Il lavoro di 10 anni sui diritti umani è diventato un’associazione: nasce JLProject ETS. Una tappa necessaria in questo clima politico sempre più oscuro.
All’inizio mi spaventava. Burocrazia, bilanci, ricordare le scadenze. Non era per me. Meglio concentrarmi sui contenuti, pensavo, e lasciare le scartoffie a chi è solo forma. Sbagliavo. Ed è stato un disastro. Morale della favola: forma e contenuto vanno sempre tenuti uniti; diffidare di chi si propone di gestire le idee degli altri, il rischio è che voglia sfuttarle e basta perché è uno che non ne ha; aiutare sempre quelli che hanno idee a diventare indipendenti.
“Cani e porci aprono associazioni” mi ha detto un amico per lenire le mie paure “non è una cosa così difficile”. Aveva ragione. E molti, aggiungo io, basano le loro associazioni su pura fuffa di facciata e le gestiscono male, in modo non etico.
Ciò che io so fare è costruire.
A partire da un obiettivo preciso, magari ambizioso, ma reale. Costruisco pezzo pezzo, dalle fondamenta alla cima, senza mai perdere di vista il quadro generale.
Il 13 maggio 2019 ho fondato un collettivo, Josi & Loni Project (JLProject), che aveva l’obiettivo di fermare le deportazioni di persone migranti dal mare ai lager libici effettuate dalle navi battenti bandiera italiana. Dopo pochi mesi abbiamo raggiunto l’obiettivo, così l’abbiamo cambiato, editato, esteso ed è diventato fermare TUTTI i respingimenti di persone migranti dal mare ai lager libici.
Ambizioso. Ma possibile, l’abbiamo già dimostrato.
In questi anni al JLProject abbiamo studiato moltissimo, trovato prove su migliaia di respingimenti illegali e assistito più di 600 persone catturate in mare e deportate nei lager libici. Grazie alle prove reperite, sono state avviate una serie di cause legali per la liberazione delle persone. Abbiamo già vinto le prime cause e quando il governo italiano è stato condannato a emettere il visto di ingresso in Italia per la prima persona, Harry Abdulatif, gli abbiamo comprato il biglietto aereo da Tripoli a Roma, lo abbiamo accolto all’aeroporto, abbiamo festeggiato e poi ci siamo rimessi subito a lavorare vincendo anche la causa di Adam.

E’ possibile demolire il sistema dei respingimenti collettivi dal mare ai lager libici creato e gestito dal governo italiano.
Va demolito pezzo per pezzo. Legalmente. In tribunale. Causa dopo causa. Alla fine, crollerà.
E’ necessario, quindi, trovare le prove sugli oltre 1000 respingimenti avvenuti negli ultimi 5 anni. Lo stiamo facendo con il nostro database, un grande calendario che documenta il sistema istituzionale delle catture in mare, svela prove ed è a completa disposizione delle vittime e dei loro avvocati.
Parallelamente JLProject sta aiutando legalmente tante persone, soprattutto donne e bambini, a fuggire dalla Libia.
Grazie al sostegno di Mediterranea Saving Humans e alla collaborazione con ben 4 università europee, grazie al lavoro di 50 volontari, il JLProject sta costruendo tutte queste cose.
Mi piace costruire. So farlo bene.
Nasce JLProject ETS
Assieme a chi mi vuole bene, ho perciò fondato questa associazione, un ente del terzo settore che ci sta permettendo di gestire il sito e realizzare il nostro grande progetto.
E non sono più preoccupata perché lo staff di JLProject funziona ed è composto da persone con cervello e cuore, organi che devono restare strettamente connessi se si vuole difendere i diritti di tutte le persone, anche i nostri. Il merito va soprattutto al grandissimo Luigi, il più intelligente di noi, sindacalista da guardia e uomo giusto e coraggioso.
Ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno dato buoni consigli e che mi hanno sostenuta in tutte le decisioni. Soprattutto Alice, Beppe, Giampiero, Roberto, Serena.
Ringrazio anche, tantissimo, tutti i miei lettori. Negli ultimi 10 anni hanno seguito e sostenuto questo blog, assistito alle sue trasformazioni e tifato per me. Grazie!
Come sostenere JLProject
JLProject ha bisgno di tutto l’aiuto possibile. Un sito del genere, lo avete visto, ha bisogno di server dedicati sicuri, spazio per migliaia di fotografie e video ecc.
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