Tra i rifugiati in Libia, attualmente ci sono tantissimi bambini come Joseph. A moltissimi di loro è stata negata l’evacuazione dall’inferno in cui si trovano, è stato negato il diritto a vivere.

Io questo lo so perché parlo tutti i giorni con i loro genitori.

Chi era Joseph, chi è la sua mamma, perché erano su un gommone?

Joseph (vero nome Yusuf) era un bambino di pochi mesi morto in mare. L’Italia lo ha pianto e poi, pochi giorni dopo, lo ha dimenticato.

«Dovevo partire per l’Italia perché in Libia non c’era da mangiare. Vivevo a Tripoli, ai neri tirano le pietre». ha raccontato la mamma del piccolo ad UNHCR dopo lo sbarco a Lampedusa.

Io non conosco Aja, la mamma di Joseph, ma conosco il contesto e lo stato di abbandono in cui è sopravvissuta, per anni, a Tripoli. UNHCR ha dichiarato che è della Guinea e che ha appena compiuto 18 anni. Il che vuol dire che in Libia, quando è rimasta incinta di Joseph, era minorenne.

Minorenne, straniera, con un bimbo appena nato, senza soldi per mangiare.

Una ragazza così, ci si aspetta che venga aiutata dalle organizzazioni dell’ONU, che venga protetta e tirata fuori dalla Libia. Invece l’abbiamo ritrovata su un gommone.

Perché?

A Tripoli aveva chiesto aiuto a UNHCR? Era stata registrata con l’agognato numero che rende possibile l’accesso alle liste di evacuazione dalla Libia?

UNHCR non lo dice e quindi io non lo so. Ma vi posso racontare che io conosco 12 donne dell’Africa occidentale che sono a Tripoli ora. Tutte arrivate almeno 3 anni fa. Di queste 12:

  • 11 NON sono state registrate da UNHCR e sono state escluse da ogni tipo di assistenza
  • 1 è stata registrata solo un anno fa ed è in Libia dal 2015 assieme ai figli piccoli.
  • 3 sono incinte e totalmente prive di assistenza medica (non hanno MAI visto un dottore e sono state cacciate dall’ambulatorio di UNHCR, dove i medici si sono rifiutati di visitarle)
  • 3 hanno figli piccoli o neonati. Anche ai bambini è stata negata ogni tipo di assistenza.

La mia esperienze, quindi, è questa.

Quanti bambini come Joseph conosco in Libia?

Esattamente 52 bambini e bambine sotto i 10 anni, più altri 6 che devono nascere a breve.

Non ci sono solo i figli di persone dell’Africa occidentale (considerati “migranti economici” e quindi esclusi da ogni forma di protezione), ci sono anche i figli di eritrei e sudanesi, registrati da UNHCR ma, per non so quale ragione, mai evacuati. Bambini arrivati nei lager libici nel 2017 e lì dimenticati e bambini nati in Libia.

Parlo ogni giorno con i loro genitori, che mi confidano le loro disperazioni. Hanno già tentato il mare, assieme ai loro bambini, e sono stati catturati dalla cosiddetta guardia costiera libica (finanziata dall’Italia). Sono stati rinchiusi in terribili lager, torturati, violentati e venduti. Hanno il terrore di riprovare il mare, non vogliono mettere di nuovo in pericolo i loro figli.

Poi succede che un bambino muove il primo passetto. La mamma lo tiene per le manine e lui cammina, sul pavimento lurido del lager dove è nato. Uno, due, tre passi e poi c’è la grata, le sbarre del lager, orribili barriere tra un bimbo di un anno e il resto della sua vita.
Poi ci sono i bambini che si ammalano per la denutrizione, soprattutto per la mancanza di proteine. Malattie cardiache, difficoltà a respirare, la vista che si abbassa. Alcuni muoiono, di fame e malattia, in braccio alle loro mamme, senza finire sui giornali.

Voi, se foste i loro genitori, cosa fareste?

I deputati del PD che “piangono” per Joseph…

Il mare ha portato via con se anche i tuoi piccoli sogni. Perdonaci se non siamo riusciti a proteggerti!” scrive l’account Twitter del deputati PD, gli stessi deputati che PER ANNI hanno votato il finanziamento alla cosiddetta guardia costiera libica, gli stessi deputati che PER ANNI hanno finanziato le guardie libiche dei lager, gli stessi deputati che PER ANNI hanno fatto tante altre orribili cose.

La rete insorge (io ho fatto la mia parte!) e i deputati PD sono costretti a rimuovere il Tweet.

A allora cosa fare? Semplice: corridoi umanitari

La buona pratica dei corridoi umanitari, già realizzati dal Libano dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, attraverso il suo programma migranti e rifugiati, Mediterranean Hope, con la Tavola Valdese e Sant’Egidio, si può e si deve estendere ai rifugiati in Libia.

La Chiesa Valdese è già al lavoro per questo. Ma i permessi devono arrivare dal ministero degli Interni italiano (retto dalla ministra Lamorgese, del Partito Democratico).

Un progetto di corridoi umanitari è già sul tavolo della Lamorgese

La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Mediterranean Hope hanno proposto alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e alla viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re, di replicare in Libia il progetto di corridoi umanitari che da anni stanno effettuando da altri paesi.

Il progetto è attualmente sul tavolo della ministra Lamorgese. Si tratta di alcuni voli di evacuazione dalla Libia per salvare soprattutto malati, donne e bambini.

Bambini come Joseph.

Il sistema di accoglienza e di reinsediamento in altri Paesi europei è già pronto, si tratta dello stesso utilizzato nei corridoi umanitari dal Libano. Vi partecipano CFEI e la Comunità di Sant’Egidio. I costi per i voli sarebbero già coperti dall’Unione Europea.

Cosa manca allora?

L’OK del ministero dell’interno italiano.

Io e gli attivisti del JLProject ci stiamo battendo perché questo arrivi presto. Un ragazzo tra i malati che avrebbero potuto partecipare al progetto è morto. Il bambino Joseph è morto. Altri faranno la stessa fine, se non li tiriamo fuori in tempo.


Questo articolo – e soprattutto il mio prossimo impegno e lavoro per chiedere i corridoi umanitari – sono dedicati a chi ha sostenuto questo blog nell’ultimo periodo. Un grazie e un abbraccio a: Cristina, Marco Fabio, Giovanni, Maria Cristina, il caro e coltissimo Valerio, Francesca che mi ha mandato il messaggio sotto, il supersostenitore anche morale Duilio, Niccolò, David che parla poco e aiuta tanto, Daniele, Teresa, giulia, Silvia, Francisco, Francesca, Elena…

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