Cronaca dello sciopero contro l’Invalsi in una scuola elementare romana.

Sullo sciopero per l’Invalsi la mia posizione vi stupirà. Ma deriva dalla realtà, dall’esperienza di avere una figlia in seconda elementare.

Premetto: ho sempre visto l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) come un costoso carrozzone di cui si poteva fare benissimo a meno, magari destinando i suoi fondi alle vere esigenze della scuola italiana, che non è certo ben messa.

Ero quindi molto prevenuta quando la mia bambina ha portato a casa i libri preparatori ai test Invalsi.

“E’ un esame?” mi ha chiesto.

“Sì” ho risposto “ma sotto esame non siete voi. Sono la vostra scuola e le vostre maestre”.

La bambina ha sorriso, e anche io.

Facciamo un salto in avanti, a stamattina

La scuola oggi è chiusa: in sciopero per protestare contro l’Invalsi

In due anni, nella scuola pubblica di mia figlia, che si trova a Roma, nessuno ha mai fatto uno sciopero. Tant’è che ogni volta che ci arriva una circolare che ne annuncia uno, non la consideriamo mai una comunicazione seria. E dire che i problemi di questa scuola sono tanti, a partire dalla mancanza degli insegnanti, che da due anni costringe gli alunni a venire seguiti da un puzzle di supplenti male amalgamate che si sfalda ad ogni soffio di vento.

Però oggi hanno scioperato.

Oddio, in realtà ne mancava solo uno: il collaboratore scolastico che aveva le chiavi del portone. Quindi, tecnicamente, solo uno ha fatto sciopero ma la scuola è rimasta chiusa e i test Invalsi sono saltati.

“Eliminiamo il virus Invalsi dalla scuola italiana” è il titolo del comunicato dei COBAS.

Le motivazioni dei COBAS, su scala nazionale, sono tutte sacrosante.

La prima è che in alcune regioni “gli studenti sono stati prima lasciati in DAD per un anno e mezzo e poi richiamati in presenza solo per svolgere i quiz evidentemente ritenuti dal Ministero molto più importanti della didattica quotidiana”. (Ciò, ovviamente, non vale per le scuole elementari in quelle regioni come il Lazio, in cui in questo anno scolastico la DAD c’è stata solo per 2 settimane).

Poi, scrivono i COBAS, “l’Invalsi è pericoloso perché spinge all’addestramento ai quiz e molte ore di buona didattica vengono sostituite con allenamenti al superamento delle prove” ed è verissimo in quelle scuole in cui viene svolta una didattica decente o sopra la minima decenza. Nella scuola di mia figlia purtroppo, salvo nelle ore di poche rare insegnanti, i materiali didattici, soprattutto le insulse “schede”, vengono scaricati ogni mattina “un po’ dove capita” (cit. una delle sue maestre), cioè da siti internet senza alcun credito o valore. Spesso questi siti internet riportano macroscopici errori, ma le insegnanti non se ne accorgono. Alcune maestre evitano del tutto di aprire il libro di testo (e i libri in generale) preferendo siti come studenti.it o blog e canali youtube di sedicenti maestre improvvisate. Insomma: in confronto il libro per esercitarsi ai test Invalsi è la Treccani!

“La scuola deve puntare a valorizzare la curiosità e il dubbio” continuano i COBAS “a sostituire la risposta chiusa preconfezionata con la domanda aperta che genera confronto, attitudine critica, apertura sulla complessità; deve puntare ad includere e a potenziare quelle capacità creative e comunicativo-relazionali che l’Invalsi estromette a priori dal proprio campo di indagine”. Ed è giustissimo.

Ma la triste – davvero triste – verità è che molte scuole italiane si trovano ben sotto la mediocrità della didattica proposta da Invalsi.

A Roma, oggi, vengono organizzate letture di brani di Rodari in piazza del Pantheon. Viene difesa la buona didattica della scuola pubblica italiana. Ma, mi chiedo: esiste davvero questa buona didattica? O questo sciopero cerca di difendere un’eccellenza inesistente?

La mia esperienza nella scuola elementare pubblica, ve l’ho scritto, è pessima. La buona didattica non l’ho quasi mai vista. Unico faro è lo strenuo lavoro di pochissimi insegnanti virtuosi che CI SONO, ma che vengono quotidianamente ostacolati, isolati e mai valorizzati dalla direzione scolastica e che quindi, necessariamente, non riescono a fare il loro lavoro.

Purtroppo alcune scuole non hanno voluto i test perché, diciamocelo, avevano paura dei risultati

Se sei un’insegnante che non ha mai usato il libro di testo e ha sempre scaricato da internet, a casaccio, schede mediocri, Invalsi come ogni altra forma di valutazione del tuo lavoro ti terrorizza. Puoi dare la colpa al COVID, ma non regge, perché la classe della collega che si impegna andrà meglio della tua.

Forse stavolta, solo stavolta, i mediocri test Invalsi sarebbero stati utili per misurare la caduta dell’ultimo anno, per capire cosa ha fatto la pandemia alla scuola e – soprattutto – cosa ha fatto la scuola a se stessa.

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