Per me è stato molto emozionante partecipare alla scrittura di Safari Njema, il film di Guido Massimo Calanca e Daniele Vicari che racconta (molto bene!) il viaggio dei migranti a partire dai veri filmati ripresi dagli stessi protagonisti.

Il documentario è visibile gratuitamente sul sito de la Repubblica a questo link.

Safari Njema racconta uno dei periodi più bui per l’accoglienza dei migranti in Europa: quello in cui Matteo Salvini era ministro dell’Interno. Vi ricorderete: Salvini diffondeva la sua retorica bombardandoci a colpi di fake news e battutine sui migranti “belli robusti” e soprattutto sui “migranti con lo smartphone”. Tv e giornali erano dominati da un’iconografia standard: foto di moltitudini indistinte, corpi su corpi, tutti di sesso maschile, spesso colti nell’atto di “invaderci” via mare su barche sovraffollate. Ecco un esempio:

Safari Njema racconta quel periodo, ma a partire da ciò che ci siamo persi: la vera storia dei veri protagonisti.

Quando avevo quattordici anni, mia madre mi raccontò che a questa età in Europa i ragazzi ricevono in regalo un motorino e lo usano per andare a scuola...

Inizia così il documentario. L’avete riconosciuta: è la storia di Cris. Lui l’ha raccontata a me quando era sul pavimento di Zintan, io l’ho raccontata a Daniele Vicari e Guido Calanca e poi l’abbiamo scritta . E’ la storia di Cris e di tanti ragazzini come Cris: nel loro paese le mamme non regalano il motorino per andare a scuola, soprattutto perché NON è previsto andare a scuola. Per loro c’è solo una cosa: l’esercito.

La mamma di Cris e tante altre mamme hanno detto NO e hanno fatto l’unica cosa possibile: pagare ai propri figli il viaggio per fuggire.

“Buon Viaggio”, questo vuol dire Safari Njema.

Safari Njema racconta la Libia attraverso il montaggio di veri filmati

Mentre Matteo Salvini cercava di sminuire l’orrore subito in Libia dai migranti accusando gli stessi di possedere degli smarphone, quegli stessi smartphone registravano l’orrore e cercavano di mostrarlo ad un mondo cieco e sordo.

Noi attivisti abbiamo raccolto le loro testimonianze e abbiamo cercato di diffonderle nel modo più diretto possibile. Non è stato facile, soprattutto in Italia, con la gente assuefatta dalle solite quattro foto patinate scattate da fotografi professionisti.

I veri filmati dei veri migranti sono sfocati, scuri, “sporchi”. Sicuramente non televisivi. Sono un documento. Daniele Vicari e Guido Massimo Calanca li hanno montati e così sono riusciti a raccontare benissimo una storia vera.

Guardate il film e fateci sapere cosa ne pensate.

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