In questo periodo sto girando l'Italia con il "Cacate Rivolta Tour" 2020 di Solidarancia. Tutte le tappe.

Gen 302020
 

Ecco perché il coronavirus non arriva con i barconi dalla Libia. Tutorial per zucche vuote.

Salvini e la Bestia si gettano a pesce sulla paura del coronavirus cinese. Contro ogni logica (e contro la geografia!), tentano di spaventare gli italiani collegando due argomenti lontani e fisicamente inaccostabili: sbarchi e coronavirus.

Gli altri paesi chiudono le frontiere e bloccano i voli, in Italia il record di sbarchi

scrive Salvini nel post che accompagna un lungo e noioso video in cui parla di coronavirus e di migranti che arrivano dalla Libia come se fossero due cose collegabili.

Urge un tutorial per zucche vuote intitolato “Perché il coronavirus non può arrivare con un barcone”.

Ma prima di tutto cerchiamo di capire dove geograficamente si trova la Cina e dove invece si trova la Libia. Sono due cose che a noi sembrano scontate, ma per le zucche vuote la geografia è sempre un problema.

Facciamo di più. Chiediamoci:

Ci sono casi di Coronavirus in Libia? NO.

Per accertarcene consultiamo la mappa dei contagi da coronavirus in tempo reale e vediamo quanti casi ci sono oggi in Libia.

In Libia: zero casi di Coronavirus.

E in Africa? Zero casi di coronavirus anche lì.

In Europa oggi ci sono due casi. Quindi chi arriva dall’Africa in Europa non porta il coronavirus, casomai rischia di ammalarsi.

Altra domanda che possiamo fare è:

Ci sono cinesi nel sistema dei campi libici? NO.

Gli asiatici reclusi nei campi di concentramento libici sono cittadini di Siria (zero casi), Yemen (zero casi), Bangladesh (zero casi). Ma cinesi no.

E se per caso ci fosse un cinese? Non avrebbe il coronavirus.

Questo perché il tempo di incubazione del coronavirus va dai 4 ai 12 giorni. Il viaggio via terra dalla Cina alla Libia dura molto di più. Inoltre chi fugge dalla Libia ci mette mesi, in molti casi anche anni, prima di imbarcarsi.

Dato che siamo in argomento, ci tengo piuttosto a spiegarvi che:

La chiusura dei porti italiani AUMENTA, non diminuisce, il diffondersi delle malattie.

Nei (purtroppo rari) casi in cui i rifugiati raggiungono il nostro paese con corridoi legali, all’arrivo vengono visitati in ospedale. Per curarli se stanno male e anche, giustamente, per accertarsi che non abbiano malattie contagiose.

I miei amici arrivati con il volo UNHCR a settembre, al loro arrivo sono stati una giornata in ospedale, hanno fatto tutti i controlli e sono usciti soltanto dopo che i medici hanno accertato la loro buona salute.

Anche chi viene salvato da una nave delle ONG viene poi visitato.

Al contrario, chi arriva con un gommone e riesce a sbarcare in autonomia sulle coste italiane, in ospedale non ci va.

I profughi arrivano anche se i porti sono chiusi. E l’illegalità che si alimenta chiudendo i porti, mette in pericolo tutti.

Quindi, se veramente Salvini volesse difendere gli italiani dalle malattie, dovrebbe APRIRE I PORTI, non chiuderli. Rendere possibile arrivare con un regolare traghetto e poter accedere a controlli medici allo sbarco.

Rendendo la tratta illegale, invece, si mettono tutti gli italiani a rischio di contagio. Non di cononavirus, che in Libia non c’è, ma di altre malattie, come ad esempio la scabbia.

Chi ci aiuta a rimanere in salute sono associazioni come Emergency, che offre assistenza medica gratuita ai migranti in Sicilia.

Salvini, no. Salvini ci mette in pericolo.

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