In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Mar 122019
 


Quanti sono i finanziamenti pubblici ai progetti italiani nei centri di detenzione libici? A chi vengono assegnati? E, soprattutto, come vengono spesi questi soldi?

Fino all’aprile 2017 la Cooperazione Italiana finanziava progetti in ospedali libici.

Dalla fine del 2017 ha iniziato a finanziare progetti in centri di detenzione libici.

Del 2017- 2018 sono due bandi del valore totale di 6 milioni di Euro.

Sono i finanziamenti ai progetti realizzati nelle carceri libiche di Tarek al Mattar, Triq al Sikka e Tajoura.

Così li illustra il sito dell’AICS:

Entrambi i programmi mirano a migliorare le condizioni di vita dei gruppi più vulnerabili tra la popolazione migrante e le comunità ospitanti prevedendo degli interventi umanitari e salvavita in otto centri migranti e rifugiati gestiti dalla Direzione per il Contrasto all’Immigrazione Illegale (DCIM). L’esecuzione delle attività è stata affidata alle seguenti ONG Italiane: HelpCode, GVC, Emergenza Sorrisi, ICU e Terre des Hommes, CEFA, FADV, CIR.

fonte sito dell’AICS

A gennaio 2018 è stato finanziato un nuovo grande progetto

Scopo dei finanziamenti: migliorare le condizioni di 5 centri di detenzione libica, Sabratha, Zwara, Salaheldine, Bouslim e Khoms.
Hanno vinto le associazioni HelpCode, GVC, Emergenza Sorrisi, ICU e Terre des Hommes.

Ho cercato di contare questi finanziamenti.

Ecco un riassunto in due parti:

E’ stato un po’ complicato reperire tutte le informazioni e metterle assieme. Avrò dimenticato nulla? Se notate qualche errore, segnalatemelo.

Ho provato anche a confrontare questi dati con i bilanci pubblicati dalle associazioni sui loro siti. Purtroppo non mi è stato sempre possibile, perché c’è chi ha dimenticato di inserirli.

Soprattutto non sono riuscita ad appurare una cosa importante:

Come sono stati spesi questi soldi?

Forse sono mal (o bene…) abituata dalle ONG che conosco e che supporto, quelle che pubblicano bilanci precisi con entrate e soprattutto uscite dettagliatissime. Queste qui, invece, stilano bilanci spesso privi di uscite e quindi – forse per colpa mia che non sono brava in matematica – vi dico che davvero non ho capito come abbiano speso i finanziamenti pubblici entrati.

Posso dirvi solo che c’è chi ha comprato kit igienici e li ha spediti (questi progetti prevedevano che i cooperanti NON si recassero in Libia) e chi sostiene di aver migliorato (sempre a distanza) le condizioni dei bagni.

Sono i progetti di WASH (water, sanitation and hygiene), che prevedono la verifica della situazione igienica e idrica delle strutture per ripristinare l’approvvigionamento di acqua potabile e costruire bagni adeguati alle esigenze dei detenuti.

Nel frattempo, dai centri di detenzione governativi della Libia (quelli stessi finanziati dall’Italia), arrivano foto terribili di torture su persone, lì recluse con l’unica colpa di essere migranti. In questi giorni le avete viste su tutti i giornali.

E arrivano anche le foto del bagno del centro di detenzione di Khoms

Sono state scattate appena qualche giorno fa.

Mi chiedo: è successo qualcosa per cui questi progetti di WASH hanno subito qualche ritardo nella realizzazione?

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