Un’avvocata e una giornalista chiedono l’applicazione della legge 19/2010 (galera con lavori forzati ed espulsione) per tutte le persone migranti. Ma anche… l’immediata sospensione degli accordi Italia/Libia. Gli italiani elettori del governo Meloni le appoggiano senza riuscire a capire ciò che dicono. I bambini migranti a Tripoli soffrono e rischiano di morire a causa di tutta questa gente.

Benvenuti all’inferno.

Un luogo buio e soffocante, spaventoso, dove i bambini muoiono di fame e malattia e i genitori li vedono spegnersi prima di seguirli, dove le persone migrannti vengono aggredite e massacrate in strada da normali cittadini libici, dove stupri e omicidi sono legali se compiuti contro persone con la pelle appena un po’ più scura dell’assassino. Benvenuti in questo luogo terribile che hanno costruito, con pazienza, spacciando quotidiane fake news, le donne e gli uomini della borghesia di due paesi: Libia e Italia.

Benvenuti nell’inferno in cui noi volontari del JLProject siamo immersi da anni ma di più questo mese, nel tentativo disperato di aiutare tutte le persone che troviamo.

Benvenuti. Se ce la fate.

Tripoli. Una rovente giornata di metà giugno. In una casa nasce un bambino. Sta male. Lo portano in ospedale. Ha bisogno di un’incubatrice. L’ospedale ha l’incubatrice ma il bambino è “nero”. “Africano” lo chiamano i libici, che hanno evidenti problemi con la geografia. Il bimbo è figlio di persone migranti, non ha diritto alle cure. I genitori provano altri quattro ospedali ma la risposta è la stessa.

Il bambino è nato nel posto peggiore al momento peggiore: la città di Tripoli dieci giorni dopo l’apertura della “caccia al nero” voluta dai razzisti libici appoggiati dai razzisti italiani.

La settimana scorsa mi chiedevo chi ci fosse dietro il movimento razzista “No al reinsediamento” e l’attacco al quartier generale di UNHCR. E’ bastato fare qualche ricerca per capirlo. Il mio stupore è stato scoprire che le leader di questo movimento nati su Facebook sono due donne.

Le leader del movimento sono l’avvocata Thuraya Al-Tuwaibi e la  giornalista Salma Al-Shaab

Salma Al-Shaab è un’attivista e giornalista libica. Membro di spicco del movimento nazionalista denominato “No all’Insediamento”, ha letto il comunicato stampa formale e proclamato pubblicamente: “Oggi annunciamo la chiusura dell’UNHCR su tutto il territorio libico”. Accusa l’ONU di voler imporre l’integrazione permanente delle persone migranti irregolari nel Paese a scapito della stabilità e dell’identità nazionale libica. Il suo slogan è “Libia ai libici”.

L’avvocata Thuraya Al-Tuwaibi (ثريا الطويبي) è una nota legale, attivista e figura pubblica libica. In passato ha presentato con successo diversi ricorsi legali alla Corte d’Appello di Tripoli, come quello per togliere diritti ai lavoratori stranieri e alle persone migranti residenti.

Il manifesto del movimento

A questo link trovate il manifesto del movimento. Traduciamo e leggiamo assieme:

Il documento innanzitutto proclama le leader del movimento:

Movimento degli Attivisti di Tripoli,

Attivisti Libici

No al reinsediamento

Noi, attivisti di Tripoli e attivisti libici provenienti da tutto il paese, autorizziamo:

1. Avv. Thuraya Al-Tuwaibi

2. Giornalista Salma Al-Shaab

Quali uniche rappresentanti del movimento e sue portavoce ufficiali presso tutti gli organismi locali e internazionali.

Poi c’è una parte in cui dichiarano che “Qualsiasi dichiarazione o corrispondenza recante il nome del movimento “No al reinsediamento” emessa da qualsiasi entità diversa dai suddetti rappresentanti autorizzati, o non pubblicata sulla nostra pagina ufficiale, è da considerarsi nulla”, “Condanniamo qualsiasi dichiarazione indirizzata a qualsiasi entità, locale o internazionale, a nome del movimento” e “Rifiutiamo qualsiasi rappresentanza del movimento in dialoghi riguardanti la migrazione, il reinsediamento e la parità di trattamento tra stranieri e libici, se non tramite i suddetti rappresentanti autorizzati”.

Quindi si passa alle richieste:

Primo: Esortiamo tutti i libici ad autorizzare la Sig.ra Thuraya Al-Tuwaibi e la Sig.ra Salma Al-Shaab a rappresentarli in merito alle questioni di reinsediamento, immigrazione e parità di trattamento tra stranieri e libici.

Secondo: Chiediamo che il Sig. António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ritiri immediatamente la Rappresentante Speciale, Sig.ra Hanna Tetteh, a causa della sua mancanza di imparzialità, del suo affidamento su voci infondate, dei suoi tentativi di limitare il nostro diritto alla libertà di espressione e le nostre richieste di applicazione delle leggi libiche, della sua ingerenza negli affari interni e dell’aver oltrepassato il mandato loro assegnato.

Terzo: Respingiamo l’elusione e il disprezzo delle leggi e della legislazione libica da parte della missione ONU con il pretesto del dialogo e del consenso.

C’è, come avrete notato, un primo riferimento alle “leggi libiche” che l’ONU non rispetterebbe.

Ma quali sono queste illuminate leggi libiche?

