In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Nov 212019
 

codice esterno UNHCR Libia

UNHCR convince i rifugiati ad accettare il “codice esterno”, che equivale alla condanna “fine Libia MAI”.

“Le parole sono importanti”, avvisava Nanni Moretti. Aveva ragione. Nel mondo di oggi le parole sono armi. Feriscono. Uccidono. Specialmente quando vengono usate a cazzo di cane.

Stamattina cercavo un verbo per illustrare l’ennesima denuncia che ho fatto sulle inadempienze dello staff di UNHCR Libia. Bisogna essere precisi per raccontare l’odissea dei rifugiati in Libia, altrimenti la gente non la capisce.

Dovevo illustrare il metodo ultimamente in tendenza negli uffici di UNHCR Libia, un metodo subdolo e raffinato che utilizza parole. Ma parole false, edulcorate, che uccidono silenziosamente come un gas.

La mia reazione ai fatti abominevoli e alle parole false la conoscete: ritrovare le parole giuste e scriverle, scriverle a tutti.

Il verbo l’ho trovato subito, è “sbolognare“. Nel suo uso figurato di ” Mandare via, togliersi di torno una persona non gradita” ma anche e soprattutto di “Liberarsi di un oggetto di nessun valore, ricavandone o no un compenso“. Questo, a mio parere, sta facendo UNHCR con le persone in Libia: le tratta come oggetti, se ne libera, e se va bene ne trae anche un guadagno.

PREMESSA: il ruolo di UNHCR in Libia

Nei lager libici ci sono circa 5000 persone. Lo staff di UNHCR Libia è pagato per assisterle ed evacuarle.

Ma le evacuazioni avvengono con il gontagocce e UNHCR non rispetta le priorità:

UNHCR Libia usa una strategia comunicativa che tende ad annebbiare tutto questo. Diffonde foto come questa sotto, sul volo di evacuazione per Roma del 12 settembre 2019 , che fanno credere alla gente che stia salvando dei bambini.

Racconta storie come quella di Yousef, il bimbo somalo di 7 mesi nella foto. Occultando il fatto che Yousef era l’unico bambino sul volo di evacuazione e che gli altri bambini sono tutti ancora in Libia. (ne ho parlato qui)

Attivisti di tutto il mondo stanno denunciando carenze e corruzione nello staff di UNHCR Libia. La sede centrale di UNHCR sta svolgendo delle indagini sul suo stesso staff libico basandosi sulle denunce e sui dati, inequivocabili, che dimostrano, solo per farvi un esempio, che la mia amica Kissa, eritrea, è nel sistema di UNHCR Libia da 17 mesi e non è stata ancora evacuata.

Questi dati sono un problema per UNHCR Libia. Perché, appunto, sono inequivocabili.

“Codice interno” e “codice esterno”.

Il codice UNHCR è qualcosa di preziosissimo per i rifugiati. E’ il numero che li identifica e che li fa accedere alle liste di evacuazione e ricollocamento in paesi sicuri.

In Libia ci sono due tipi di codice:

  1. codice interno, per chi è detenuto nei lager libici
  2. codice esterno, per chi si trova in strada

Per qualche oscura ragione, in Libia chi ha un codice esterno NON viene evacuato.

Hanno codici esterni coloro che sono fuggiti dai lager libici in seguito a stupri, torture, mancanza assoluta di cibo, il bombardamento di Tajoura, la sparatoria di Qaser Bin Gashir ecc. ecc. ecc.

Codice esterno” vuol dire che il rifugiato vive per strada in Libia, che rinuncia all’ “assistenza” (qui, davvero, ci vogliono le virgolette!) offerta dai campi di concentramento libici e, in pratica, alla lista di evacuazione di UNHCR.

Insomma: chi ha il codice esterno non è più un problema di UNHCR e tanti saluti.

E’ per mantenere un codice interno che le persone resistono nei lager libici, che si lasciano torturare e stuprare per anni. Fuggire da un lager libico è possibile, si sfonda una finestra oppure si allungano 200 dollari alle guardie. I rifugiati non lo fanno per non perdere il codice interno, per mantenere la speranza di poter essere evacuati da UNHCR.

Qualche storia:

Ato Solomon è stato nel lager di Zintan per quasi un anno. Resisteva. Accanto a lui, sul pavimento, i suoi amici morivano di tubercolosi, ad uno ad uno. Le guardie cessarono di dare cibo ai rifugiati. Per non morire di fame e di TBC, il giovane Ato fuggì. A Tripoli si recò da UNHCR, che gli appioppò un inutile codice esterno. Fine Libia MAI. Unica speranza per lui: il mare. Ed è proprio quello che fece. LEGGI TUTTA LA STORIA DI ATO SOLOMON.

Kissa, le altre donne e i loro bambini erano a Triq al Sikka da quasi due anni. Mai evacuate da UNHCR. Subivano violenze di ogni tipo. Resistevano per non perdere il codice e la speranza. Qualche settimana fa hanno perso entrambi. Fine Libia MAI.

Il minorenne Sid e i suoi amici coetanei sono fuggiti da Zintan per non morire lì. Ora hanno un codice esterno. Sid è malato e abbandonato da UNHCR. Fine Libia MAI.

Il papà e la mamma della neonatina nata 3 mesi fa fuggirono da uno dei lager perché non veniva fornito loro alcun tipo di cibo. Lei avrebbe perso il bambino. Ora hanno un codice esterno e vivono per strada. Fine Libia MAI.

Ant fuggì da Tajoura per non essere ucciso dalle guardie che avevano appena torturato il suo amico. Ora ha un codice esterno, Fine Libia MAI, e sta cercando un barcone.

