTE di nazionalità che hanno diritto alla protezione internazionale. UNHCR le aveva abbandonate (non uso a caso questo termine) a Tajoura. Moltissime erano lì dal 2017.

Ho una lista:

– 170 cittadini del Sudan

– 142 cittadini dell’Eritrea

– 100 cittadini della Somalia

– 13 cittadini del Sud Sudan

– 8 cittadini dell’Etiopia

– 3 cittadini dello Yemen

– 3 cittadini della Palestina

– 1 cittadino della Siria

– 2 cittadini della Nigeria

Ma torniamo al meeting di UNHCR

Le risate degli impiegati UNHCR

Lucy, leggermente delusa per non aver ricevuto lo sperato applauso, spiega che i sopravvissuti al bombardamento NON SONO parte del processo di identificazione ed evacuazione di UNHCR. Del resto lei l’ha detto tante e tante volte: i posti per l’evacuazione sono davvero limitati. Entrando al GDF, i sopravvissuti di Tajoura hanno sbagliato iter. Ora devono uscire dal GDF perché, tanto, non verranno mai evacuati rimanendo qui.

Un bell’applauso per Lucy e per UNHCR!

No. I 442 rifugiati tacciono.

Noi, però, non dobbiamo tacere e dobbiamo denunciare con ogni mezzo questa atrocità.

Ricordo che queste persone arrivano dal lager di Tajoura. Lì hanno subito anni di torture, stupri, lavori forzati, hanno visto morire i loro amici, uccisi a colpi di pistola dalle guardie, sono stati mandati a combattere in guerra, hanno patito la fame e la sete. Tutto questo è (ancora) il lager di Tajoura.

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Aggiornamento – 4 settembre 2019

Al GDF oggi hanno convocato un nuovo meeting per i sopravvissuti al bombardamento di Tajoura. Questa volta hanno vietato i telefoni cellulari, per evitare che venisse diffuso il video di ciò che UNHCR ha detto loro.

Sul nuovo meeting ho però il racconto dei rifugiati, i quali riferiscono che a parlare, accanto a Lucy di UNHCR, c’era stavolta anche un delegato del Ministero dell’Interno libico.

Hanno detto che domani i rifugiati dovranno uscire dal GDF.

Il Ministero dell’Interno libico ha offerto loro 2 possibilità:
1) rimpatrio nel paese di origine
2) tornare in un lager

Uno dei rifugiati che UNHCR ha abbandonato è ormai un mio caro amico. Nel suo paese di origine c’è una guerra e le milizie hanno ucciso tutta la sua famiglia. Lui solo si è salvato ed è riuscito a scappare. E’ stato catturato nel Mediterraneo dalla cosiddetta guardia costiera libica, era il 2017. E’ stato deportato a Tajoura, dove ha subito torture indicibili, ha dovuto fare lavori forzati e combattere forzatamente in guerra. Ha sofferto la fame e la sete e, soprattutto, la paura.
Cosa dovrebbe fare secondo voi? Tornare a morire nel suo paese natio o tornare a morire a Tajoura?

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