Il 18 marzo 2021 una motovedetta libica regalata dall’Italia ha gestito un evento SAR che si è concluso con la fuoriuscita dalla Libia di 10 persone, tutti cittadini libici.

La ricostruzione dei fatti

  • Il 18 marzo alle 6:42 la nave di salvataggio Ocean Viking viene contattata via radio dalla motovedetta libica P 301 che sta gestendo un evento SAR. La motovedetta libica chiede alla Ocean Viking aiuto per una barca vetroresina che si trova in difficoltà una quarantina di miglia a nord di Zwara.

E’ un fatto inusuale ed eccezionale. MAI i libici chiedono l’aiuto delle navi delle ONG, tutt’altro: in genere evitano di avvisarle e si lanciano in corse folli per arrivare per primi a catturare i migranti sulle barche per deportarli nei lager libici.

  • Ocean Viking arriva sul posto e trova una piccola barca con sole 11 persone a bordo: 7 uomini, 2 donne, un neonato e un bambino. Tutti cittadini libici.
  • Poco lontano, la vedono tutti, c’è la motovedetta libica P 301, ferma in mezzo al mare. La una motovedetta libica sta seguendo da ore la barca in vetroresina, ma senza intervenire.
  • La Ocean Viking mette in acqua il gommone e assiste i naufraghi (le donne e i bambini vomitano e sono disidratati). Mediante il gommone, li trasporta a bordo. Tutti tranne uno, un uomo, che vuole rimanere sulla barca in vetroresina.
  • L’uomo rimane sulla barca in vetroresina, il gommone della Ocean Viking si allontana e dopo poco sopraggiunge la motovedetta libica, che preleva il naufrago e aggancia la barca in vetroresina. Ripartirà poco dopo, facendo rotta per la Libia trainando la piccola barca.
La foto scattata da Sea-Bird, pubblicata su Twitter da Sergio Scandura

(ricostruzione effettuata grazie ai tweet di Sos Mediterraneee e all’articolo di Giansandro Merli su Il Manifesto)

Perché l’uomo è voluto salire sulla motovedetta libica? Chi era?

In questa strana storia ci sono molte cose che non sappiamo e che possiamo solo supporre. Ma una è assolutamente cristallina:

L’uomo, cittadino libico, NON voleva andare in Europa. Voleva tornare in Libia.

Ergo, non era un migrante.

Era lo scafista?

Probabile. Ma c’è un altro punto importante. La legge libica 19/2010 sull’immigrazione clandestina, attualmente ancora in vigore in Libia, per gli scafisti prevede la pena del carcere fino ad un anno (fino a 5 anni in caso di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, ergastolo se si verifica la morte di qualcuno).

Perché mai uno scafista si consegnerebbe alle autorità libiche?

L’uomo aveva la possibilità di salire sulla Ocean Viking e raggiungere l’Europa. Ma ha deciso invece di tornare in Libia consegnandosi all’equipaggio della motovedetta P 301.

O era un pazzo, oppure godeva di immunità. Per lui, l’equipaggio della motovedetta libica P 301 non rappresentava un pericolo.

La motovedetta libica P 301 è una di quelle donate dall’Italia alla Libia

La P 301 è una motovedetta di 35 metri prodotte dalla società Cantiere Navale Vittoria Spa di Adria (RO). Può può raggiungere una velocità massima di 38 nodi con un’autonomia di 600 miglia nautiche.

La motovedetta è stata donata dall’Italia alla Libia. Ma non alla cosiddetta guardia costiera libica, bensì alla GACS, “l’Amministrazione generale per la sicurezza costiera”. La differenza? La GACS riferisce al ministero degli interni libico, mentre la guardia costiera libica fa parte della marina libica e risponde al ministero della difesa.

motovedetta libica P 301

Sulla pagina Facebook della GACS potete trovare diversi contenuti che riguardano la motovedetta P 301, compresi foto e video.

Oltre che del valore della motovedetta, l’Italia si è fatta carico delle spese di consegna e matutenzione. Precisamente:

  • 2 milioni di euro nel 2017 per rimettere in sesto la P 301 e altre due motovedette
  • 346 mila euro nel 2019 per ulteriori riparazioni

Duccio Facchini ricostruisce bene tutti i soldi pubblici spesi per questa ed altre motovedette. Ricordo anche che ASGI ha impugnato l’utilizzo dei soldi del Fondo Africa per la fornitura di motovedette alla Libia.

Cosa sappiamo sulla barca in vetroresina

Era un piccolo motoscafo. Un’imbarcazione diversa da quelle solitamente utilizzate dai migranti, che sono perlopiù gommoni o barche di legno.

