Rgowans ha fatto un errore ed è stato identificato: vendeva lampade vintage usando la stessa email con la quale scriveva a Frontex.

Inchiesta di JLProject

Al JLProject siamo quasi in 50 e da quando ci ha adottati Mediterranea Saving Humans diventiamo ogni giorno di più. Cinquanta persone comuni dedicano il proprio tempo libero alle indagini forensi pro bono per aiutare persone vittime di reati che vanno dai respingimenti collettivi illegali fino alle minacce online.

Dilettanti ci chiamano. E ci fa anche piacere, perché è una definizione che non respinge chi vuole unirsi a noi, e ci fa amaramente sorridere, perché non esiste un ciclo di studi ufficiale per chi si oppone al gigantesco sistema di catture e deportazioni illegali nei lager libici. L’autodidattica è l’unica formazione possibile: studiamo, impariamo, insegniamo.

In tanti si impara meglio e il sottogruppo “Hermione” di JLProject proprio questo fa: studia. Tra gli argomenti di studio che affronta c’è, da un po’ di tempo, l’account Twitter “Migrant Rescue Watch”: Rgowans.

Cos’è Rgowans

E’ un account Twitter che sistematicamente, dal 2017, distorce la realtà di ciò che accade in Libia e nel Mediterraneo propagandando la storia falsa di una guardia costiera libica buona che salva le persone e di ONG cattive in combutta con i trafficanti. Nega che nei lager del governo di Tripoli le guardie compiano torture, stupri e omicidi. Riceve materiale in diretta da tutte le milizie e guardie costiere libiche. Pubblica spesso foto e video che alterano la realtà, per esempio eliminando le immagini dei cosiddetti guardiacoste libici che sparano colpi di fucile sui gommoni e montando solo la parte in cui i passeggeri terrorizzati vengono recuperati dall’acqua. L’account pubblica anche materiale sensibile e riservato europeo, comprese foto aeree scattate dai droni di Frontex e documenti della Guardia Costiera Italiana. Per questo in Italia c’è stata un’interrogazione parlamentare che chiedeva anche di far luce sull’identità di Rgowans.

L’account Rgowans ha insultato pubblicamente don Mattia Ferrari e attacca sistematicamente tutti gli attivisti e i giornalisti che cercano di raccontare la verità sulla deriva dei diritti umani in Libia, primo tra tutti Nello Scavo. Poche settimane fa un giudice ha riconosciuto la rilevanza penale per i commenti rivolti a Don Mattia e ordinato nuove indagini.

Le forze dell’ordine italiane non hanno ancora rintracciato il proprietario dell’account.

Inizia l’indagine del JLProject

Il JLProject esprime solidarietà a don Mattia Ferrari e a Nello Scavo. Ma oltre alla solidarietà decide di fornire qualcosa di un po’ più pratico: cento occhi. Essendo in tanti, i volontari di JLP possono leggere tutti i sedicimilatrecentoottantacinque tweet pubblicati da Rgowans e ogni parola dei suoi innumerevoli blog.

Il collettivo si trova così di fronte testi in varie lingue (inglese, francese, italiano, tedesco…) e un nome, Rob Gowans, platealmente falso.

Inizialmente anche il JLProject, come molti giornalisti, crede che dietro Rgowans si nasconda un gruppo, composto da più persone di nazionalità diverse. Anonimi, cauti, irrintracciabili, al punto che neanche la polizia riesce ad individuarli. Ma da un’indagine più approfondita emerge un carattere comune, uno stile di fondo, sempre lo stesso, che porta il gruppo Hermione a ritenere che Rgowans sia una sola persona.

Ognuno ha una storia ed un passato. Cauti si diventa, non si nasce. Così il collettivo decide di studiare bene le prime cose pubblicate da Rgowans e riesce ad individuare due errori da lui compiuti, due tracce che si è lasciato dietro, probabilmente per inesperienza.

La prima traccia: l’email polacca

In uno dei primi blog su Blogspot, del 2017, Rgowans compie un grave errore: fa alcuni screenshot dal suo computer e dimentica di cancellare la barra superiore, quella dove compaiono i siti più visitati. Tra di essi compare sempre un gestore di posta elettronica polacco, @o2.pl.

“Cosa c’entra la Polonia?” si chiede il JLProject. Oltre alle 4 lingue individuate (inglese, francese, italiano, tedesco) ora compare anche una quinta: il polacco.

