La Marina Militare Italiana, del tutto in segreto, ha inviato l’incrociatore san Giorgio alla base navale di Abu Sitta, a Tripoli per consegnare al governo libico una centrale mobile di controllo marittimo.

La centrale, scrive La Repubblica, è formata da una serie di container con terminali informatici ed equipaggiamenti radio d’ultima generazione che permetteranno di “incrementare la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo e in particolare nel canale di Sicilia”. E serviranno di conseguenza a potenziare gli interventi della Guardia costiera di Tripoli anche nelle attività contro l’immigrazione clandestina.

La missione è stata scoperta grazie ad un avvistamento fotografico diffuso dall’analista Oded Berkowitz

La nave san Giorgio attua il progetto “Support to Integrated border and migration management in Libya – First phase”

Questa missione della nave san Giorgio, secondo La Repubblica, costa 15 milioni di euro. Il tutto fa parte del progetto “Support to Integrated border and migration management in Libya – First phase” finanziato dall’Unione Europea con il Fondo Africa e dal ministero dell’Interno italiano. Costo totale oltre 42 milioni.

Il progetto, si legge sui siti istituzionali, mira a rafforzare la capacità delle autorità libiche competenti nei settori della gestione delle frontiere e della migrazione, compreso il controllo e la sorveglianza delle frontiere, la lotta al contrabbando e alla tratta di esseri umani, la ricerca e il salvataggio in mare e nel deserto.

I suoi obiettivi sono:

  1. migliorare la capacità operativa delle autorità libiche competenti nella sorveglianza marittima, affrontando gli attraversamenti irregolari delle frontiere, compreso il rafforzamento delle operazioni SAR e dei relativi compiti di guardia costiera;
  2. predisporre strutture di base per consentire alle guardie libiche di organizzare al meglio le proprie operazioni SAR, sorveglianza delle frontiere e controllo;
  3. assistere le autorità libiche interessate nella definizione e nella dichiarazione di una regione SAR libica con adeguate procedure operative standard SAR, compreso il completamento degli studi per sale operative a tutti gli effetti;
  4. sviluppare la capacità operativa delle autorità libiche competenti nella sorveglianza e nel controllo delle frontiere terrestri nel deserto, concentrandosi sulle sezioni delle frontiere meridionali più colpite da attraversamenti illegali.

Insomma: decine di milioni di euro e navi regalate alle milizie libiche per catturare persone in mare, rinchiuderle nei lager libici e condannarle ai lavori forzati. Non lo dico io, è previsto dalla stessa legge libica, la 19/2010, che considera chi fugge dalla Libia reo di immigrazione clandestina, reato per cui nel codice penale libico è prevista la pena della detenzione a tempo indeterminato con lavori forzati.

La presenza della Marina Militare italiana alla base navale di Abu Sitta

Abbiamo precedenti. Diverse navi della Marina Militare italiana hanno stazionato ancorate alla banchina di Abu Sitta. Si sono comportate bene? Tutt’altro.

Ricordiamo, ad esempio, la nave Caprera, che è stata accusata di aver coordinato il respingimento segreto del 2 luglio 2018 (caso Asso Ventinove, che verrà discusso nei prossimi mesi in tribunale). Respingimento che ha comportato la morte di josi, Seid e almeno altri 6 ragazzi. Negli stessi giorni del luglio 2018 alcuni militari imbarcati sulla Caprera erano anche impegnati in un giro di contrabbando di sigarette e farmaci per le disfunzioni erettili tra la Libia e l’Italia. Inoltre pare emettessero fatture gonfiate per i pezzi di ricambio necessari alle motovedette libiche. Sono stati poi arrestati e condannati al carcere.

Il Governo italiano continua ad usare i soldi dei contribuenti per finanziare il sistema dei lager libici

Aiutando i libici a catturare persone in mare, persone che secondo la legge libica verranno condannate al carcere a tempo indeterminato con lavori forzati, il Governo italiano sta di fatto fornendo manodopera schiava ad un paese straniero. Pratica che cozza in modo netto con tutte le convenzioni per i diritti umani firmate dalla Repubblica italiana.

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