Molti hanno puntato il dito su Frontex come responsabile delle morti in mare degli ultimi giorni. In che senso? Come al solito, per capire bisogna leggere, studiare, e nessuno ha tempo. Questo tutorial per zucche vuote ha lo scopo di spiegarvi la situazione in poche righe. Per chi vuole, poi, c’è un successivo approfondimento.

Il ruolo di Frontex nella morte di uomini, donne e bambini in mare spiegato in poche righe:

Frontex ha negato il soccorso a oltre 130 persone che sono MORTE in mare.
Questo perché Frontex CATTURA e DEPORTA persone nei lager libici, non le salva.
Insomma, i salvataggi non sono di sua competenza.

Ciò che Frontex fa tutti i giorni è usare i suoi aerei spia per individuare barche di migranti e comunicare la loro posizione alla cosiddetta Guardia Costiera Libica per successiva cattura e deportazione nei lager.

Stavolta è accaduto che non c’erano motovedette libiche disponibili.
Perché allora Frontex non ha usato navi militari europee?
Facile: perché alle navi europee è VIETATO deportare persone in Libia. Avrebbero dovuto portarle in porti europei.
È per questo motivo che le hanno lasciate morire.

(Fine del tutorial per zucche vuote. Per chi vuole, dopo c’è l’approfondimento)

APPROFONDIMENTO

Le navi militari europee non possono deportare persone in Libia, perchè è VIETATO

Per capire bene il ruolo di Frontex, è necessario conoscere le leggi dell’Unione Europea e dello Stato Italiano. Leggi che nascono con una memoria: meno di 100 anni fa uno stato europeo (la Germania) indusse moltissimi altri stati europei a deportare in massa persone innocenti nei lager nazisti.

Oggi, per la legge italiana, i respingimenti collettivi di stranieri alle frontiere sono VIETATI.

Negli anni passati l’Italia ha violato questa legge. I responsabili di tali violazioni sono finiti in tribunale. Ricordiamo i casi:

  • Caso Hirsi Jamaa e altri – maggio 2009 – respingimento collettivo in Libia operato dalla Marina Militare italiana. Italia è stata condannata nel 2012 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (la sentenza definitiva è spiegata qui da Alessandro Fiorini di Melting Pot – per scaricare la sentenza andate qui)
  • Caso Orione – giugno 2009 – respingimento collettivo in Libia operato dalla nave Orione, della marina militare italiana – i rifugiati fanno causa civile e la vincono nel 2019. Il Tribunale conferma: “I respingimenti sono illegali”. (più info).
  • Caso Asso Ventotto – 30 luglio 2018 – una nave cargo italiana opera in segreto un respingimento collettivo in Libia. Attualmente a Napoli c’è un processo penale contro il comandante Giuseppe Sotgiu e un addetto della compagnia Augusta Offshore. (più info)
  • Caso Asso Ventionove – 2 luglio 2018 – una nave cargo italiana opera in segreto un gigantesco respingimento collettivo in Libia. “Su ordine della Marina militare italiana” dichiarerà poi la compagnia Augusta Offshore presentando solide prove. Attualmente c’è una causa civile al Tribunale di Roma. Questo caso lo conoscete bene perché… è quello che ho scoperto io e che seguo ancora molto attivamente (più info)

Il Governo italiano aggira il divieto di respingimento collettivo delegando ad ALTRI il lavoro sporco.

Chi sono questi ALTRI? La Cosiddetta Guardia Costiera Libica.

Nel 2017 il governo Gentiloni, ministro dell’Interno Minniti, ha siglato un’intesa con Tripoli. Oltre ad aver esternalizzato le sue frontiere, l’Italia è anche riuscita ad esternalizzare un reato.

La realtà di oggi è che la cattura e la deportazione nei lager ci cittadini stranieri viene delegata a forze extraeuropee (la Cosiddetta Guardia costiera libica) non soggette a leggi europee. Ma i soldi, i mezzi, l’addestramento, il supporto e gli applausi che i libici ricevono SONO EUROPEI, soprattutto italiani.

C’è da aggiungere che il Governo italiano è arrivato persino ad utilizzare in segreto navi cargo europee in quei casi in cui i libici non bastavano, esponendo gli armatori a cause civili e processi penali. Di recente, il collaborazionismo degli armatori privati è stato spezzato e la rappresaglia si è abbattuta sugli attivisti che hanno contribuito a questa piccola grande vittoria.

Frontex è l’anello di congiunzione tra due sponde del Mediterraneo: una (quella europea) in cui è vietato deportare, torturare, uccidere, ridurre in schiavitù e l’altra (quella libica) in cui si può fare.

