Il Parlamento Europeo aiuterà a chiarire se Rgowans (Robert Brytan) è la stessa persona che lavora per Frontex e gestisce dati personali di più di 500 mila persone.

Presentata oggi alla Commissione Europea da Massimiliano Smeriglio (D&D) un’interrogazione per far luce sulle “Attività illecite dell’account Migrant Rescue Watch“.

Ha proprio questo titolo: Attività illecite dell’account “Migrant Rescue Watch”.

L’account Twitter @rgowans, noto come “Migrant Rescue Watch”, – si legge – ha suscitato negli ultimi mesi serie preoccupazioni per le sue attività, inclusa la pubblicazione di materiale celebrativo delle milizie libiche e la divulgazione di documenti top secret di apparati militari italiani ed europei.

Un’inchiesta giornalistica ha rivelato il nome del proprietario dell’account in questione che risulta essere uguale a quello del direttore del data center di Asseco, società fornitrice della piattaforma software utilizzata da Frontex che in due anni ha raccolto i dati di più di 500mila persone.

L’inchiesta giornalistica a cui si riferisce è quella realizzata da noi del JLProject .

Prima di pubblicare l’inchiesta, noi del JLProject abbiamo mandato tutte le prove alle forze dell’ordine italiane, precisamente alla Procura di Modena, che indagava per scoprire la vera identità di Rgowans nell’ambito di denunce per minacce e diffamazione. Da questo account sono partite intimidazioni pubbliche contro il giornalista Nello Scavo e don Mattia Ferrari, cappellano di bordo della nave Mare Ionio.

Attualmente nessuno ha ancora fatto luce sulla questione.

Rgowans gestisce i dati personali di più di 500 mila persone e lavora per Frontex?

Come rivelato anche dal ministro Nordio, Rgowans si chiama Robert Brytan e vive in Polonia.

E’ un ex guardiacoste canadese, ex assistente di due parlamentari europei, ex venditore di lampade vintage. Da ciò che scrive sui social, in passato ha anche tentato di fare il modello e il giornalista. Attualmente ha contatti via social con un numero altissimo di miliziani libici, compresi quelli a bordo delle motovedette.

Robert Brytan ha speditop una mail a Frontex dallo stesso indirizzo che usava per vendere lampade vintage, l’anno scorso Frontex ha diffuso l’email e così abbiamo scoperto la sua identità.

Robert Brytan ha lo stesso nome del direttore del data center di Asseco Business Solution, una multinazionale che ha l’appalto del sistema JORA, una gigantesca banca dati che racchiude milioni di informazioni personali. Soltanto in 2 anni – 2019 e 2021 – ha schedato più di 500 mila persone che sono entrate o hanno cercato di entrare in Europa. Più informazioni su JORA. Adesso saranno stati raccolti dati di più di 1 milione e mezzo di persone.

E’ una stranissima coincidenza???

Questa situazione è a dir poco allarmante.

Il Robert Brytan direttore del data center dell’Asseco e il Robert Britan gestore dell’account Rgowans, detto “portavoce della mafia libica”, sono la stessa persona?

Frontex, interpellata sulla questione, ha promesso al Corriere della Sera che avrebbe fatto chiarezza, ma ciò è successo 6 mesi fa e non l’ha fatta.

Cosa chiarirà ora la Commissione su richiesta del Parlamento Europeo

Finora Ursula Var Der Leyen ha chiarito soltanto che Rgowans non è un dipendente di Frontex. Ma questo lo sapevamo già. Robert Brytan il direttore del data center di Asseco non è un dipendente diretto di Frontex, è dipendente – appunto – di Asseco.

Massimiliano Smeriglio adesso ha posto la domanda in modo più preciso, chiedendo proprio se Rgowans sia Robert Brytan direttore del data center di Asseco.

L’interrogazione chiede alla Commissione:
1 È al corrente della situazione?
2 Ha appurato con Frontex e Asseco se si tratta o meno di un caso di omonimia?
3 In caso contrario, quali iniziative ha adottato o intende adottare per la tutela dell’istituzione stessa?

6 mesi senza risposte – adesso speriamo nel Parlamento Europeo.

Noi del JLProject siamo felici di aver dato il nostro contributo alle indagini di una Procura italiana ed esprimiamo la nostra solidarietà alle persone che sono state minacciate e diffamate da Rgowans: a don Mattia Ferrari, a Nello Scavo e a tutti gli altri.

Speriamo che la Commissione Europea risponda alla domanda che stiamo facendo da 6 mesi e alla quale sia Frontex che il Governo Meloni hanno rifiutato di rispondere.

Aggiornamento 26/03/24: la reazione di Rgowans all’interrogazione sulle sue attività illecite

Rgowans non ha preso molto bene l’interrogazione sulle sue attività illecite.

Ieri ha taggato pubblicamente il ministro dell’interno italiano Matteo Piantedosi ed altri personaggi di destra, tutti italiani. Per chiedere aiuto, suppongo.

Si audefinisce “giornalista indipendente” ma – ricordiamo – Robert Brytan Rgowans attualmente NON E’ un giornalista. Bisogna appurare quale sia il suo lavoro, se lavori per Frontex, perché rifiuta di comparire nella procura italiana dove è indagato e come abbia fatto a trafugare e pubblicare materiale militare riservato (questo sì, è illegale).

Bisognerebbe anche chiedersi perché Rgowans, che non è italiano, si rivolga solo a personaggi italiani, soprattutto ora che l’indagine sulle sue attività illecite è arrivata a conoscenza del Parlamento Europeo.

I politici italiani di destra aiuteranno Rgowans? Non lo so. Ricordiamo che è stato il ministro della giustizia Nordio a diffondere pubblicamente il vero nome e cognome di Rgowans. Questo è un segnale netto: la destra italiana – con l’unica piccola esclusione di Francesca Totolo del Primato Nazionale – sembra voler prendere le distanze da Rgowans.

Invece mi preoccupa che Rgowans (che in Italia è detto “portavoce della mafia libica”) abbia iniziato a taggare sui social Massimiliano Smeriglio – il parlamentare europeo che coraggiosamente ha chiesto alla Commissione Europea verità sui suoi rapporti con Frontex – esponendolo a possibili ritorsioni mafiose.

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