In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Lug 292019
 

Scrivo una lettera a UNHCR Libia. Mi ignorerà anche questa volta? Non lo so, ma non posso non scriverla.

Gentili responsabili di UNHCR Libia

chi vi scrive è una persona normale che è divenuta portavoce di un nutrito gruppo di rifugiati detenuti nei lager libici di Al Serraj, ovvero le strutture in cui operate.

Da sei mesi seguo costantemente le sofferenze di quasi in centinaio di persone e mi sono fatta un’idea del ruolo e delle competenze di UNHCR nell’infernale sistema dei lager libici.

Oggi vi chiedo una cosa molto precisa:

L’attuazione di un protocollo anti tortura nei lager libici in cui operate.

La tortura, nei lager libici, è prassi quotidiana

La tortura è una pratica pressoché quotidiana nei lager libici. Le guardie di Al Serraj torturano i rifugiati a scopo punitivo, con metodi brutali.

I rifugiati di Tajoura, come penso sappiate (anche se non mi risulta che lo abbiate mai denunciato), riferiscono addirittura la presenza di una stanza deputata alla tortura con, al suo interno, una “sedia elettrica”, ovvero una sedia con lacci costrittivi ed elettrodi. Tale sedia pare sia utilizzata regolarmente. Di questo fatto è stato chiesto un chiarimento al Parlamento italiano con un’interrogazione presentata alla Camera il 29 maggio scorso.

Anche a Triq al Sikka, come in altri lager libici del governo di Al Serraj in cui è presente UNHCR, avvengono terribili torture.

Queste storie, comunque, non sono un mistero, le conosco perfino io, che sono una mamma che vive in Italia.

In questi mesi io stessa ho denunciato molti casi di tortura. Ho passato tante foto e testimonianze a diversi gruppi di avvocati di tutta Europa. Ho chiamato Medici Senza Frontiere per andare ad ingessare braccia e gambe rotte, a medicare ferite da arma da taglio e lesioni provocate dal passaggio della corrente elettrica. Ho anche chiesto a MSF di portar via il torturato dal lager. Ma mi hanno risposto che non potevano farlo, la cosa era di competenza di UNHCR.

Vostra.

 Lo avete fatto?

No.

I torturati ultimamente non denunciano più le torture.

Sapete perché? Perché sanno che voi NON li tirate fuori. Mai. Denunciare, per loro, ormai vuol dire solo irritare le guardie e venire torturati anche il giorno successivo, ancora più brutalmente.

Stessa cosa avviene per gli stupri.

Ultimamente quasi tutte le segnalazioni mi arrivano dai vicini di pavimento dei torturati, non più dalle vittime.

La fiducia in UNHCR, da parte del centinaio di rifugiati che seguo, è nulla.

Non si può andare avanti così.

Quindi chiedo a UNHCR Libia l’attuazione di un protocollo anti tortura molto semplice:

UNHCR deve prelevare IMMEDIATAMENTE il torturato e portarlo al GFD a Tripoli.

Deve togliere, per sempre, la persona torturata dal sistema dei lager libici.

UNHCR Libia è in grado di fare questo?

UNHCR può entrare nei lager libici, prendere una persona e portarla via?

Secondo il Governo italiano, sì.

Il ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, in un celebre video ha dichiarato: “Non si può dire che siano campi di prigionia o di tortura. Insomma, c’è anche il personale dell’ONU” e poi “Dicono che in Libia non si possono riaccompagnare gli immigrati raccolti in mare perché vengono torturati o seviziati. Questo campo gestito col controllo dell’ONU è la risposta”.

Quindi, attenzione, chiedo che l’UNHCR si confronti con il ministro Salvini:

– se ciò che dice Salvini corrisponde alla verità, UNHCR deve attivare immediatamente il provvedimento anti tortura che chiedo

– se invece l’UNHCR non ha potere nei lager libici, l’Italia deve immediatamente bloccare ogni sostegno economico alla cosiddetta Guardia Costiera Libica e rendere illegale deportare persone in Libia.

Questa lettera, probabilmente, non servirà a nulla. Io sono solo una persona normale. Ma non potevo non scriverla. Non potevo chiudere gli occhi come sta facendo tanta gente addirittura pagata per tenere gli occhi aperti sulla Libia.

Sarita – 29 luglio 2019

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