Thuraya Al-Tuwaibi e Salma Al-Shaab le citano ma restano sul vago. Possibile che se ne vergognino? Credo di no ma comunque ve le spiego io.

Prima però leggiamo il quarto punto:

Quarto: Chiediamo l’immediata espulsione giudiziaria degli immigrati clandestini in conformità con la Legge sull’immigrazione clandestina n. 19 del 2010, attraverso un piano di espulsione urgente via aerea e via terra.

La legge 19/2010 – ne abbiamo parlato spesso su questo blog – è quella che prevede l’espulsione, ma è anche quella che prima condanna tutte le persone migranti alla galera (sine die, potenzialmente a vita) con lavori forzati.

legge libica lavori forzati

E’ così strano che l’ONU non voglia rispettare questa legge e che la disprezzi? No.

E’ strano, invece, che il governo italiano ceda alla Libia le persone che contribuisce a catturare in mare. In Francia, Patrice Leggeri di Frontex, forse affronterà un processo per crimini contro l’umanità per questo. In Italia, a mio parere, almeno gli ultimi 6 presidenti del consiglio e ministri dell’interno andrebbero denunciati con le stesse accuse.

Molte donne libiche utilizzano il lavoro forzato di persone migranti ridotte in schiavitù

Ho raccontato molte volte che a Tripoli ci sono signore che hanno bisogno di una cuoca o una domestica, vanno nei lager e… se la comprano. Di giorno la fanno lavorare, di notte la chiudono in cantina e certe notti la “prestano” al proprio fratello o altri amici di famiglia per farla stuprare. Nell’inchiesta Donne schiave della borghesia libica che ho pubblicato su Il Manifesto racconto i fatti nel dettaglio.

Il lavoro forzato e lo sfruttamento dei lavoratori migranti è alla base del sistema economico libico.

Non mi sorprende quindi scoprire che l’avvocata Thuraya Al-Tuwaibi, che oggi vuole far applicare la legge 19/2010 contro tutte le persone migranti (ai lavori forzati anche i bambini?) ha precedentemente agito per togliere diritti ai lavoratori stranieri.

Ma perché, direte, i cittadini di Tripoli vogliono liberarsi ora della forza lavoro schiava che utilizzano tutti i giorni? La risposta è semplice: perché le persone migranti sono diventate troppe rispetto a quelle che servono. Perché sono troppe? La risposta è nel quinto e ultimo punto del manifesto:

Le sovraniste libiche vogliono la cancellazione degli accordi Italia/Libia.

Quinto: Chiediamo che la Camera dei Rappresentanti e il governo si assumano le proprie responsabilità e avviino immediatamente il processo di annullamento dell’accordo italo-libico sulla cooperazione allo sviluppo, la lotta all’immigrazione clandestina e la protezione delle frontiere. Chiediamo inoltre il ritiro dall’accordo dell’Unione Africana e l’annullamento di tutti gli accordi relativi alla possibilità per forze straniere di stabilire basi militari e di reclutare mercenari, nonché la cessazione di tutti i loro effetti.

Gli accordi Italia/Libia deportano almeno 20 mila persone migranti dal mare alla Libia. Troppe, secondo i sovranisti libici. I respingimenti rovinano l’equilibrio tra popolazione libica e manodopera schiava straniera che è alla base dell’agiatezza della borghesia libica.

In Italia i sostenitori e gli esponenti del governo Meloni non hanno capito molto

Leghisti come Max Ferrari condividono le locandine del movimento libico contro il reinsediamento senza sospettare che la cancellazione degli accordi Italia/Libia e del Piano Mattei sia un importante punto del manifesto. Potete avvisarlo?

I sostenitori del governo Meloni ignorano anche che la maggior parte delle persone migranti a Tripoli è di religione cristiana e che invece il governo libico è islamico radicale. L’avvocata Thuraya Al-Tuwaibi a dire il vero ha provato a farlo presente criticando in un post di Facebook il video di un corteo di destra in Italia in cui manifestanti fascisti fanno il braccio teso urlando “Musulmano pezzo di m.” ma con scarso successo.

Di certo, non esiste il principio “razzisti di tutto il mondo unitevi”. Per un razzista italiano Thuraya Al-Tuwaibi è nera e africana.

Contro l’inferno

Il neonato è ancora vivo grazie ad un’eccezionale corsa contro il tempo che dall’Italia abbiamo fatto per fargli avere in tempo il latte artificiale e alcune medicine. Lui e tanti altri bambini sono chusi in cantina dal 4 giugno, affamati, assetati e terrorizzati, perché il movimento “No al reinsediamento” (leader Thuraya Al-Tuwaibi e Salma Al-Shaab) ha scatenato violentissime epurazioni razziali in tutta la Libia.

La buona notizia è che gli antirazzisti di tutto il mondo sono uniti e lavorano per denunciare queste e altre barbarie ed aiutare le vittime.

Una precisazione: Non tutte le donne libiche sono come queste. Questo articolo lo dedico ad una donna libica che conosco. In Libia, tra mile difficoltà e pericoli, lotta per i diritti umani e aiuta le persone migranti. Grazie sorella!

Questo blog ha bisogno di aiuto, scopri perchè. Qui sotto trovi il link alla donazione con PayPal o carta. Sappi che il blog farà fruttare parecchio ogni euro che arriverà e ti renderà fiero di averlo donato.

Lascia un commento