E' ripartito il "Cacate Rivolta Tour" 2020 di Solidarancia!!! Tutte le tappe.

Nov 132020
 

Testo per presentare una querela per minacce, offese, intimidazioni o diffusione di dati personali online.

Molte, troppe persone subiscono intimidazioni sui social network da parte di persone che spesso si trincerano dietro l’anonimato.

Sono dei reati penali, puniti dalla legge italiana con pene fino a 6 anni di reclusione, che violano la serenità e la vita privata di chi li subisce.

Cosa fare se si subisce una persecuzione del genere? C’è solo una cosa: DENUNCIARE.

Anche a me è successo, e ho quindi pensato di scrivere questo tutorial per aiutare altri.

La denuncia all’autorità è l’unico modo di fermare questi criminali e di evitare che facciano la stessa cosa ad altri. Questi soggetti, di solito, non attaccano una sola vittima e, se non fermati, si crogiolano nella loro impunità e aumentano il numero e l’intensità dei loro reati. Se denunciati, invece, vanno a piangere dalla mamma e dall’avvocato.

Grazie all’aiuto dell’avvocatessa Marina Terlizzi, esperta in questo campo e sempre in prima linea nella difesa dei più deboli, pubblico qui la form della querela e alcuni consigli su come e dove presentarla.

Come e a chi denunciare?

Si pensa che una querela per intimidazioni online vada per forza fatta alla Polizia Postale. Ma non è vero, essa può essere presentata anche direttamente alla Procura della Repubblica o ai Carabinieri.

Qual è la differenza? Sostanzialmente una:

  • Presentando la querela a Polizia Postale o Carabinieri, le autorità prima svolgeranno le indagini necessarie e poi passeranno il caso alla Procura.
  • Inviando la denuncia alla Procura della Repubblica, sarà il Questore a incaricare Polizia Postale o altre forze dell’ordine di svolgere le indagini. In questo caso la querela non può essere ritirata in fase di indagini.

Per denunciare questi reati avete tempo 6 mesi.

I reati di minacce, diffusione di dati personali online, diffamazione e atti persecutori.

In una escalation persecutoria subita online spesso si è vittima non solo di uno, ma di diversi reati penali.

Faccio un riassuntino (le sottolineature sono mie):

– Atti persecutori

Articolo 612 bis Codice Penale 2020 (R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398) [Aggiornato al 30/06/2020]

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

– Diffamazione

Articolo 595 Codice Penale 2020 (R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398) [Aggiornato al 30/06/2020]

Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa [57-58bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [2699], la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Nota dell’avvocata Marina Terlizzi: La prevalente giurisprudenza equipara, invero,  i social network ad un mezzo di pubblicità, riconoscendo quindi la diffamazione nella forma aggravata quando “il messaggio viene inoltrato a destinatari molteplici e diversi, per esempio attraverso la funzione di forward o a gruppi di Whatsapp, su Twitter o Facebook […]” (Cass. pen., V sez., n. 7904/19; Cass. pen. sez. V, 13/07/2015, n. 8328; Tribunale Pescara, 05/03/2018, n. 652).

Quindi, in caso di diffamazione su social network, il reato ipotizzato è “diffamazione aggravata”.

– Minaccia

Articolo 612 Codice Penale 2020. (R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398) [Aggiornato al 30/06/2020]

Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro. Se la minaccia è grave o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno.

Si procede d’ufficio se la minaccia è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339: se la violenza o la minaccia è commessa nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero con armi [585], o da persona travisata, o da più persone riunite [112 n.1], o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

– Trattamento illecito di dati personali

Articolo 167 Codice della privacy (D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196) [Aggiornato al 30/06/2020]

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130 o dal provvedimento di cui all’articolo 129 arreca nocumento all’interessato, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, procedendo al trattamento dei dati personali di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 2 sexies e 2 octies, o delle misure di garanzia di cui all’articolo 2 septies ovvero operando in violazione delle misure adottate ai sensi dell’articolo 2 quinquiesdecies arreca nocumento all’interessato, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

(l’articolo 167 continua, ma per casi diversi)

Nota: quando la violazione dell’articolo 167 (diffusione di dati personali) si combina alla violazione dell’articolo 612 (minaccia) la situazione è ancora più grave perché si minaccia fornendo i dati personali della vittima, come a dire “Sappiamo chi sei e dove abiti“.