“Cosa c’è in Polonia?” si chiede il JLProject. E l’unica cosa che viene in mente, oltre i pierogi, è Frontex. Del resto sono tante le foto aeree scattate dai droni di Frontex pubblicate da Rgowans su Twitter. Ma, boh, magari è una coincidenza.

La seconda traccia: Protectio Servitium Integritas

Il secondo errore che fa Rgowans è mettere un motto nel suo vecchio blog del 2017: “Protectio Servitium Integritas” e, come se non bastasse, toglierlo nei blog più nuovi confermando l’importanza della traccia.

Protectio Servitium Integritas, oltre ad essere il motto di Rgowans, è anche il motto della Canada Border Services Agency.

“Il Canada? Un altro paese???”

Sì.

Il JLProject prende nota dei due errori. Prendetene nota anche voi, saranno interessanti in seguito.

La notte della svolta

Il JLProject opera spesso di notte, perché tutti i volontari di giorno lavorano o studiano.

Da un mese il gruppo è impegnato nella lettura dei documenti di Frontex pubblicati dai giornalisti indipendenti di Frag Der Staat e del OCCPR (Organized Crime and Corruption Reporting Project). Solo quelle che interessano al progetto (le operazioni di Frontex nel Mediterraneo centrale) sono migliaia di pagine. Impossibile leggerle, per una persona sola. Ma cinquanta persone possono farlo! Così leggiamo, spesso di notte, e troviamo cose importanti, come il database dell’operazione Themis, che dimostra che almeno 588 respingimenti illegali dal mare ai lager libici sono stati gestiti dal governo italiano e da Frontex.

Ore 01:46. Siamo svegli. Ci arriva un messaggio da Geco, uno dei volontari di JLProject, gruppo Hermione. Geco fa il volontario di notte perché di giorno lavora, ma il suo soprannome non ha niente a che vedere con i superpigiamini. Anche se, a questo punto, viene in mente che potrebbe lavorare in pigiama, non lo sappiamo. Ma sto divagando.

Geco scrive: “Forse l’ho trovato”.

Andiamo a vedere.

Ore 01:48. risposta di Sarita a Geco. “Cazzo. Sei un genio”.

Tra i documenti di Frontex che stava leggendo, Geco ha trovato una email che l’11 ottobre 2017 Rgowans ha spedito a Frontex.

La potete leggere qui

E’ una lunga email (16 pagine) con cui il gestore del blog “Migrant Rescue Watch”, cioè il blog di Rgowans fa una rassegna stampa sul caso Lifeline e altri. Nel documento compare ancora l’indirizzo email dal quale è stata spedita la segnalazione e un nuovo pseudonimo: Rbsorb.

Non crediamo ai nostri occhi: Frontex, che oscura tutto, ha dimenticato di oscurare l’indirizzo email di Rgowans!!!

Cento giornalisti e una procura cercavano Rgowans e la soluzione era lì, pubblicata su internet, alla portata di tutti. Potete anche smettere di leggere questa inchiesta: il mistero è risolto e lo stesso Rgowans ha rivelato chi è Rgowans. Questo perché…

Rgowans per scrivere a Frontex ha usato la stessa email che usava per vendere lampade vintage online.

Non ridete. Respirate.

Geco ha googlato l’email ed è subito apparso che l’indirizzo risulta appartenere a Robert, un venditore di lampade vintage e cimeli art decò su Flickr.

In pochi secondi Geco scopre anche che Robert nel 2012 scriveva su un blog di appassionati di Marina e lì vendeva vecchi cimeli della Marina canadese.

Ricordate il Canada? Beh, Geco lo ricorda e capisce di essere sulla strada giusta. Arriva agevolmente ad un nome e ad un cognome. Da lì è tutta discesa: profilo Facebook, account Linkedin, fotografie ecc.

E poi ci annuncia la sua scoperta. “Sono stato solo fortunato” dice al gruppo.

Ma… no. Non è fortuna, Geco non è inciampato in Rgowans camminando per strada, lo ha trovato alla centomillesima pagina letta dal collettivo, dopo sedicimilatrecentoottantacinque tweet analizzati… E’ sudore, non fortuna. E’ uno splendido appassionato lavoro di gruppo a cui, man mano, si unisce tutto il collettivo, in una notte in cui nessuno dorme.

