Ieri UNHCR ha indetto un meeting nel suo GDF (Gathering and Departure Facility) di Tripoli, nel quale ha comunicato l’atroce notizia ai rifugiati: “Dovete uscire da qui”.

Accade a Tripoli, in Libia.

Fortunatamente, alcuni ospiti del GDF sono riusciti a filmare il meeting e a diffondere online il video. La visione è sconcertante.

My name is Lucy and I work for UNHCR Libia” esordisce, in inglese tradotto poi in arabo, una incaricata di UNHCR. L’interprete, addirittura, chiede alla platea di rifugiati un bell’applauso per Lucy e lei ride contenta.

Contenta per cosa?

Nessuno applaude, ci mancherebbe. La platea è composta dai sopravvissuti all’inferno e alle bombe di Tajoura. Non c’è proprio nulla da ridere. Soprattutto considerato ciò che avviene dopo.

Lucy continua con una precisazione: chi è stato portato al GDF da UNHCR non deve rimanere al meeting. La riunione è soltanto per chi è entrato al DGF per suo conto.

Ovvero i sopravvissuti al bombardamento del lager di Tajoura del 1 luglio 2019.

La loro storia. UNHCR la conosce? Io sì.

Chi è sopravvissuto al bombardamento nel lager di Tajoura, con ferite fisiche e psicologiche indicibili, ha aspettato per 5 giorni l’arrivo di UNHCR.

Dopo 5 giorni UNHCR è arrivato ma ha detto che poteva al massimo evacuare solo 70 persone su 700, incurante, tra l’altro, che nel lager mancassero cibo, acqua, medicine e corrente elettrica.

I rifugiati hanno iniziato una protesta. Le terribili guardie di Tajoura (famose per le torture e le uccisioni arbitrarie di rifugiati) si erano allontanate dal lager temendo un secondo bombardamento. Tajoura era da tempo un noto obiettivo militare e il bombardamento del 1 luglio non era il primo.

Qualche giorno dopo l’abbandono di UNHCR, almeno la metà dei rifugiati, accampati nel piazzale del lager, ha deciso di scappare tutti assieme e raggiungere a piedi il GDF a Tripoli.

L’esodo a piedi è stato faticoso e pericolosissimo, ma l’unione fa la forza e il fiume umano è riuscito a sfuggire alle bombe e ai trafficanti di uomini.

Sono arrivati a Tripoli, davanti al GDF, che è il centro UNHCR dove vengono ospitati rifugiati in attesa di evacuazione. Un posto dove si dorme in terra, ma c’è assistenza medica e non ci sono omicidi e torture.

 Lì hanno implorato UNHCR: “Fateci entrare!”, ma UNHCR ha detto NO.

I rifugiati allora si sono accampati davanti al GDF. “Noi da qui non ce ne andiamo” hanno detto e dopo qualche tempo, forse anche a causa del clamore mediatico, UNHCR ha capitolato e li ha fatti entrare.

Quanti sono e chi sono.

Che sono 442 persone. Praticamente TUTTE di nazionalità che hanno diritto alla protezione internazionale. UNHCR le aveva abbandonate (non uso a caso questo termine) a Tajoura. Moltissime erano lì dal 2017.

Ho una lista:

– 170 cittadini del Sudan

– 142 cittadini dell’Eritrea

– 100 cittadini della Somalia

– 13 cittadini del Sud Sudan

– 8 cittadini dell’Etiopia

– 3 cittadini dello Yemen

– 3 cittadini della Palestina

– 1 cittadino della Siria

– 2 cittadini della Nigeria

Ma torniamo al meeting di UNHCR

Le risate degli impiegati UNHCR

Lucy, leggermente delusa per non aver ricevuto lo sperato applauso, spiega che i sopravvissuti al bombardamento NON SONO parte del processo di identificazione ed evacuazione di UNHCR. Del resto lei l’ha detto tante e tante volte: i posti per l’evacuazione sono davvero limitati. Entrando al GDF, i sopravvissuti di Tajoura hanno sbagliato iter. Ora devono uscire dal GDF perché, tanto, non verranno mai evacuati rimanendo qui.

Un bell’applauso per Lucy e per UNHCR!

No. I 442 rifugiati tacciono.

Noi, però, non dobbiamo tacere e dobbiamo denunciare con ogni mezzo questa atrocità.

Ricordo che queste persone arrivano dal lager di Tajoura. Lì hanno subito anni di torture, stupri, lavori forzati, hanno visto morire i loro amici, uccisi a colpi di pistola dalle guardie, sono stati mandati a combattere in guerra, hanno patito la fame e la sete. Tutto questo è (ancora) il lager di Tajoura.

Unisciti al JLProject in questa lotta.

Aggiornamento – 4 settembre 2019

Al GDF oggi hanno convocato un nuovo meeting per i sopravvissuti al bombardamento di Tajoura. Questa volta hanno vietato i telefoni cellulari, per evitare che venisse diffuso il video di ciò che UNHCR ha detto loro.

Sul nuovo meeting ho però il racconto dei rifugiati, i quali riferiscono che a parlare, accanto a Lucy di UNHCR, c’era stavolta anche un delegato del Ministero dell’Interno libico.

Hanno detto che domani i rifugiati dovranno uscire dal GDF.

Il Ministero dell’Interno libico ha offerto loro 2 possibilità:
1) rimpatrio nel paese di origine
2) tornare in un lager

Uno dei rifugiati che UNHCR ha abbandonato è ormai un mio caro amico. Nel suo paese di origine c’è una guerra e le milizie hanno ucciso tutta la sua famiglia. Lui solo si è salvato ed è riuscito a scappare. E’ stato catturato nel Mediterraneo dalla cosiddetta guardia costiera libica, era il 2017. E’ stato deportato a Tajoura, dove ha subito torture indicibili, ha dovuto fare lavori forzati e combattere forzatamente in guerra. Ha sofferto la fame e la sete e, soprattutto, la paura.
Cosa dovrebbe fare secondo voi? Tornare a morire nel suo paese natio o tornare a morire a Tajoura?

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