E’ stata intercettata 40 miglia a nord di Zwara e ciò vuol dire che puntava su Lampedusa.

Da Zwara, negli ultimi mesi, sono salpati altri cittadini libici. Non si conosce molto sul fenomeno degli emigranti libici. In genere non si mescolano ai migranti del resto dell’Africa, tendono a preferire barche più sicure e meno affollate. Pagano molto di più, sopra i 5000 dollari. Nell’ultimo anno ci sono state famiglie libiche che hanno deciso di lasciare il loro paese a causa della guerra o delle persecuzioni delle milizie.

Qual era il piano di questa barca (cioè, il piano della motovedetta libica P 301)? Raggiungere l’Italia in autonomia oppure farsi soccorrere dalla Ocean Viking? Possiamo solo fare delle supposizioni e porci delle domande.

  • Se la barca puntava a raggiungere l’Italia in autonomia, perché per le prime 40 miglia è stata scortata dalla motovedetta P 301? Su Avvenire, Nello Scavo lo scrive chiaramente: “una motovedetta libica che segue un motoscafo con 11 migranti diretti verso l’Italia. E non interviene”.
  • Ricordiamo che a bordo c’era un uomo (lo scafista?) che NON voleva andare in Italia. Arrivando a Lampedusa, come pensava di tornare in Libia?
  • Perché c’era uno scafista? Le barche dei migranti viaggiano sempre senza scafista. Vengono guidate da uno dei migranti.
  • L’avaria c’è stata veramente? Secondo la motovedetta libica P 301, la barca si trovava in avaria. Ma la cosa non è accertata.

Di sicuro vedremo ancora questa barca, perché la motovedetta libica P 301 l’ha trainata fino in Libia. Di norma, i cosiddetti guardiacoste libici e le altre milizie rivendono agli scafisti le barche che catturano in mare. A Khoms, per esempio, ho raccolto testimonianze di migranti che hanno fatto due viaggi con lo stesso gommone: dopo la prima cattura, la cosiddetta guardia costiera libica ha rivenduto agli scafisti sia i rifugiati che la loro imbarcazione, in blocco.

Le varie ipotesi su questa vicenda

Questo paragrafo contiene solo mie IPOTESI. Prendetelo, quindi, per quel che è.

Visti i fatti, l’ipotesi più probabile è che la GACS abbia organizzato la fuoriuscita dei 10 cittadini libici. In cambio di denaro o durante un’operazione ordinata dall’alto. Propendo per la prima ipotesi (denaro) perché era ovvio che la vicenda sarebbe stata resa pubblica. Il Ministero dell’Interno libico non avrebbe gradito questa pubblicità. Viceversa, gli equipaggi delle motovedette libiche sono composti da miliziani che compiono reati tutti i giorni, alla luce del sole, e non si fanno problemi perché in Libia godono della più totale impunità.

Sarebbe utile, per questo, chiedere ai naviganti che ora si trovano sulla Ocean Viking. Quanto hanno pagato e a chi?

Sempre visti i fatti, mi sembra probabile che la motovedetta libica P 301 abbia deciso di sfruttare la Ocean Viking per l’operazione. Sapeva che la Ocean Viking è una nave umanitaria che NON PUO’ esimersi dal salvare persone in mare. E che NON PUO’ costringere qualcuno a salire su una nave contro la sua volontà.

Probabilmente non era previsto che la barca di vetroresina raggiungesse l’Italia. In tal caso i libici non avrebbero mandato lo scafista. Il ruolo dello scafista libico sembra solo uno: assicurarsi di riportare indietro la barca.

Indagheranno mai sul caso della motovedetta libica P 301?

E’ un caso importante questo, è stato ripreso anche da vari sovranisti europei più o meno noti, che stanno diffondendo fakenews per tentare di discolpare il capitano della motovedetta P 301. E’ il segnale che la GACS l’ha fatta grossa.

In italia ci sono molte persone indagate per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel Mediterraneo. Sono per la maggior parte attivisti che si sono ritrovati a salvare persone che rischiavano di affogare. Di recente, la Procura di Ragusta ha tentato in modo abbastanza fantasioso di collegare un regolare bonifico ad un salvataggio avvenuto mesi prima, per indagare Luca Casarini, Beppe Caccia ed altri.

Indagheranno mai sul caso della motovedetta P 301? Non c’è bisogno di fantasia per collegare la donazione preventiva di un mezzo (la motovedetta libica P 301) ad una milizia che l’ha utilizzata per far emigrare illegalmente 10 cittadini libici in Europa. Non c’è bisogno di molte risorse per interrogare i naufraghi e capire quanto hanno pagato e a chi.

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