Ott 152018
 

In un mondo in cui  le emozioni si esternano sui social network, cosa fanno le persone vuote?

Semplice: le rubano.

Con questo articolo sputtano, un po’, un manipolo  di ladruncoli di sentimenti che rappresenta molto bene una categoria di italiani purtroppo sempre più numerosa: quelli vuoti dentro.

 

Internet trasuda sentimenti ed emozioni. Una volta tutto questo era privato e se ne stava chiuso nel diario che custodivamo gelosamente nel primo cassetto della scrivania. Oggi è divenuto pubblico e quotidianamente sentiamo l’esigenza di esternare le nostre impressioni e considerazioni sui vicini di posto sull’autobus e di informare il mondo in tempo reale dei nostri cambi di umore, sensazioni di caldo/freddo, stato dell’apparato digestivo e urinario, ciclo del sonno ecc. Sono arrabbiata / ho freddo / ho una fame da lupi / ho dormito solo tre ore; tutto finisce su blog e social network, alla conquista di like e cuoricini.

E il giorno in cui abbiamo qualcosa di un po’ più interessante da raccontare ci sentiamo futuri premi Pulitzer in missione per conto di Dio!

Io, lo ammetto, non sono immune da tutto questo. Anche sul mio account Twitter ogni tanto spunta qualcosa di personale e, quando scrivo un articolo o un racconto sul mio blog, a volte le MIE emozioni si impadroniscono del testo.

E’ il caso del reportage che ho scritto sulla mia visita ad Auschwitz-Birkenau a maggio 2012. Da qualche anno lo trovate, ripubblicato, sul mio blog. Racconta la terribile macchina di sterminio concepita dalle (malate) menti naziste, ma contiene anche le mie idee politiche e l’eviscerazione di tutte le sensazioni che ho provato di fronte a tanto orrore.

E’ uno degli articoli più letti del mio blog. E uno dei più copiati.

Sì, ho proprio scritto copiati.

Ben 2 tour operator, di cui non faccio il nome per non fargli pubblicità, se ne sono appropriati illegalmente e l’hanno usato per vendere i propri viaggi. Lo ha fatto anche una testata giornalistica.

La cosa più sconvolgente, però, è analizzare COSA hanno copiato.

Non i dati storici e la descrizione di Auschwitz, non le mie idee politiche (che evidentemente non condividono), ma proprio ciò che è l’argomento di questo mio articolo: sensazioni, sentimenti, ME.

Vi faccio vedere.

Questo è un racconto che era sul blog di uno dei tour operator. L’autrice sembra raccontare la sua visita del museo di Auschwitz e la prima parte, quella delle informazioni pratiche, (sembra) farina del suo sacco (a meno che non l’abbia copiata da altri…).

Poi, però, l’autrice decide di inserire qualche impressione e considerazione e… copia le mie.

 (I pezzi 1 e 2 sono sensazioni mie e non sue).

Copiando, in verità, anche un po’ maluccio.

Ma andando avanti… peggiora. Ogni singola volta che l’autrice (dovrei chiamarla “scopiazzatrice”?) mette in campo emozioni o sentimenti… non sono mai i suoi, sono i miei!

Questo è il suo testo:

E questo il mio:

Come vedete, nell’ansia di raccattare sentimenti altrui, ha anche rovinato un (mio) pezzo molto forte.

Poi continua, ancora copiando e cambiando (male) le parole, come si faceva a scuola.

(Con sfondo bianco, il testo della scopiazzatrice, con sfondo nero, il mio)

L’unico punto in cui questa scopiazzatrice sembra avere un pensiero davvero suo è alla fine del racconto.

Lo riporto qui e lo virgoletto (lungi ma me plagiare qualcuno!)

Finita la visita mi ritrovo immersa nei tanti pensieri che vagano nella mente e sembra che non riescano a trovare il giusto filo, mi ritrovi in silenzio assorta nei pensieri a cui non so dare un senso“.

Ecco finalmente un pensiero autentico che esprime cià che si trova nell’animo dell’autore: il SILENZIO.

Un vuoto morale?

Possibile? Possibile che qualcuno non abbia nulla (di suo) da scrivere dopo essere stato ad Auschwitz?

