E' ripartito il "Cacate Rivolta Tour" 2020 di Solidarancia!!! Tutte le tappe.

Feb 212020
 

La missione Sophia va verso la chiusura, o meglio un cambio di nome. Tutti la vedono come qualcosa di già sorpassato. Eppure solo qualche giorno fa (precisamente il 17 febbraio) l’ho vista con i miei occhi praticare qualcosa di molto simile ad una caccia all’uomo.

Ho visto male?

Vi racconto cosa è successo. Precisando che tutto ciò che scriverò mi è stato riferito e provato da chi era presente.

La guerra è a Tripoli

Tripoli è scossa dalla guerra, che arriverà al bombardamento del suo porto il 19 febbraio. L‘UNHCR ha interrotto le sue operazioni in città e abbandonato definitivamente i rifugiati in attesa di evacuazione, compresi donne, malati, bambini, neonati. In città i rifugiati si nascondono dove possono, la polizia libica e le milizie rapiscono e uccidono persone.

Chi può, chi ha ancora qualche soldo, decide di fuggire via mare.

Ricostruzione dei fatti del 17 febbraio 2020

I gommoni

La mattina di lunedì 17 febbraio, verso le 12 ora italiana, sono in mare almeno 5 imbarcazioni. Gommoni, per lo più. A bordo uomini, donne e bambini piccoli.

Io ho testimonianze dirette del viaggio di 2 di queste imbarcazioni. E di queste vi scriverò.

Sono in acque internazionali.

Una delle imbarcazioni segna e registra le proprie coordinate. Sono queste sotto: quasi 52 miglia nautiche dalla Libia:

Non ci sono navi delle ONG (Ocean Viking e Sea Watch 3 sono lontane più di 200 miglia), ma la gente è partita lo stesso la sera prima. Perché? Perché le ONG non sono il pull factor degli imbarchi, ma la guerra e l’abbandono dell’ONU sì.

Come se non bastasse, un vento crudele soffia da nord verso sud e i gommoni procedono lentamente. Troppo lentamente, nonostante il motore spinto al massimo. Perché al massimo? Perché c’è un grosso problema!

L’aereo

Ecco il problema: i rifugiati in fuga stanno scappando da un aereo che nelle ore precedenti hanno visto in cielo.

Quale aereo?

Quella stessa mattina, da una base italiana, è decollato un aereo della missione Sophia: SW4, un aereo del Lussemburgo. Sergio Scandura di Radio Radicale ne da notizia sul suo account Twitter.

L’aereo ha avvistato i due gommoni quando erano 50 miglia a nord di Garabulli. Cioè, per il diritto internazionale, in acque internazionali.

I rifugiati in fuga dalla Libia

I gommoni stanno a galla e non hanno problemi. Procedono solo molto lentamente, a causa del vento contrario, ma procedono, verso nord, si allontanano da bombe, torture, stupri, omicidi. Insomma: navigano lentamente verso la salvezza.

Su entrambi i gommoni ci sono rifugiati arrivati in Libia nel 2017 o 2018, fuggiti da guerre terribili, identificati da UNHCR e rimasti anni, in attesa dell’evacuazione a cui avevano diritto, soffrendo per la fame, le torture e gli stupri nei lager dell’area di Tripoli, quelli gestiti dal governo di Al Serraj e finanziati dal governo italiano. Tra di loro, su uno dei due gommoni, ci sono anche donne con bimbi piccoli.

Sono in mare dalla sera prima, stanchi, infreddoliti, ma la speranza li tiene a galla.

Quando vedono volare sulle loro teste l’aereo della missione Sophia capiscono che per loro è la fine.

L’aereo della missione Sophia

L’aereo era a queste coordinate alle 9.57 UTC (in italia le 11).

Su stessa ammissione della missione Sophia, l’aereo ha registrato e segnalato le coordinate di almeno un’imbarcazione.

Ma a chi la passate?

Alla cosiddetta Guardia Costiera Libica.

La cattura

(Guardacaso) arriva proprio una motovedetta libica. E cattura entrambi i gommoni.

Poco dopo un account twitter europeo, sovranista e identitario pubblica la foto della cattura di uno dei gommoni, quello senza donne e bambini (chissà perché non ha pubblicato la foto dell’altro…)

E’ stato l’aereo della missione Sophia a chiamare i libici

Spiego come e perché in questo aggiornamento sul caso:

Cosa è accaduto a quelle persone?
La deportazione in Libia

Le persone catturate sono state portate a Tripoli e rinchiuse in diversi lager. Gettate su un pavimento. Anche i bimbi piccoli.

Alcuni di loro vengono portati a Triq al Sikka, dove mi è arrivata notizia che le guardie hanno chiesto subito un riscatto per liberarli. 1000 dinari a testa, che sono circa 650 euro, una cifra proibitiva per chi non ha più nulla.

I loro telefoni cellulari sono stati rubati nei lager, dalle stesse guardie, per essere rivenduti (fenomeno che ho già raccontato).

Il ruolo della missione Sophia nella deportazione di esseri umani del 17 febbraio 2020

La Libia è un paese pericoloso che non rispetta i diritti umani.

L’Europa questo lo riconosce quando vieta ai cooperanti (anche quelli che hanno preso i soldi dei bandi del nostro ministero dell’Interno) di lavorare lì.

L’ONU lo riconosce quando ritira lo staff di UNHCR.

Logica vorrebbe che la missione Sophia evitasse di operare cacce all’uomo per denunciare i fuggitivi ai criminali della cosiddetta Guardia Costiera Libica.

E’ così?

A rileggere questa storia, non sembra.

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  Un Commento per “La missione Sophia pratica la caccia all’uomo nel Mediterraneo?”

  1. terribile! ma piu che denunciare, cosa si puo’ fare??

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