Tre nuovi progetti sono tanti e io sono una. Ma per fortuna mi state aiutando. Ce la faremo!

E’ stata un’estate intensa per me, ricca di stimoli ed esperienze. Ho avuto anche nuove idee, molto pratiche, e ho già iniziato a realizzarle.

Ecco i progetti che ho attualmente in corso:

1 – Josi & Loni Project

Trovare le vittime dei respingimenti in Libia, accertare con foto e video la loro presenza al momento dell’evento, presentarle agli avvocati e fare causa a loro nome ai governi che li hanno illegalmente deportati nei lager libici.

Lo stiamo già facendo con il caso Asso Ventinove: i primi 5 hanno fatto causa allo stato italiano e alla nave italiana che li ha deportati. Prossima udienza a ottobre. Abbiamo ritrovato 71 vittime (di cui 8 non in vita) e speriamo di poter far presto causa anche a nome loro. Abbiamo ancora più di 200 persone da cercare per questo caso.

Abbiamo anche 6 nuovi casi, 6 respingimenti in cui ci sono prove del coordinamento italiano o di Frontex. Per tutti bisogna trovare le vittime, in tutto un migliaio di persone.

Il JLProject ha un gruppo di ricerca attivissimo e in questo periodo stiamo formando nuovi volontari. Lavoriamo online. Contattatemi in fretta se volete essere dei nostri. Prima riunione dei nuovi volontari mercoledì 21 settembre ore 21:30.

Gli accordi con la Libia possono essere cancellati in Parlamento, ma i parlamentari italiani non vogliono farlo perché reputano conveniente fornire manodopera schiava ad un paese straniero. Io ho scelto di attaccare gli accordi Italia-Libia non in Parlamento, ma nei tribunali. Il mio piano prevede un numero impressionante di class action, migliaia di cause che faranno dubitare al governo italiano che respingere e deportare la gente sia conveniente. Utopia? No. Un piano serio, che ha già funzionato in passato. Gli avvocati e gli attivisti sono già riusciti a farmare le deportazioni con navi militari italiane. Come? Facendo e vincendo le cause. Il Governo italiano ha allora provato a delegare le deportazioni a navi cargo italiane. Le abbiamo fermate. Come? Facendo causa. Adesso i governi europei usano gli aerei spia di Frontex e il coordinamento occulto della marina militare italiana. Respingimenti per procura, sono questi che ora dobbiamo colpire. I libici da soli riuscirebbero a catturare meno del 10% delle barche in fuga dalla Libia.

2 – il Loujin Project

Troviamo in fretta i nomi delle persone sulle barche abbandonate in SAR maltese per fare azioni legali contro Malta chiedendo immediati soccorsi.

progetti Sarita

Loujin Ahmed Nasif, bimba siriana di 4 anni, è morta tra le braccia della mamma. “Ho sete” sono state le sue ultime parole. Nonostante le segnalazioni di Alarm Phone, che per giorni ha chiesto al governo di Malta di assistere l’imbarcazione che si trovava nella zona maltese di ricerca e soccorso, i maltesi non hanno mandato i soccorsi.

Questa settimana 4 bambini e 3 donne sono morti di sete in SAR maltese. Sono stati uccisi da chi ha rifiutato di soccorrerli.

Malta ha una SAR (zona di ricerca e soccorso) gigantesca. Ma nulla la obbliga a soccorrere. E, infatti, non soccorre. Questo perché Malta non ha sottoscritto gli emendamenti alle Convenzioni Sar e Solas.

Cosa fare?

La mia idea è il Loujin Project: prendere le procure delle persone lasciate a morire in mezzo al mare e fare celeri azioni legali presso il governo maltese chiedendo immediati soccorsi. Ecco come funziona.

Lo abbiamo già fatto nel 2020 ed ha funzionato.

Mi è già arrivato un grande aiuto: alle Veglie contro le morti in mare piace il progetto Loujin. Sono le persone perfette per gestirlo. Passerò loro il progetto e spiegherò i vari passaggi in una riunione che si terrà domenica 18 alle ore 21. Se volete partecipare contattatele.