Dai, direte voi, questi vogliono soltanto vendere viaggi e ad Auschwitz non ci sono neanche mai stati.

Probabilmente avete ragione.

Vediamo allora quelli che ad Auschwitz ci sono stati e che non hanno biechi fini economici.

Rullo di tamburi per…

Gli studenti  della 5V del Cesaris di Lodi  !

Dopo una visita ad Auschwitz organizzata dalla loro scuola dal 10 al 14 marzo, hanno scritto le loro impressioni sul loro giornalino online.

In questo articolo” scrivono “non abbiamo tanto voluto scrivere una cronaca-descrizione del viaggio ma raccogliere le nostre riflessioni che la Prof. ci ha invitato a scrivere dopo il ritorno.
Alcune riflessioni degli studenti della 5V

Bravi ragazzi. Tutti?

Ehm, no.

L’inizio del primo pensiero (punto 1) mi ricorda qualcosa…

Mmmmm, cosa mi ricorderà? Vediamo il mio reportage:

Ops.

Lo studente scopiazzone, tra l’altro, ha anche qualche problema con le stagioni. Lui è stato in gita in inverno, grazie al cavolo che la primavera non era ancora arrivata a Cracovia!

Anche più giù c’è un altro pensierino interamente scopiazzato da me, è il numero 8.

Ha addirittura copiato (e non tolto) l’indicazione tecnico-informatica di wordpress che avvisava della presenza delle foto e aggiunto la parola “orrore”. Il che rappresenta, a mio parere, una ridondanza inutile.

NOTA BENE: nell’articolo degli studenti del Cesaris, quelli copiati sono solo 2 dei 12 pensierini presenti. Gli altri sembrano autentici. Mi scuso con gli studenti “innocenti” per averli messi in mezzo. Se vogliono, possono scrivermi indicando quale siano il loro pezzo e il loro nome, li pubblicherò qui. Mi dispiace che per l’errore di pochi molti facciano una brutta figura!

Dei 12 studenti, quindi, ce ne sono solo due che dopo una visita ad Auschwitz non hanno la capacità di formulare un pensiero.

Perché di questo si tratta.

Puoi copiare il compito di latino o matematica, ma se umanamente non ti esce nulla dal cuore e dal cervello dopo un’esperienza così, hai davvero dei grossi problemi.

Vuoto morale. Insensibilità.

Questo mi fa orrore (ecco, v’ho cacciato il mio sentimento. Originale al 100%!). Accade oggi, a Lodi, cittadina che ha deciso di escludere dalla mensa scolastica i bimbi figli degli stranieri.

Possibile che nel nostro paese si stia diffondendo un vuoto morale? In una società che non fa altro che esprimere pubblicamente le proprie sensazioni di c’ho caldo / c’ho il ciclo /mi rode il culo / faccetta triste / cuoricino / amo il mio gatto / sull’autobus c’è uno vestito strano ?

Il vuoto. Me lo immagino come Il Nulla del film “La Storia Infinita”. Dilagante.

Questi studenti si sono già diplomati, così ho deciso di segnalare la cosa al loro vicepreside. Eh si, mi sarei sentita una bastarda se fossero stati ancora in quella scuola!

Riesco a parlare con il vicepreside del Cesaris e gli esterno la mia preoccupazione. Trovo allucinante che nella sua scuola ci siano studenti incapaci di formulare un pensiero dopo aver visitato un campo di sterminio. Mi risponde che non sa chi gestisce il sito online del loro giornalino scolastico e, beh, non mi pare troppo impressionato dalla mia segnalazione. Comunque è educato e gentile.

Che altro posso fare?

Come lo combatti un vuoto così? “La Storia Infinita” un’arma efficace ce l’aveva e, allora, io uso la stessa: ve lo racconto.

 

E infine…

cito (non copio!) i Colle der Fomento nel mandare un cordiale messaggio a tutti quei poveri (poracci?) di sentimenti che, per sentirsi umani quali non sono, risolvono di copiarli:

Esse come me, manco si me copiate!
Esse come voi, manco si me pagate!

(Nulla Virtus – Colle der Fomento)

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