Il testo della querela per minacce, diffusione dati personali, offese e/o atti persecutori online

Potete scaricarla qui

oppure copiare e incollare il testo qui sotto.

Atto di denuncia – querela da parte dei privati

(ex artt. 333 e 336 c.p.p.)

Io sottoscritto XXX, nato a XXX, il XX/XX/XXXX, residente in XXX alla Via XXX N. X e ivi elettivamente domiciliato, propongo con il presente atto, formale denuncia-querela nei confronti di

NOME e data di nascita DENUNCIATO oppure (se non lo conoscete) IGNOTI. Potete anche querelare “il titolare dell’account Facebook/Twitter ecc. attualmente denominato “NOME ACCOUNT” e avente link @XXX”,

resosi responsabile, nei miei confronti di minacce/offese/intimidazioni/diffusione di miei dati personali (se sono presenti più reati in aumento si può anche scrivere “una escalation persecutoria”).

Lascio all’Autorità Giudiziaria verificare se dai fatti di seguito esposti emergano o meno ulteriori ipotesi di reato.

Premesso che

QUI CI VANNO LE PREMESSE (AD ESEMPIO QUAL E’ IL VOSTRO ACCOUNT SOCIAL O ALTRE INFORMAZIONI NECESSARIE A COMPRENDERE I FATTI.

Esposizione dei fatti

Siate più precisi possibile!

Alcuni consigli:

– L’ideale è iniziare ogni paragrafo con “Il giorno XXX alle ore XXX”…

– Mettete SEMPRE i link dei vari messaggi minatori/offese,

– citate con precisione le frasi ingiuriose che vi sono state rivolte

–  allegate anche lo screenshot contenente il link nella parte alta.

(Eventuali) testimoni

Indicateli con nome, cognome, data di nascita, numero di telefono e, se li avete, anche indirizzo e codice fiscale.

In seguito a ciò

Qui indicate il danno da voi subito, che può essere materiale o morale o entrambi le cose.

Ad esempio:

Le intimidazioni subite hanno provocato in me un fortissimo stato di ansia e paura per la mia incolumità e per l’incolumità della mia famiglia. Tale stato mi ha costretto a modificare le mie abitudini di vita ecc.

Tutto quanto innanzi premesso, io sottoscritto XXX

Chiedo

che esaminati i fatti sopra narrati si proceda nei confronti del proprietario dell’account denominato “XXX” e avente link @XXX (https://XXX), che si è reso responsabile delle condotte descritte e che possono rientrare nelle ipotesi di  diffamazione aggravata p.e p. dall’art. 595 co. 3 c.p., di minacce ex art 612 c.p. e di  atti persecutori ex art 612 bis c.p. , illecito trattamenti dati ex art. 167 D.lgs 196/2003 e art 81 c.p.

Chiedo, dunque, che il predetto o chiunque risulti colpevole per i narrati fatti di reato,  venga punito per il reati descritti e/o per i fatti di reato emergenti nella fattispecie descritta e/o quelli che  emergeranno all’esito delle espletande  indagini.

Chiedo altresì che venga verificato se il proprietario dell’account @XXX sia titolare di porto d’armi o permesso di detenzione per arma da fuoco.

Con espressa riserva di costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale.

Chiedo, inoltre, sin d’ora la punizione dei responsabili e di essere avvisato in caso di eventuale richiesta di archiviazione ex art. 406 e 408 c.p.p.

Dichiaro, altresì, di oppormi alla, eventuale ove e se prevista, definizione del procedimento per decreto di condanna.

Rimango a disposizione per essere ascoltata  per ogni chiarimento necessario.

Si allega la seguente documentazione:

– screenshot dei post

DATA

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