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Nov 142019
 

Femminicidio a Cerignola

A Cerignola una donna straniera tenta di salvare la vicina italiana e viene uccisa. E’ l’ennesimo caso di omicidio-suicidio compiuto con un’arma legalmente detenuta.

La ricostruzione dell’omicidio di Cerignola

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, un agricoltore di Cerignola, Francesco Ciuffreda, che soffriva di depressione e possedeva legalmente una pistola, avrebbe sparato nel suo casolare alla moglie Giuseppina, ferendola gravemente alla testa. Una donna rumena, Luminita Brocan, che lavorava come custode dello stesso casolare, sarebbe accorsa in aiuto di Giuseppina. L’uomo avrebbe sparato anche a lei, con almeno due colpi, all’addome e al torace, uccidendola. Poi l’agricoltore si sarebbe suicidato sparandosi un colpo alla testa con la stessa arma.

Luminita Brocan, 55 anni, che arrivava dalla Romania, è morta a Cerignola cercando di impedire un femminicidio. La donna che ha cercato di salvare, Giuseppina Pantone, sta ora subendo una delicatissima operazione chirurgica e non si sa ancora se ce la farà.

Le riflessioni e le domande provocate dall’omicidio di Cerignola

  • Perché un uomo che soffriva di depressione teneva una pistola in casa?
  • Perché le pistole legalmente detenute sparano SEMPRE sui più deboli, su donne e bambini?
  • Perché la gente pensa ancora che queste pistole servano a proteggerci da criminali stranieri, quando invece i criminali sono nelle nostre case?

Luminita era straniera e ha cercato di salvare la vita a Giuseppina, rimettendoci la sua.

Quanto verrà ricordata questa storia? Pochissimo, come sempre. I casi di omicidio-suicidio rimangono sui giornali pochi giorni, a volte poche ore. L’assassino si suicida, quindi poi non viene fatto neanche un processo. E la gente, semplicemente, li dimentica.

Ho perso il conto, ormai, degli omicidi-suicidi compiuti in Italia con armi legalmente detenute. Ma non mi stancherò mai di denunciare che l’arma legalmente detenuta è la preferita di chi vuole ammazzare moglie e figli e poi suicidarsi.

Chi vuole compiere un omicidio-suicidio, l’ho spiegato più volte, ha bisogno di una pistola.

Solo questo tipo di arma può assicurare all’assassino:

  1. La distanza. L’arma da fuoco conferisce maggiore distanza – fisica e psicologica – tra l’assassino e la vittima.
  2. L’efficacia. Il soggetto criminale ha bisogno di un’arma che non lasci sopravvissuti. Da un coltello si può scappare, da una pistola è molto più difficile. Inoltre questi sono “suicidi allargati”, l’uomo uccide se stesso assieme a tutto il suo mondo (moglie e figli). Ha bisogno di un’arma che gli assicuri di poterla fare finita. Non è facile suicidarsi con un coltello, con una pistola lo è.

Le armi legalmente detenute, nel 2018, hanno ucciso più di mafia e rapinatori.

Giorgio Beretta, scrittore e attivista per il disarmo, è uno dei pochi che sta diffondendo questi dati. Vi consiglio di leggere questo suo articolo.

La situazione è allarmante.

In Italia nel 2018 un omicidio su due (49,5%) è stato commesso in famiglia. 163 le vittime.

Nel 2018 l’arma da fuoco risulta lo strumento più utilizzato negli omicidi in famiglia. 65 vittime.

(fonte: rapporto Eures)

Sapete quanti casi di omicidi con arma da fuoco compiuti da Mafia e rapinatori ci sono stati nel 2018? Soltanto 31. A fronte dei 49 casi (65 vittime, bambini compresi) in cui l’assassino è un familiare.

Ma in Italia rimane legale tenere armi in casa e, anzi, i politici incentivano la gente ad armarsi diffondendo campagne fake sulla sicurezza in casa.

In un Paese che fa della “sicurezza” il suo vessillo, l’ipocrisia di questa situazione è evidente. Ne ho parlato nel mio agghiacciante racconto sui seggiolini anti-abbandono.

Il Governo italiano favorisce il femminicidio. Di più: lo arma.

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