Il governo Meloni vuole tutelarsi dalle accuse di cessione di schiavi alla Libia?
Il governo Meloni all’ONU ha rifiutato di riconoscere la riduzione in schiavitù degli africani. Si è astenuto dalla votazione di una risoluzione giusta che condanna la schiavitù.
La risoluzione A/80/L.48 definisce ufficialmente la tratta transatlantica degli schiavi come il “crimine più grave contro l’umanità” e sollecita giustizia riparativa. E’ stata presentata all’ONU dal Ghana e sostenuta dall’Unione Africana e dalla Comunità dei Caraibi. Afferma che “le conseguenze della schiavitù persistono sotto forma di razzismo strutturale, disuguaglianze razziali, sottosviluppo, emarginazione e disparità socioeconomiche che colpiscono gli africani e le persone di discendenza africana in tutte le parti del mondo “.
Parla del passato ma anche del presente:
In base al diritto internazionale, compresi i principi degli articoli sulla responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti, gli Stati sono responsabili per gli atti internazionalmente illeciti e hanno l’obbligo di cessare l’atto se è in corso e di offrire adeguate assicurazioni e garanzie di non ripetizione se le circostanze lo richiedono, e di risarcire pienamente il danno causato.
Perché il governo Meloni ha rifiutato di votare la risoluzione?
Molti pensano che la motivazione dell’astensione sia quella di uniformarsi all’Unione Europea o quella di favorire Israele e gli USA di Trump, che hanno addirittura votato contrario.
Trump teme che riconoscendo la riduzione in schiavitù degli africani durante la tratta transatlantica come “il più grave crimine contro l’umanità” esporrebbe gli USA alla giustizia riparativa per l’ignobile tratta che il suo paese ha compiuto nei secoli scorsi.
L’Italia cosa teme?
Io un’idea ce l’ho.
L’Italia sta fornendo schiavi alla Libia
Coordinando il sistema di catture in mare e deportazioni nei lager libici di persone migranti, soprattutto africane, il governo italiano sta di fatto cedendo schiavi alla Libia. Ricordiamo che in Libia, per la legge 19/2010, le persone migranti vengono condannate alla galera sine die con LAVORI FORZATI. L’intero sistema economico libico si regge sul lavoro di schiavi.
Il governo italiano fornisce schiavi alla Libia ogni volta che partecipa ad un respingimento dal mare ai lager libici.
Con il JLProject ho trovato le prove che l’Italia è coinvolta in TUTTI i respingimenti. Parliamo della cessione come schiavi di centinaia di migliaia di persone.
Cosa cambia con la risoluzione
La risoluzione è comunque passata con 123 voti favorevoli ma, ricordiamo, in quanto risoluzione dell’Assemblea Generale e non del Consiglio di Sicurezza, non è giuridicamente vincolante.
Non cambia nulla, quindi? Beh, è comunque un passo culturale in avanti e ci insegna che la Storia non prescrive i crimini.
I crimini relativi al traffico di africani ridotti in schiavitù e alla schiavitù razziale degli africani non sono soggetti a prescrizione, prendendo atto di un principio fondamentale riflesso nelle tradizioni giuridiche e morali africane, secondo cui “un crimine non marcisce” e affermando che non possono esserci prescrizioni per i crimini contro l’umanità
Oggi Fabrice Leggeri, ex direttore di Frontex, è indagato per scrimini contro l’umanità per aver favorito i respingimenti dal mare alla Libia e questo è un altro buon segno.
Noi dobbiamo continuare a documentare i crimini del governo italiano e fare di tutto perché i politici italiani che hanno ceduto schiavi alla Libia vengano processati per crimini contro l’umanità. Continueremo a provarci e se non ci riusciremo sarà alla fine la Storia a ricordare questi politici come criminali.
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