In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Lug 022019
 

Ci hanno sparato e affondato il gommone mentre eravamo ancora a bordo. poi ci hanno narcotizzati per deportarci in Libia”.

Di Sarita Fratini e Amr Adem.

Questa drammatica testimonianza si riferisce a fatti di appena pochi giorni fa.

Era la notte tra il 26 e il 27 giugno 2019, tutta Italia era occupata a seguire la vicenda di Sea Watch.

Un gommone partito dalla Libia era in viaggio da 27 ore. A bordo 97 persone, quasi tutti di nazionalità sudanese.

Ad un certo punto, nel buio del mare, hanno visto delle luci: Lampedusa.

Il mare era grosso e non sarebbero riusciti ad attraccare da soli sull’isola. Dato che sapevano di essere in acque territoriali italiane, verso l’una di notte hanno chiamato aiuto con un telefono componendo il numero della Guardia Costiera Italiana.

Circa 20 minuti dopo è arrivata un’imbarcazione militare e si è accostata al gommone in navigazione.

Un’imbarcazione militare, ci ha detto il nostro testimone. Era di colore chiaro. Nella notte sembrava bianca. Le divise dei militari erano grigie.

Un militare in divisa ha urlato in arabo: “Spegnete il motore, siamo italiani“.

Sul gommone c’erano 97 persone in fuga dalla Libia, da malattia, fame, sete e anche dalle torture di Tajoura (sì, c’era anche chi aveva pagato le guardie del lager libico di Tajoura per uscire). Quando hanno visto l’imbarcazione che sosteneva di essere italiana, hanno provato una sensazione che quasi avevano dimenticato: essere al sicuro.

Ma è durato solo un attimo.

I militari hanno chiesto loro, in inglese, di spegnere il motore.

I rifugiati non lo hanno spento e l’atteggiamento dei militari è cambiato radicalmente.

Hanno iniziato a sparare.

Prima in aria, poi si sono avvicinati e hanno sparato alcuni colpi di mitragliatore sul tubolare del gommone. Con la gente ancora a bordo.

I rifugiati, atterriti, hanno spento il motore.

I militari si sono avvicinati al gommone, armi in pugno. Con un lungo arpione hanno squarciato i tubolari del gommone mentre la gente era ancora a bordo.

Hanno intimato a tutti di salire a bordo della nave.

A bordo, i militari avevano della maschere antigas. Hanno spruzzato sui rifugiati un gas che odorava di aglio.

Poi lo stordimento. La gente ha iniziato a sentirsi molle, a barcollare, a perdere l’equilibrio e cadere in terra.

Li hanno narcotizzati. Tutti.

Il resto della notte è un ricordo vago, con la nave che navigava a grande velocità verso sud.

L’equipaggio parlava poco o niente. I rifugiati narcotizzati, quando si sono ripresi sono stati costretti a tenere la testa bassa. E’ stata data loro dell’acqua, ci racconta il nostro testimone, ma in bicchieri di pastica. Non ha visto da quali bottiglie provenisse.

Finché, all’alba, è apparsa la costa della Libia.

Al porto c’era, ad aspettarli, lo staff di MSF.

Poi li hanno deportati verso un lager libico. Hanno usato un pullman. Alcuni hanno spaccato i finestrini e sono saltati giù. Altri non ci sono riusciti e sono stati rinchiusi in un lager libico. Ancora in un maledetto lager libico.

Il nostro testimone è uno di quelli che è riuscito a scappare. Ci ha raccontato questa storia.

Precisazione sulle fonti

Come per tutte le testimonianze dirette che ci arrivano dalla Libia, non ci è possibile controllare la veridicità delle informazioni. Ma non possiamo neanche ignorarle. E quindi le riportiamo così come ci sono arrivate.

La testimonianza che avete letto è diretta, ovvero rilasciata da una persona che era sulla nave. Ci abbiamo parlato direttamente. La persona in questione non è un perfetto sconosciuto, bensì è un amico di nostri amici. Attualmente NON è in un lager libico.

Sulle altre vittime di questa presunta deportazione possiamo dire che non ci abbiamo ancora parlato ma sappiamo dove sono e conosciamo i loro nomi. Abbiamo già mandato tutte le informazioni agli avvocati.

Stiamo aspettando di poter parlare con altri testimoni. Per acquisire maggiori particolari.

Riscontri ufficiali

Sulla presenza di una imbarcazione militare (di che arma?) italiana, non abbiamo riscontri.

Sul fatto che i rifugiati siano stati narcotizzati, stiamo cercando conferme.

Ma che il naufragio sia realmente avvenuto lo sappiamo per certo. C’è un report della cosiddetta Guardia Costiera libica che parla di “97 migranti catturati a 86 miglia dalla Libia”. E’ in arabo ma vi riportiamo qui il link, il testo in arabo e lo screenshot.

● يوم الخميس 27 يونيو 2019م تمكن ذات الزورق (أوباري) من إنقاذ (97) مهاجر غ ش كانوا على متن قارب مطاطي خرج من منطقة القره بوللي، وذلك على بعد (86) ميل شمال غرب الخمس.
المهاجرون غ ش من جنسيات مختلفة {السودان عدد (73) ، جنوب السودان عدد (21)، عدد (1) من بنغلاديش.وعدد (2) من ليبيا }
تم نقل المهاجرين غ ش و الوصول بهم إلى نقطة الخمس لحرس السواحل مع الساعة 06:16 حيث تم إنزالهم. وبعد تقديم المساعدة الانسانية والطبيه تم تسليمهم إلى جهاز مكافحة الهجرة غير الشرعية، مركز إيواء الخمس.

Considerazioni

Erano davvero militari italiani?

Non lo sappiamo.

Potevano essere italiani oppure libici che fingevano di essere italiani.

In ogni caso c’è qualcosa che non va se un’imbarcazione militare spara contro dei rifugiati, affonda il loro gommone mentre sono ancora a bordo e li narcotizza.

  • Se i militari erano libici… è l’ennesima prova che l’Italia ha fatto male, malissimo, a regalare loro delle motovedette e a finanziarli. L’accordo Italia-Libia va stracciato immediatamente.
  • Se i militari erano italiani… non so, diteci voi.

Rassegna stampa

Sarita e Amr, del collettivo Josi & Loni Project, hanno chiamato Andrea Palladino, che si è unito alle indagini su questa strana ed inquietante vicenda.

Il bravissimo Andrea è arrivato subito con la sua telecamera e ha realizzato il video dell’intervista al nostro testimone e vittima. Lo potete vedere qui. C’è Amr, in campo, che parla con il testimone e Andrea e Sarita, fuori campo, che fanno delle domande.

Andrea Palladino, su La Stampa, ha scritto anche un articolo dal titolo “Fermati dalla motovedetta libica, ci hanno narcotizzati e riportati a Tripoli“.

Se ti piaccioni gli articoli di Sarita,
iscriviti alla newsletter !

 Lascia una Risposta:

obbligatorio

obbligatorio

Ciao, questo sito utilizza utilizza cookies, anche di terze parti, per migliorare la navigazione. Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi