In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Lug 042019
 

Lunedì 1 luglio 2019 un terribile bombardamento aereo ha colpito il lager di Tajoura. Tanti i morti. Le agenzie di stampa titolano 40, i miei amici che sono lì, ne segnalano molti di più. Circa 100.

La bomba ha colpito in pieno l’Hangar numero 2, una delle 5 hangar dove vengono rinchiusi i rifugiati di Tajoura.

L’hangar 2 è una stanza piccola, c’erano circa 145 persone. 100, a quanto mi dicono, sono morte.

Durante un bombardamento aereo, i nostri nonni ce lo hanno raccontato, è essenziale scendere sotto terra, in cantina. Se sei chiuso in una cella, è impossibile. Non puoi scappare. Chiudi gli occhi e preghi.

A Tajoura, lunedì sera, mentre gli aerei arrivavano, alcuni rifugiati hanno cercato di fuggire. Le guardie di Al Serraj hanno sparato su di loro, ferendo parecchi rifugiati. Lo scrive La Repubblica e lo confermano a me vari testimoni.
Poi le guardie sono fuggite, lasciando i rifugiati chiusi a chiave nelle varie hangar.

E dire che a Tajoura c’è una cella riparata, sottoterra: la “stanza di buio e tortura”. Quella, ed è la beffa più grossa, è rimasta intatta. La “sedia elettrica” per le torture non si è rovinata. Già oggi, la possono utilizzare.

Tajoura era un lager anche prima del bombardamento, quando nessuno ne parlava.

Oggi ne parlano tutti su giornali, radio e televisioni italiane. Domani tornerà nell’oblio.

Ne parlano male.

Se ne 1944 gli Alleati avessero bombardato Auschwitz, i giornalisti italiani avrebbero titolato “Bombardato centro di detenzione in Polonia”. E basta.

Oggi accade lo stesso.

Quindi ho deciso di pubblicare un piccolo diario esempificativo di ciò che accade quotidianamente nel lager di Tajoura.

Sono solo alcune delle informazioni che ho ricevuto dalle mie fonti. Ma bastano per capire che a Tajoura si moriva anche prima delle bombe di lunedì. Si moriva in vari modi, anche uccisi dalle guardie a colpi di pistola.

  • 7 maggio 2019: una bomba cade sul tetto dell’Hangar 3.
  • 23 maggio: arriva un gruppo di rifugiati catturato in mare.
  • 25 maggio: le guardie torturano selvaggiamente un rifugiato. Lo legano alla “sedia elettrica” e gli spezzano le gambe.
  • 29 maggio: un cittadino del Bangladesh muore in circostanze misteriose.
  • 29 maggio: Rossella Muroni, con Fratoianni e Palazzotto, presentano alla Camera un’interrogazione parlamentare sulle torture a Tajoura.
  • 4 giugno: arrivano altre 50 persone catturate in mare.
  • 11 giugno: un rifugiato viene torturato brutalmente.
  • 14 giugno: due rifugiati vengono uccisi dalle guardie a colpi di pistola.
  • 15 giugno: tutti hanno sete. Sono da 4 giorni senza acqua.
  • 16 giugno: l’ambasciatore italiano Buccino Grimaldi fa una visita a Tajoura (forse per rispondere all’interrogazione parlamentare?). Ma non parla con i rifugiati e non entra nella cella delle torture. Però si fa scattare una bella foto all’esterno.
  • 18 giugno: 4 rifugiati vengono picchiati molto duramente dalle guardie. Hanno segni di frustate sulla schiena.
  • 20 giugno: ancora torture. Le guardie usano la frusta e i bastoni. Rompono il polso ad un rifugiato. Medici Senza Frontiere arriva, lo ingessa, ma lo lascia lì.
    Lo stesso giorno, il capo delle guardie di Tajoura organizza una partitella di pallone.

Le reazioni del mondo al bombardamento di Tajoura

Il Governo italiano ha già iniziato con la solidarietà ad Al Serraj, la condanna di questo crimine di guerra, le ipotesi di finanziamento di altre missioni militari in Libia e bla, bla, bla.

Certo, bombardare civili innocenti è un crimine di guerra.

Ma rinchiuderli in un lager, torturarli, affamarli, assetarli, stuprarli e ucciderli, che cos’è?

Se qualcuno, nel 1944, avesse bombardato Auschwitz, avremmo detto “Bombardato centro di detenzione in Polonia”?


Sto cercando di diffondere la narrazione completa di ciò che accade in questo lager.

Pochi la vogliono ascoltare.

Pochi, ma buoni.

Oggi ho rilasciato un’intervista a Radio Popolare che potete ascoltare.

Ho anche girato un videomessaggio che trovate a questo link.

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Io e tutto il collettivo Josi & Loni Project vi raccomandiamo di diffondere queste storie e di unirvi a noi per invocare:

1) la chiusura di tutti i lager libici
2) l’immediata evacuazione di tutti gli stranieri dalla Libia
3) lo stralcio degli accordi con il governo di Tripoli (Al Serraj)
4) l’apertura dei porti
5) l’immediato stop al finanziamento dei lager (ricordo che Tajoura è un lager finanziato dall’Italia)
6) lo stop al finanziamento della cosiddetta guardia costiera libica, che cattura persone in mare per deportarle in luoghi come Tajoura.

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  Un Commento per “Tajoura era un lager anche la settimana scorsa.”

  1. di 10 amici su facebook almeno 6 sono veneti e leghisti ma non mi interessa condivido magari mi spia qualcuno per caso dove commento. mia sorella non se la sente di vedere perchè un pò ne ha sentite di queste storie quando lavorava con i rifugiati ma da quando hanno diminuito i soldi hanno chiuso gli appartamenti. non so che fine abbiano fatto

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