Ho già scritto che è UNHCR a spingere persone in mare. Rettifico questa affermazione.

Il “codice esterno”. Spieghiamo il nuovo metodo UNHCR per sbolognare rifugiati in Libia

Questo mese UNHCR ha distribuito centinaia di codici esterni a chi prima ne aveva uno interno.

I rifugiati nei lager libici, così, non sono più 5000, ma molti di meno.

Molte meno persone NON evacuate.

Il problema, per UNHCR Libia, è che la persona chiusa in un campo di concentramento deve “accettare” il passaggio all’esterno. Bisogna convincerla. Due settimane fa hanno convinto Kissa e le donne e i bambini di Triq al Sikka. Ieri hanno convinto 10 rifugiati nel GDF, tra cui 6 sopravvissuti al bombardamento di Tajoura.

Se ne sono anche vantati, con questo tweet:

Per convincerli hanno offerto “un sussidio in contanti di emergenza, abiti invernali, kit igienici e assistenza medica se necessario”.

Analizziamo le parole con cui UNHCR Libia comunica la notizia:

Today, 10 asylum-seekers hosted at the GDF since July’s Tajoura airstrike agreed to leave the overcrowded facility.

Usano “agree” (accettare) e ” overcrowded” (sovraffollato).

Insomma: una scelta dei rifugiati che risolve il sovraffollamento del GDF.

La verità è un’altra: questi ragazzi sono quelli che UNHCR vuole cacciare da mesi dal GDF. Oggi ci è riuscita.

Basta vedere le risposte al tweet.

Per esempio questa, scritta da un vero rifugiato:

Il “sussidio in contanti” sono pochi dinari, e finirà presto.

Il “sovraffollamento” del GDF ha un’unica causa: UNHCR non evacua più nessuno. La propagandata soluzione dei campi in Rwanda era solo, appunto, propaganda. Hanno fatto qualche volo, poi più nulla. E dire che con 3 voli di evacuazione si potrebbe svuotare il GDF anche oggi stesso!

La verità è che a questi ragazzi è stato detto da UNHCR Libia ciò che è stato detto a centinaia di persone, inclusi donne e bambini: “Non possiamo far nulla per te”. Fine Libia MAI.

Il codice esterno è una scopa con cui UNHCR Libia spazza i rifugiati sotto il tappeto del mar Mediterraneo.

I pochi dinari serviranno a queste persone per pagare una piccola parte del viaggio in gommone. Per molti sarà l’ultimo viaggio.

Tutti i miei articoli su UNHCR Libia

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  2 Commenti per “Il “codice esterno” UNHCR equivale alla condanna “Fine Libia MAI” ed è un metodo per sbolognare rifugiati.”

  1. Carissima, leggo spesso i tuoi articoli e le domande che mi pongo sono tante. Provo a sintetizzarle.
    – UNHCR, che da ignorante in materia ho sempre visto con favore, commette “nefandezze” perché è la “sezione” libica ad avere problemi o questi comportamenti sono generalizzati?
    – Perché non viene coinvolta l’ONU? Oppure anche questa organizzazione non può dare garanzie sufficienti?
    – Perché i tribunali internazionali (es. quello dell’Aia) non vengono anch’essi coinvolti, visto che siamo in presenza costante di gravissime violazioni di elementari diritti umani?
    Avrei molti altri perché da chiarire e trovo allucinante che il mondo “civile” non si faccia carico di situazioni assimilabili ai campi di concentramento e detenzione del terzo Reich. Aiutami a capire. Grazie.

    • Carissimo Aldo
      dovresti girare le tue domande a UNHCR (magari sarai più fortunato di me e riceverai una risposta).
      Ti rispondo, però, per ciò che so io.
      D – UNHCR, che da ignorante in materia ho sempre visto con favore, commette “nefandezze” perché è la “sezione” libica ad avere problemi o questi comportamenti sono generalizzati?
      RISPOSTA MIA: lo staff libico di UNHCR ha attualmente, a quanto mi dicono moltissime persone, seri problemi di CORRUZIONE. Ma questi comportamenti non sono nuovi in UNHCR. Casi analoghi sono avvenuti altrove. Uguali uguali. I dipendenti di UNHCR vendevano le ricollocazioni ai rifugiati (che ne avevano diritto gratis) anche in Kenya e in Sudan.
      D – Perché non viene coinvolta l’ONU? Oppure anche questa organizzazione non può dare garanzie sufficienti?
      R – Noi attivisti stiamo cercando di coinvolgere l’ONU. C’è anche da ricordare che la sede di UNHCR a Ginevra si sta impegnando in un’indagine interna sul suo staff libico. Vedremo…
      D – Perché i tribunali internazionali (es. quello dell’Aia) non vengono anch’essi coinvolti, visto che siamo in presenza costante di gravissime violazioni di elementari diritti umani?
      R – ti farà piacere sapere che noi attivisti abbiamo anche interpellato la Corte Penale Internazionale dell’Aja.

      Il problema degli organismi ufficiali è che si muovono molto lentamente.
      L’altro problema è quello che denuncio sempre e che, sì, hai individuato anche tu: la verità viene troppo spesso denunciata non dalle autorità, ma da persone normali che si sono messe a fare gli attivisti, come me e come tanti altri. Ci tocca fare i salti mortali per essere ascoltati. Passiamo ore e ore a scrivere dossier da inviare alle autorità. Andiamo nelle piazze con i nostri cartelloni. Siamo l’unica rete di sicurezza di un mondo che non funziona.
      Ecco, questa è la cosa più allucinante. E tu, di nuovo, l’hai scritta e l’hai letta qui, sul mio piccolo blog.

      Grazie per aver scritto. Grazie per essere uno di noi.

      Sarita

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