Ci troviamo così di fronte alla foto dell’uomo che cerchiamo da mesi. Che effetto fa? Non lo sappiamo neanche noi.

Chi è Rgowans

Non vogliamo violare qui la privacy di Rgowans, anche se è un personaggio pubblico, un giornalista che pubblica di sua spontanea volontà la sua intera vita online, con tanto di foto, indirizzo, numeri di telefono, data di nascita, nomi e cognomi dei familiari. Crediamo che tutti abbiano diritto alla privacy, quindi racconteremo soltanto ciò che è importante – ed inquietante – dal punto di vista giornalistico e dal punto di vista della difesa dei diritti fondamentali delle persone di questo pianeta.

Il suo nome è Robert BXXXXX (ci mettiamo ben 5 x di omissis). Su uno dei tanti blog in cui vende oggetti datati spiattella i suoi dati personali: il sito internet www.nome-cognome.com e la sua email (la stessa che ha usato per scrivere a Frontex come gestore del blog Migrant Rescue Watch).

Tra le moltissime informazioni che Robert BXXXXX rende pubbliche su internet è importante sapere che è un giornalista e un ex vice capo della Guardia Costiera Canadese. Vive tra la Germania e la Polonia, è stato a Malta nel 2016, ha trascorso diverso tempo in Italia nel 2017 e 2018 e parla 6 lingue: inglese, italiano, tedesco, polacco, francese e sorbo.

Sono esattamente le cinque lingue che aveva individuato il JLP, più il sorbo. BXXXXX è o è stato un attivista sorbo della Lusazia. Lo pseudonimo  “rbsorb” che ha scelto per l’indirizzo email con cui scriveva a Frontex & vendeva lampade vintage vuol dire proprio questo: “Robert BXXXXX sorbo”.

BXXXXX pubblica vecchie fotografie: di lui modello sulla copertina di una rivista, di lui con la divisa della Guardia Costiera canadese e di lui, nel 2004, assistente di due europarlamentari (nella sua attività di assistente parlamentare si occupava delle rivendicazioni dei sorbi e usava un indirizzo email del gestore polacco @o2.pl).

Nell’estate 2017 BXXXXX è in Italia, su Facebook a giugno recensisce un albergo sul lago di Garda e ad agosto su un gruppo pubblico sostiene di essere un giornalista e un ex vice capo della Guardia Costiera Canadese.

In quel periodo su Facebook BXXXXX commenta articoli sulle migrazioni nel Mediterraneo e addirittura… cita il suo stesso blog.

Sul blog “Migrant Rescue Watch” compare, nella stessa estate 2017, il 21 luglio, uno screenshot fatto da un cellulare in cui l’autore Rgowans, ancora una volta, dimentica di cancellare la banda superiore. Si vede, chiaramente, il gestore telefonico: italiano.

Il JLProject ha compiuto analisi di comparazione testuale tra ciò che scrive Robert BXXXXX su Facebook e ciò che scrive “Rgowans” su Twittter e sul blog. Ha individuato diverse perifrasi peculiari ricorrenti in entrambi i profili.

La rete di contatti con miliziani e cosiddetti guardiacoste libici

Su Facebook BXXXXX mette like a contenuti della cosiddetta Guardia costiera libica e comunica pubblicamente con suoi membri. I suoi amici hanno le liste amici visibili e si può agevolmente ritrovare Robert BXXXXX tra le amicizie di tutti i miliziani e guardiacoste che hanno messo dei like o dei commenti ai suoi post.

Tra le amicizie di Robert BXXXXX su Facebook ci sono decine di miliziani e guardiacoste libici. Postano foto e video spesso truci. Moltissimi fanno parte degli equipaggi delle motovedette regalate dall’Italia alla Libia e sono stati addestrati in Italia.

In particolare, il JLProject ha studiato i post dei cosiddetti guardiacoste libici della motovedetta Sabratha 654 addestrati a Taranto nel 2017. Il giorno del loro diploma, Rgowans pubblicò una fotografia scattata dall’interno della Mariscuola di Taranto. La foto ha un punto di vista “interno”. Anche Rgowans era lì quel giorno?

Di sicuro c’erano i suoi amici libici su Facebook, che hanno pubblicato decine di fotografie scattate in aree militari italiane e addirittura una loro foto in posa sotto la  nave militare San Giorgio.

