La mia amica senza vaccino ha preso il Covid. E’ finita in terapia intensiva. E’ facile scrivere questo articolo? No, è difficile.

Questo non è, non deve essere uno di quei soliti sproloqui del tipo “mio cugino era no vax, è morto di Covid, ergo vaccinatevi”. Non aggiungerebbe nulla, ce ne sono fin troppi in giro. Il dibattito sul vaccino è saturo di luoghi comuni e ha solo due personaggi, entrambi stereotipati: il novax-fascio-nomask che urla in piazza e il novax-complottistadel5G-grillinodellaprimaora che scrive su Telegram. Tutti gli altri fingiamo di non vederli.

La protagonista di questa storia non è grillina, non è fascista, non segue teorie complottiste ed è una mia cara amica.

“Puoi prendermi a parolacce” è riuscita a dirmi tra i conati di tosse e i rantoli il giorno che è stata portata in terapia intensiva.

“Lo farò” ho promesso “ma solo dopo la tua guarigione”.

Oggi, dopo più di un mese, la mia amica Allegra Zitella è guarita dal Covid e questo articolo lo stiamo scrivendo assieme. Contiene qualche parolaccia, ma detta da lei, non da me. (In questo non sono stata di parola).

Importante: se sei uno che pensa di non aver mai fatto un errore in vita tua e ci tiene a giudicare quelli degli altri… non leggerlo.

Senza vaccino perché… indecisa

L’Allegra Zitella è una donna single di 63 anni che vive in Sicilia. E’ una bravissima persona che pur non essendo ricca (tutt’altro!) si priva del poco che ha per aiutare chi ha ancora meno.  Molti di voi la conoscono su Twitter, così non mi dilungo in presentazioni.

A luglio 2021 l’Allegra Zitella è  ancora senza vaccino. “Cosa???” “Ma vaccinati subito!” le scriviamo tutti sulla chat del collettivo di cui facciamo parte entrambe. La convinciamo. Prenota il vaccino per il 31 luglio. Ma poi non ci va.

  • Perché non sei andata? Avevi paura del vaccino?
  • No, non avevo paura. Ma ero indecisa. Forse non credevo all’utilità del vaccino. Pensavo che non servisse. E poi ormai non credevo che avrei mai preso il Covid.

Dopo un anno e mezzo in cui il virus ha circolato in tutta Italia, chi non lo ha preso si sente inconsciamente immune. E’ un processo mentale di una semplicità disarmante, eppure reale.

Così l’Allegra Zitella senza vaccino trascorre una settimana di vacanza assieme ad un’amica molto più giovane che ha fatto la prima dose soltanto qualche giorno prima. Le due girano la Sicilia con i mezzi pubblici in un’estate in cui la Sicilia è chiazzata da focolai Covid, tanto che diventerà zona gialla. L’amica torna a casa, le viene un po’ di febbre, fa il tampone, è positivo. Subito avvisa l’Allegra Zitella.

 “Sono senza vaccino… ma non è Covid”.

Tosse, febbre altissima, fatica a respirare, vomito scatenato dalla deglutizione, gonfiore ad una gamba. Sono i sintomi che nel giro di un giorno investono, come uno tsunami, l’Allegra Zitella. La sua giovane amica, quella con il Covid, invece sta molto meglio e non ha più la febbre.

L’Allegra Zitella si chiude in casa. Ma non fa il tampone.

“Non è Covid, è la mia solita bronchite” precisa in un audio che mi manda qualche giorno più tardi. La voce è rantolante, il respiro spezzato, il morale a pezzi.

“Ti prego, fai un tampone!” la imploro, e quando mi risponde, di nuovo, “solita bronchite”, la chiamo al telefono.

Le è successo qualcosa per cui la spiegazione più ovvia – la tua amica ha il Covid, tu hai tutti i sintomi, ergo hai il Covid – non è la prima della lista. Parliamo spesso di negazionisti, ma non perdiamo mai neanche un minuto ad indagare le regioni recondite della negazione. Mettersi ad urlare “Hai il Covid” è altrettanto irrazionale, lo so, ma almeno la convince ad andare dalla sua dottoressa.

Paragrafo sconvolgente di questa vicenda: la dottoressa la visita, crede alla “solita bronchite” e non le fa fare il tampone. I medici di base ricoprono un ruolo chiave in questa pandemia: c’è chi fa vaccinare tutti i suoi pazienti chiamandoli a casa uno per uno e chi resta inerte davanti al disastro.

Non era la solita bronchite. Ovviamente.

L’Allegra Zitella lo capisce da sola quando, pochi giorni dopo (a 10 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi), peggiora ancora. Così telefona al Pronto Soccorso, le mandano un’ambulanza, le fanno un tampone, ovviamente positivo, la ricoverano d’urgenza in un reparto Covid strapieno e poi in terapia intensiva.

Un emogas e un’ecografia ai polmoni danno un ulteriore tragico responso: è tutto nero, la situazione è serissima. “Sono una stronza” si dice l’Allegra Zitella, ma lo pensa solo, perché non riesce più a parlare. Questo pensiero – spiega ora – era alimentato anche dalla realtà che aveva attorno: un Pronto Soccorso Covid e una Terapia Intensiva Covid pieni esclusivamente di persone senza vaccino.