Che cos’è Frontex

Frontex, alias “Frontières extérieures”, è l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello Spazio Schengen e dell’Unione europea.

Il suo compito principale è, quindi, il CONTROLLO.

Tale controllo avviene grazie al MAS, acronimo di “Multipurpose Aerial Surveillance”, un sistema costosissimo dotato di:

  • aerei (ad esempio nel 2018 abbiamo pagato a Leonardo 250 milioni per un aereo bimotore da pattugliamento)
  • droni (ce li forniscono Leonardo, Airbus, Iai ed Ebit in cambio di milioni di euro)

Cosa fanno questi “occhi” puntati sul Mediterraneo? Una cosa soltanto: acquisiscono le coordinate delle barche che fuggono dalla Libia e le trasmettono alla cosiddetta guardia costiera libica al fine di far operare a loro la cattura e la deportazione nei lager dei migranti (ovvero quel lavoro sporco che le navi europee non possono effettuare perchè illegale).

Quanto ci costa Frontex?

Moltissimo e sempre di più.

Tobias Pellicciari ha riassunto i fondi annuali percepiti da Frontex. Tutti soldi pubblici (nostri). Ad esempio:

  • nell’anno 2005 Frontex ha percepito circa 6.3 milioni di euro
  • nel 2008 è arrivata a 70 milioni di euro all’anno
  • nel 2019 ha preso 333 milioni di euro
  • nel 2021 prenderà 1,1 miliardi di euro
  • nel 2025 Frontex ci arriverà a costare 1,9 miliardi di euro all’anno.

Ciò, comunque, esclude il costo etico e storico. Sui libri di Storia verrà scritto che l’Italia spendeva quasi 2 miliardi di euro l’anno per dare la caccia a persone innocenti, denunciarle e farle deportare nei lager per essere usate come forza lavoro schiava da uno stato straniero.

Perché, quindi, 130 persone non sono state soccorse dalla Marina italiana e sono state lasciate morire in mare?

I DATI DEL PROBLEMA SONO QUESTI:

  • Le barche in distress sono state avvistate dai velivoli di Frontex.
  • Gli attivisti di Alarm Phone, contattati dalle vittime, hanno più e più volte chiesto aiuto chiamando il MRCC di Roma.
  • Sono trascorse più di 24 ore dalla prima segnalazione alle autorità italiane al rovesciamento della prima delle barcche in difficoltà.
  • Non c’erano motovedette libiche disponibili ad andarle a salvare.
  • Le navi militari europee NON possono deportare persone in Libia. In caso di salvataggi, sono tenute a sbarcare i naufraghi in porti europei.
  • le barche sono state lasciate al loro destino e infine sono affondate.

Il dato che manca è uno, importante, ovvero:

– C’erano navi militari europee nella zona?

Non possiamo saperlo, perché è una informazione protetta da segreto militare.

Lo stesso segreto militare che copre l’incrociatore Caio Duilio, della Marina Militare italiana, per il caso Asso Ventinove. La Caio Duilio fu avvistata inerte in una zona dove era appena affondata una barca (circa 100 morti) ma non è stato ancora possibile appurare da quanto fosse lì e se ci fosse stata una condotta omissiva (maggiori info). Ricordiamo anche la strage dei bambini siriani del 11 ottobre 2013, in cui la nave militare Libra, al comando di Catia Pellegrino, rimase per ore a 17 miglia da un barcone che stava affondando senza intervenire. Il processo penale si sta svolgendo in questi giorni.

Nonostante i miliardi spesi dai cittadini italiani, dal 2014 ad oggi più di 20.000 uomini, donne e bambini sono morti o scomparsi nel Mediterraneo centrale. Più di altrettanti sono stati deportate nei lager libici e attualmente rappresentano la forza lavoro schiava del Governo libico. La legge libica 19/2010 condanna i migranti catturati in mare alla detenzione con lavori forzati sine die. Le persone vengono utilizzate dal Governo libico come schiavi-soldato, operai-forzati, prostitute-forzate.

Frontex vola tutti i giorni sulle direttrici Lampedusa-Zwara e Malta-Khoms per scovare barche in fuga da quell’orrore e segnalarle a chi ce le riporta.

Questo tutorial è dedicato a tutti quelli che mi hanno aiutata ad andare avanti nelle indagini e alle circa 15 mila persone che su Twitter hanno letto e condiviso il mio tweet esplicativo sul ruolo di Frontex nelle morti in mare.

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