I tweet di Rgowans su Frontex

I volontari di JLProject Luna e Neville hanno fatto un lavoro eccezionale di analisi sui 16385 tweet pubblicati da Rgowans dal 2017 ad oggi e ci hanno restituito dati molto interessanti:

  • Su 16385 tweet, ben 5958 volte è citata o taggata Frontex.
  • Rgowans twitta anche in orario lavorativo. Luna e Neville hanno ordinato i tweet per giorno della settimana, tolto i festivi (sabato e domenica) e considerato l’orario normale lavorativo. Non sapevano, logicamente, quando Rgowans fosse in ferie, ma hanno comunque evidenziato 4076 (quattromilasettantasei) tweet che potrebbero essere stati scritti in orario di lavoro, di cui 2570 nominano Frontex.

Il JLProject non è riuscito ad appurare con certezza che lavoro faccia ora Rgowans e se twitti per lavoro o per diletto. Ma non può ignorare un fatto: esiste un Robert BXXXXX direttore del dipartimento data center di una società che detiene l’appalto dei sistemi informatici di controllo delle frontiere di Frontex. Speriamo tutti e con tutto il cuore che sia un omonimo.

E qui ci fermiamo, perché la materia si fa sempre più inquietante e dovrebbe essere affrontata da gente esperta, non da noi.

Conclusioni

All’alba della scoperta dell’identità di Rgowans, Mediterranea Saving Humans ha subito informato le autorità competenti, fornendo tutto ciò che il JLProject ha trovato.

Don Mattia Ferrari ha scritto queste parole: “Secondo il GIP, l’attacco che rgowans mi ha rivolto è un attacco alla dimensione morale, denigratorio della mia dignità, oggettivamente tale da espormi al pubblico e generale disprezzo. Mi indigna profondamente che questa persona in questi anni abbia pubblicato documenti top secret di apparati militari italiani ed europei e stia agendo come portavoce delle mafie libiche, ostentando e celebrando quotidianamente il loro operato criminale e umiliando i nostri fratelli e sorelle migranti. Siamo davanti a uno scandalo di portata epocale davanti al quale devono arrivare risposte. Chiediamo a tutte le istituzioni e tutti i cittadini di adoperarsi perché siano fatte verità e giustizia. Ringrazio sentitamente gli attivisti che hanno fatto questa scoperta. E garantisco che andremo fino in fondo, la nostra passione viscerale arriverà fino alla fine”.

Il JLProject adesso fa appello a tutti gli analisti e i giornalisti interessati ad approfondire questa inchiesta: prendetela e proseguite nelle indagini! Questo collettivo di (geniali) dilettanti è fiero di passarvi il testimone.

Se volete unirvi al JLProject, scrivete una mail a jlprojectmed@gmail.com. Per entrare nel collettivo NON sono richieste particolari abilità e neanche la conoscenza dell’art-decò.

Questo blog ha bisogno di aiuto, scopri perchè. Qui sotto trovi il link alla donazione con PayPal o carta. Sappi che il blog farà fruttare parecchio ogni euro che arriverà e ti renderà fiero di averlo donato.

Questo articolo ha 5 commenti

  1. Luciana Eugenia NEGRO

    Un grande lavoro
    Qualcuno ancora mette un argine alla deriva

  2. Maria Grazia

    E’ difficile riuscire a sovvertire lo stato securitario messo su da questa Europa serva della finanza e ostile a uno sviluppo sostenibile che ripartisce le risorse tra occidente e sud del mondo. Alcune pezze le stiamo mettendo. Grazie a tutti del collettivo JLPROJECT.

  3. Maria Grazia Gianforte

    E’ difficile riuscire a sovvertire lo stato securitario messo su da questa Europa serva della finanza e ostile a uno sviluppo sostenibile che ripartisce le risorse tra occidente e sud del mondo. Alcune pezze le stiamo mettendo. Grazie a tutti del collettivo JLPROJECT.

  4. Álvaro Martínez Jiménez

    Ho appena visto una notizia in RTVE in cui la fonte era ‘Migrant Rescue Watch’. Non voglio dire che l’informazione non sia vera, ma colpisce che una tv pubblica non abbia trovato una fonte più affidabile, che non sollevi dei dubbi.

    https://m.youtube.com/watch?v=nZVby_lDWA8

    Grazie per l’articolo

Lascia un commento