I pazienti senza vaccino

  • Medici e infermieri passavano chiedendo “Lei è vaccinata?” e tutti rispondevano di no. “Eccone un’altra. Complimenti Signora!” commentavano, ma in modo benevolo, erano molto comprensivi.
  • Davvero i pazienti erano tutti senza vaccino?
  • Quelli che ho visto io sì: due signore al Pronto Soccorso, una donna con il marito già ricoverato e il figlio a casa con il Covid, la mia compagna di stanza, le due della stanza accanto, madre e figlia, la ragazzina di sedici anni che è arrivata il terzo giorno e poi…
  • Ma in tutto quel tempo avrai incontrato qualcuno che era vaccinato…
  • No, ZERO.

Qualche giorno fa l’ISS ha pubblicato un rapporto sull’efficacia dei vaccini. Secondo tale rapporto nel gruppo dei vaccinati con ciclo completo, rispetto a quello dei senza vaccino, il rischio si riduce del:

  • 77%  nel contrarre il Covid
  • 93,1% nel prevenire l’ospedalizzazione
  • 95,4%  nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva
  • 95,7% nel prevenire il decesso

Sono numeri a cui si crede, certo, ma che non rimangono così impressi come il racconto dell’Allegra Zitella.

“Chi è causa del suo mal, vada affanculo” (cit. Allegra Zitella)

A prima vista, la società dei vaccinati possessori di Green Pass sembra augurarsi l’estinzione dei non vaccinati. Sembra esultare per la morte dei leader dei no vax. E’ vero? Per fortuna, NO.

In ospedale lo staff medico e infermieristico cura e coccola per settimane l’Allegra Zitella e i suoi compagni senza vaccino. Nonostante sia bardato da dispositivi di sicurezza, il personale tiene alto il morale dei pazienti trasmettendo umanità e sentimenti positivi. “Non morirai, ce la farai” dicono i medici all’Allegra Zitella, e questo le da forza per sopportare cure dolorose e non la fa sentire sola sotto la maschera dell’ossigeno. Pian piano, giorno dopo giorno, torna a poter parlare e a respirare meglio. E’ allora che prende la decisione di raccontare.

“Ero pienamente cosciente di aver fatto una cazzata grande come un muro e ho fatto un video per dirlo a tutti”.

Pochi lo farebbero. Molte persone senza vaccino quando contraggono il Covid stanno zitte, zittissime. L’Allegra Zitella invece fa una serie di video dall’ospedale, parla al di sotto del respiratore con l’ossigeno. Li pubblica tutti su Twitter. Penso ci voglia un immenso coraggio per fare una cosa del genere.

La reazione della rete sorprende: nessuno la critica o la attacca, tutti le augurano di guarire presto. Anche lei è sorpresa. “Magari possono convincere altri a non aspettare, a vaccinarsi” mi spiega quando – contravvenendo al mio proposito di prenderla a parolacce – le faccio una telefonata di congratulazioni e stima. Penso che una Allegra Zitella che si racconta con onestà e umiltà sia più utile di tutte le  misure che obbligano al vaccino.

La psiche dei non vaccinati ci viene presentata dai media come un concentrato di negazionismo & complottismo contro cui non possiamo far nulla (“Si può discutere con il novax-fascio-nomask che urla in piazza o con il novax-complottistadel5G-grillinodellaprimaora che scrive su Telegram? No”). Ma la realtà è diversa, molto più semplice: la maggior parte di chi è ancora senza vaccino è dominato dall’indecisione e dalla paura, sentimenti normali ed umani. Con queste persone sì, si può parlare, si DEVE parlare.

Nei giorni più neri della terapia intensiva dell’Allegra Zitella, io mi dannavo, per non essere stata più incisiva, per non essere andata lì a prenderla per mano e accompagnarla a fare il vaccino. In quei momenti tragici e bui, seguendo l’esempio dell’Allegra Zitella, ho convinto due persone, due persone normali che erano soltanto indecise e spaventate, ad andarsi a vaccinare. Lo hanno fatto. Ciò non ha alleviato il mio senso di colpa, ma almeno è stato utile a qualcuno.

“Se il 31 luglio fossi andata a vaccinarmi, tutto questo non sarebbe successo” dice oggi l’Allegra Zitella. “Chi è causa del suo mal, vada affanculo” si auto-insulta in un video. Ma è un insulto a cui noi, che la seguiamo e le vogliamo bene, non partecipiamo.

In questa tragedia planetaria, gli arcobaleni attaccati alle finestre sono stati presto investiti da una pioggia di fango, i canti dai balconi coperti da grida sconnesse, le poche notizie utili soffocate da un magma di teorie fuorvianti. L’umanità però non si è persa, è ancora viva, sotto le macerie. Tiratela fuori.

PS La morale di questa brutta favola è semplice semplice e oggi l’ho scritta ad Allegra Zitella:

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