Nel CARA Sant’Anna Capo Rizzuto in questo periodo vengono posti in quarantena richiedenti asilo che arrivano con voli di evacuazione dalla Libia o via mare. Spesso hanno cellulari libici con credito esaurito e i loro amici e parenti non riescono a contattarli. Questo post è per loro.

Partiamo dalla fine: il modo migliore per mettersi in contatto con il vostro amico/parente è chiamare l’ufficio della Croce Rossa che assiste gli ospiti del CARA.

Il numero è +39 0962 1940427

Il personale della Croce Rossa è gentile e umano, un vero faro in questa struttura. Colgo l’occasione per ringraziare tutto questo splendido staff.

Gli altri numeri del CARA sono:

0962 1940402

0962 1940406

0962 1940421

0962 1940412

Rispondono gli agenti che coordinano la struttura. Ma non danno informazioni.

Quanto ci ho messo a trovare un amico chiuso nel CARA di Sant’Anna Capo Rizzuto

8 giorni.

Sono piuttosto brava a trovare persone in tutto il mondo, anche nei lager libici, anche in mezzo alle guerre. Mai avrei immaginato di avere tutte queste difficoltà con un CARA in Italia.

Il mio amico Anthony arriva a Roma Fiumicino lunedì 28 febbraio con il volo di evacuazione dalla Libia organizzato da UNHCR e Governo italiano. Appena atterrato mi scrive, ed è bellissimo sentirlo finalmente fuori dall’inferno della Libia. Grazie al wifi dell’aeroporto, rimaniamo in contatto fino alle 2 e mezza del mattino, in attesa di sapere dove lo porteranno. Ma il suo cellulare si scarica.

Due mesi fa, due voli gestiti dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Chiesa Valdese sono arrivati a Roma e i rifugiati sono stati trasferiti in alberghetti romani per i 10 giorni di quarantena. Tra gli evacuati c’erano due ragazzi che conoscevo, tramite il wifi dell’albergo siamo rimasti in contatto e mi hanno raccontato l’umanità di questa accoglienza. Così ora vado a dormire, convinta che sentirò Anthony domani.

Invece Anthony non scrive e non chiama. Il suo cellulare risulta spento.

Nella serata del 1 marzo, dai giornali, apprendo che il gruppo dei rifugiati è stato spostato nel CARA di Sant’Anna, Capo Rizzuto, provincia di Crotone, 655 km di distanza. Ma non tutto il gruppo.

Il 2 marzo provo a chiamare il CARA per sapere se Anthony è lì e sta bene. Mi sembra strano che non mi abbia contattata. Ma non trovo un numero di telefono valido.

In effetti è un problema diffuso. Su Google è pieno di gente che è nella stessa situazione.

Possibile che una struttura gestita con fondi pubblici non abbia un numero di telefono? Impossibile, e infatti ci sono (quelli sopra).

Ma io non li conosco, così chiamo la polizia di Capo Rizzuto. Sono molto gentili e mi fanno mandare una PEC con i riferimenti di Anthony. C’è la privacy e non sono giustamente autorizzati a dirmi se lui è lì e sta bene. Chiedo di farsi autorizzare da Anthony, se è lì, a darmi queste informazioni. Mi promettono che mi richiameranno.

Non mi richiamano. Richiamo io. Mi danno altri numeri di telefono, che squillano a vuoto. E la pec? Boh.

Passano i giorni e io non mollo. Alla fine mi danno una serie infinita di numeri, tra cui c’è quello del coordinatore del CARA.

Il coordinatore del CARA non è uno. Ogni giorno cambia. Quello del 4 marzo è gentilissimo e mi promette che cercherà il mio amico, si farà autorizzare a darmi le famose informazioni sensibili (se è lì e sta bene) e mi richiamerà.

Però non richiama. Richiamo io il giorno dopo e il coordinatore del CARA oggi è un agente diverso, molto meno gentile, che mi ripone il problema della privacy e non accetta la mia soluzione (farsi autorizzare da Anthony, se è lì).

E’ passata una settimana e non so ancora se è lì. Sono preoccupata.

Lunedì 7 marzo chiamo la Croce Rossa del CARA. Mi risponde una donna. Dopo tanti agenti maschi, finalmente c’è una persona che comprende in pieno il fatto che io sia preoccupata per il mio amico. Rimando la mail con il messaggio per Anthony. Il giorno dopo richiamo e… bella sorpresa: lo staff della Croce Rossa è andato dal mio amico e ha chiesto se li autorizzava a dirmi che lui era lì e che stava bene (perché fortunatamente stava bene). Il mio amico ha risposto: “Certo!”

Anthony è lì. Anthony sta bene. Mi dicono anche che la quarantena finirà il 10 marzo e che verrà trasferito in uno Sprar in Irpinia.

I problemi del CARA di Capo Rizzuto Sant’Anna

Chiaro, la struttura ha avuto problemi ben più gravi, tra cui un commissariamento per ‘ndrangheta con 68 arresti, compreso quello di un parroco.

Ma perché non risolve almeno il problema della mancanza di comunicazione tra i richiedenti asilo e l’esterno? Chi arriva in Italia ha un cellulare con scheda straniera, che finisce immediatamente il credito. Essendo in quarantena, non può uscire e comprare una scheda italiana.

Sarebbe tanto difficile mettere a disposizione un wifi?

Io per giorni con le mie richieste ho intasato le linee della polizia di Capo Rizzuto, che ha ovviamente cose più importanti da fare. Come me, hanno fatto tanti genitori, fratelli, sorelle, amici. E’ tanto difficile immedesimarsi in qualcuno che ha una persona cara arrivata in Italia ed è preoccupato per lui perché non riesce a contattarlo?

(Comunque GRAZIE a tutti quelli che in questa settimana mi hanno capita e aiutata: a tutto lo staff della CRI e ad un simpatico e super umano centralinista, di cui non so il nome ma che saluto e ringrazio tanto).

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