L’Onu condanna l’Italia per la Strage dei Bambini. Nel terribile naufragio dell’11 ottobre 2013, avvenuto a due passi da Lampedusa, morirono 268 persone, di cui 60 erano bambini.

L’azione ritardata dell’Italia ha avuto un impatto diretto sulla perdita di centinaia di vite”.

Se le autorità italiane avessero inviato i soccorsi chiesti il barcone sarebbe stato raggiunto almeno 2 ore prima del suo affondamento.

“Gli stati interessati” ha scritto il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite sono tenuti, in base al diritto internazionale del mare, a prendere provvedimenti per proteggere la vita di tutte le persone che si trovano in una situazione di pericolo in mare.

Il barcone si trovava in acque internazionali e in SAR maltese (ricordo ai profani che acque territoriali nazionali e zona di Ricerca e Soccorso non sempre coincidono). Le persone in pericolo avevano chiesto aiuto alle autorità italiane, probabilmente perché si trovavano molto vicine all’isola di Lampedusa (e invece lontanissimi da Malta).

L’ONU chiarisce che “anche se l’imbarcazione che stava affondando non si trovava nella zona SAR italiana, le autorità italiane avevano il dovere di appoggiare la missione di ricerca e soccorso”.

Il Comitato delle Nazione Unite per i Diritti umani condanna l’Italia anche a risarcire i danni ai sopravvissuti, in compartecipazione con Malta.

Se le autorità italiane avessero inviato i soccorsi chiesti, il barcone sarebbe stato raggiunto almeno 2 ore prima del suo affondamento.

Questo è il verdetto dell’ONU e la verità.

Una verità che ci ha messo 7 anni a venire a galla.

Di più. Nei primi anni ai cittadini italiani è stata raccontata e propagandata una versione del tutto falsa che inseriva le autorità italiane nel pantheon degli eroi per essere andati a raccogliere i pochi che galleggiavano ancora in vita tacendo sul fatto che gli italiani sapessero da ore che stavano per affondare.

La fiction RAI “La scelta di Catia” è il clou di questa mistificazione. In essa la comandante della nave Libra Catia Pellegrino dichiara:

L’11 ottobre nel primo pomeriggio eravamo in pattugliamento nello stretto di Sicilia e ad un  certo punto è arrivata la comunicazione dalle superiori autorità di un natante con dei problemi e quasi contestualmente è arrivato l’allarme che l’imbarcazione poteva essersi rovesciata”. (Catia Pellegrino – da “La scelta di Catia”)

Verrà poi smentita dalle registrazioni delle sue telefonate con il comando della Marina, le quali accertano che alle ore 15:34 la Pellegrino sapeva già del barcone in difficoltà e che aveva ricevuto ordine di non soccorrerlo. Il barcone si rovesciò molto dopo, alle 17:07.

Tutta questa storia è emersa grazie a Fabrizio Gatti.

Su questo blog me ne sono occupata molto

Con il JLProject abbiamo anche scritto una lettera aperta al Presidente Mattarella per chiedere di revocare l’onoreficenza a Catia Pellegrino, a nostro parere concessa in seguito alla falsa narrazione dei fatti dell’11 ottobre 2013 diffusa dalla RAI.

La strage dei bambini

Su Radio Radicale è possibile ascoltare il processo all’ufficiale responsabile della sala operativa della Guardia Costiera, Leopoldo Manna, e al comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina, Luca Licciardi. (Ultima udienza è stata ieri)

C’è un avvocato del collegio difensivo che pare lamentarsi del fatto che questo caso venga nominato “Strage dei bambini” e parla di Fabrizio Gatti, che per primo ha usato questa formula, definendolo “un giornalista su cui i difensori hanno delle fortissime perplessità”.

In questo strano paese, le indagini vengono spesso compiute non dalle autorità, ma da giornalisti, scrittori, attivisti e persone comuni. Tra queste persone normali ci sono anche io e ci tengo a dire la mia: mi piacerebbe NON dover trascorrere notti e giorni a fare il lavoro che compete a professionisti deputati e pagati, ma quando vedo che non viene fatto, o viene fatto male, che le verità vengono celate e mascherate e le vittime ignorate, non posso non mettere a disposizione quel poco di cervello e competenza che ho. E quando scopro una cosa, la chiamo come voglio. Infatti il respingimento segreto del 2 luglio 2018 l’ho chiamato La deportazione segreta del 2 luglio. Almeno le parole, ce le potete concedere.

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