Una decisione STORICA.

L’Italia è stata ritenuta responsabile per aver trasmesso ai libici le coordinate satellitari della barca di Adam e per non aver impedito il suo respingimento nei lager libici.

Il caso è quello del 14 giugno 2021: i miliziani libici e la nave cargo Vos Triton, battente bandiere di Gibilterra, operarono un respingimento dalle acque internazionali alla Libia.

Un giudice ha riconosciuto la regia occulta dell’Italia in quel reato. Ha emesso un’ordinanza (che potete leggere qui sotto) con cui ha ordinato al governo italiano di rilasciare immediatamente ad Adam un visto per potersi recare in Italia e salvarsi dai pericoli della Libia, paese in cui era stato illegalmente respinto.

Adam ha così potuto comprare un regolare biglietto aereo e arrivare in tutta sicurezza all’aeroporto di Roma Fiumicino.

Adam arriva a Roma in aereo – una bella storia da raccontare

E’ una storia con un lieto fine e ve la racconto come l’ho vissuta io.

Adam è un rifugiato sudanese di 29 anni. Profugo di una guerra civile perenne, è fuggito dal Sudan nell’aprile 2018 a bordo di un camion di bestiame. E’ arrivato in Libia, ma da lì non è mai riuscito a scappare malgrado ben 5 tentativi in mare. Ogni volta è stato catturato e rigettato in quell’inferno di lavoro forzato, torture e prigionia che si chiama Libia.

Nel maggio 2023, indagando su diversi respingimenti illegali in Libia operati dalla nave Vos Triton, noi del JLProject di Mediterranea abbiamo ritrovato molte vittime, tra cui Adam.

Sapevamo che l’avvocato Arturo Salerni, il giornalista Emilio Drudi e l’ex senatore Gregorio De Falco avevano costituito il “Comitato Verità e Giustizia per i nuovi Desaparecidos” e fatto un esposto per il caso del 14 giugno 2021. Così abbiamo telefonato a Gregorio De Falco, che ci ha detto “Salite a bordo dell’azione legale, cazzo” ma non con queste parole perché in verità è una persona super carina ed educata. Si è costituito così un favoloso pool legale-investigativo a cui si sono unite anche le avvocate e un avvocato del Progetto Sciabaca & Oruka di ASGI. Dato che eravamo in pochi (…) abbiamo chiesto una collaborazione anche a Sea Watch (che aveva fotografato il respingimento dal suo aereo) e ad Alarm Phone (che aveva seguito le persone respinte durante il fatto). E’ stata una sinergia favolosa in cui tutti mettevano tutto a disposizione. Il risultato è stato reggiunto: grazie alle immagini di Sea Watch siamo riusciti a provare che le persone trovate dal JLProject di Mediterranea erano a bordo; grazie ai dati di Alarm Phone siamo riusciti a ricostruire il caso ed a capire il ruolo del comando della Guardia Costiera italiana in questo reato.

Perché respingere persone dal mare alla Libia è un reato.

Ma torniamo ad Adam. Mentre altre cause penali e civili andavano avanti, quella intentata da lui contro il governo italiano ha avuto una bella svolta: il visto per venire in Italia!

Stamattina siamo andati a prenderlo all’aeroporto.

Il volo era quello della ITA airways fortemente voluto da Giorgia Meloni. Ottima cosa un volo diretto Tripoli-Roma perché i rifugiati che arrivano in questo modo (cioè con un visto e senza passaporto) non potrebbero fare uno scalo. Sono tentata di scrivere un messaggio di ringraziamento alla Meloni…

Tra di noi la più emozionata era certamente Eleonora, volontaria di JLProject che ha seguito personalmente Adam fin dall’inizio. Era il suo primo caso ma se l’è cavata alla grande. Stamattina è arrivata dalla Toscana ed è stata, trepidante, ad attendere per più di un’ora agli arrivi mantenendo alto un cartello con la parola “Adam”.

La polizia ha fermato Adam per un lunghissimo controllo, ma poi lo ha lasciato uscire.

Alla fine Adam è arrivato. Non aveva bagaglio. Niente, neanche uno zainetto o una busta. Era solo lui, con i vestiti che aveva addosso e in mano l’ordinanza del tribunale di Roma che aveva stampato.

Ci ha fatto molta impressione.

In questi giorni Tripoli è squassata dalla “caccia al nero” che il governo libico sta perpetrando ai danni di tutte le persone migranti. Adam è andato all’aeroporto rischiando la vita, una valigia avrebbe dato troppo nell’occhio, ci ha spiegato.

All’aeroporto c’erano anche le ragazze di Baobab, che hanno deciso di ospitare Adam ed inserirlo in un loro progetto di accoglienza. Così tutte assieme, con Adelaide, Nicola e Amr di ASGI, abbiamo accompagnato Adam nella sua nuova casa.

Ora lo attendono nuovi amici (e nuovi vestiti).

La storia non finisce qui

Volevo scrivere un serio articolo giuridico sulla potenza di questa decisione del Tribunale di Roma con cui viene finalmente riconosciuta la regia occulta dell’Italia nel gigantesco sistema dei respingimenti illegali dal mare ai lager libici. E’ un passaggio che spalanca la strada ai progetti legali attivi, come il nostro JLProject, che stanno aiutando le vittime ad ottenere giustizia.

Invece, mi accorgo, ho scritto il racconto di una bella e rara giornata in cui si scopre che un ragazzo che ha affidato la sua vita ad un branco di attivisti conosciuti su Facebook… ha fatto bene.

A dicembre, quando è arrivato Abdulatif, vi avevo promesso che non sarebbe stato l’ultimo. Promessa mantenuta!

Tutti quelli che in questi anni hanno definito noi del JLProject “utopisti” avevano ragione. Sbagliavano quando pensavano che l’utopia fosse qualcosa di irrealizzabile.”

E’ stato bellissimo. Dobbiamo rifarlo presto!

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