3 – Benaccoglienza – Al di qua del muro

Benaccoglienza è un monitor attivo sulla situazione dell’accoglienza in Italia. Attivo perchè, oltre ad osservare, interviene nei casi in cui c’è bisogno di un intervento. Più informazioni le trovate qui.

I punti chiave di questo progetto sono:

  1. Dà voce agli accolti. Sono i rifugiati ospiti in Italia a raccontare il sistema di accoglienza e a giudicare i vari centri. Sono loro a segnalare le situazioni (belle o brutte) che stanno vivendo.
  2. Racconta i centri di accoglienza che funzionano allo scopo di migliorare quelli che non funzionano e di far capire alla gente che la normalità E’ e DEVE ESSERE un centro di accoglienza che funziona.
  3. Aiuta l’accoglienza italiana. Crea contatti, diffonde informazioni, risolve problemi. Crea integrazione tra rifugiati e associazioni di tutta Italia. Il tutto con uno spirito positivo, perché in questo settore lavora un sacco di gente competente e umana che merita il nostro aiuto.
  4. Denuncia quelle poche ma scandalose realtà che non hanno voglia di migliorare, quelle che violano le regole per profitto o ignavia, quelle che sguazzano nella mediocrità.

Sono sei mesi che giro i progetti SAI italiani e la cosa va alla grande. Benaccoglienza è talmente efficace che sento sempre più il bisogno di espanderlo e condividerlo. Io sono sola e in questi sei mesi sono riuscita a seguire 16 progetti SAI. In tutta Italia sono 847.

Da sola non ce la potrò mai fare! Quindi sto cercando un gruppo, un collettivo, un’associazione che mi affianchi nel progetto. Aiutatemi!

(C’era anche un) 4 – l’aiuto medico ai rifugiati di Tripoli

Nel 2019, assieme ad alcuni amici attivisti, ho fondato un gruppo che contatta i migranti bloccati a Tripoli ed aiuta quelli di loro che sono malati o feriti. Sono soprattutto famiglie con bambini. Non possono usare gli ospedali libici. Per loro è pericolosissimo muoversi, sia per gli attacchi armati che per i frequenti rastrellamenti e rapimenti di migranti perpetrati dalle milizie governative. Grazie al supporto di referenti in loco, il progetto riesce ad accompagnarli in modo sicuro dai medici delle poche ONG presenti in città e a fornire loro le medicine di cui hanno bisogno.

Il progetto funziona così bene e lo staff è così in gamba che… ne sono al momento uscita. Vola benissimo da solo, anzi, forse vola meglio. Continuo comunque a collaborare, a passare casi, sono ancora nella chat ecc.

Anche per questo progetto servono volontari. Contattatemi e saprò indirizzarvi.

Come stanno già aiutando i miei lettori

Tra coloro che leggono questo blog, molti sono già entrati nei progetti di ricerca. Non tutte le persone però hanno tempo per un impegno pratico. Sono inutili? Neanche per idea! In questi anni i miei lettori sono riusciti a dare tantissimo alle mie ricerche: leggendole, condividendole, facendo domande. Mi hanno segnalato cose e casi. Hanno finanziato le ricerche con donazioni che sono state essenziali per pagare le spese. Mi hanno messa in contatto con persone che si sono rivelate utilissime. Tutti sono stati preziosi.

Se avessi la possibilità di lavorare a tempo pieno ai miei progetti, farei molto di più. Più di così? Certo! Ciò che mi serve ora è organizzare meglio il tempo. E voi mi state aiutando a farlo.

Questo articolo è dedicato a: le attiviste e agli attivisti delle Veglie, che mi stanno praticamente adottando, a Jan, Giglia e tutti quelli che quest’estate hanno donato qualcosa per mandarmi in giro per i SAI italiani, a Michele Orsenigo, primo coordinatore del JLProject, a tutte le idee che aveva, al suo ottimismo, al fatto che credeva, davvero ci credeva, che saremmo riusciti a fare qualcosa, a creare qualcosa, nonostante i pochi mezzi, e a quanto mi manca adesso. Aveva ragione.

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