In questo periodo il mio blog dà voce alle persone rinchiuse nei lager della Libia. Leggi gli aggiornamenti!

Ago 262019
 

Il ministro Toninelli non era per la “trasparenza”? E allora perché rifiuta di rivelare ai cittadini italiani la verità sulla deportazione segreta del 2 luglio?

Oggi vi racconto la storia di un accesso agli atti regolarmente presentato in Italia e del rifiuto – alla faccia di ogni trasparenza – comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti retto, appunto, da Toninelli.

La storia ha un finale interessante, quindi leggetela tutta.


Mesi fa, quando ho scoperto la deportazione segreta del 2 luglio, ancora prima di raccontarla sul mio blog, mi sono rivolta ad un gruppo di bravissimi avvocati dell’ASGI: Salvatore Fachile, Giulia Crescini e Loredana Leo. Ci incontrammo in una giornata fredda, per un caffè, e mi piacquero subito. Io parlo di persone, non di leggi e massimi sistemi. Loro erano interessati ad aiutare queste persone, ad una ad una. Mi ascoltarono attentamente.

Nell’ultimo anno ho rivalutato tantissimo la categoria degli avvocati, che spesso immaginiamo incartati in un’insensibilità da manuale. Tutt’altro quando gli avvocati si occupano di diritti umani! A partire da Giulia Tranchina, passando per Maurizio Veglio, Alessandra Ballerini, Alessandra Sciurba e continuando con una lista infinita di professionisti (ricordo sempre con affetto l’avvocato siciliano Francesco Di Giovanna, che ha fatto assolvere i ragazzi-eroi della Vos Thalassa), ho trovato sempre un’altissima umanità e un senso della giustizia che nel mondo di oggi pare rivoluzionario ma che è e deve essere NORMALE: la legge deve essere uguale per tutti, anche per l’ultimo ragazzino che giace dimenticato sul pavimento di un lager libico.

L’Italia e la Libia – complici in un sistema volto allo sterminio degli ultimi – hanno eretto muri tra gli avvocati che si occupano di diritti umani e le persone che subiscono tali violazioni.

Nei lager libici non si ha  diritto ad un avvocato. Di più: se un avvocato bussa alla porta, chi l’ha chiamato viene torturato o ucciso.

Avvocati di tutta Europa hanno azioni legali pronte. Ma non trovano le vittime. Un esempio è la deportazione del 30 luglio 2018, compiuta dalla Asso Ventotto, nave cargo battente bandiera italiana, della compagnia napoletana Augusta Offshore. Sono sei mesi che cerco le vittime (erano 101 persone, comprese 5 donne incinte e 5 minori) senza trovarne traccia.

Io ce la sto mettendo tutta per abbattere questo muro ignobile. Metto in contatto “gli ultimi” con gli avvocati migliori d’Europa. Quando ci riesco provo una sensazione di appagamento.

“Sister” mi chiese una volta un ragazzino “is this lawyer good?”

Con quel “good” intendeva “una brava persona”. Lo era, ma era anche di più: uno degli avvocati migliori d’Italia. Che ora difende un ragazzino che il mondo ha dimenticato.

Riequilibrare le ingiustizie mentre si lotta per eliminare le ingiustizie. Fatto.

Meno di una decina, tra i deportati del 2 luglio, sono riusciti a lasciare la Libia. Ma sono ancora in Africa e non se la passano certo bene. Tra di loro, però, c’è Loni, in bimbo che era nella pancia della sua mamma quella tremenda notte, il bimbo che sarebbe dovuto nascere in un ospedale italiano e invece è nato sul pavimento di un lager. Immaginate la sorpresa della sua mamma quando l’avvocato Giulia Crescini ha preso un aereo per andare a conoscerla. E per prendere la procura per il caso della deportazione del 2 luglio.

“Loni è bellissimo” è stata la prima cosa che mi ha detto Giulia al suo ritorno. Perché siamo scrittori o avvocati, lottiamo e apriamo azioni legali, scriviamo interrogazioni parlamentari e facciamo manifestazioni, ma prima di tutto siamo persone.

Nei lager libici non si ha diritto ad un avvocato, così per ogni caso bisogna trovare qualcuno che sia fuori dalla Libia. La mia ricerca di vittime, ormai, si è estesa per tutto il Mondo.

Ma torniamo all’accesso agli atti presentato al Ministero di Toninelli per la deportazione del 2 luglio.

Tra i sopravvissuti  che ho rintracciato, c’è un gruppo di donne che la mattina del 2 luglio ha parlato con l’equipaggio italiano della nave che le stava deportando (nave Asso, battente bandiera italiana). Secondo la loro testimonianza, l’equipaggio avrebbe dichiarato che erano state le autorità italiane ad ordinare la deportazione in Libia.

Sarà vero?

Per saperlo c’è un modo, veloce e legale:

Richiesta di accesso ai documenti amministrativi con particolare riguardo alle richieste di soccorso ricevute dal Mar Mediterraneo e le conseguenti azioni del Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso in Mare di Roma, quali ad esempio le segnalazioni navtex, i messaggi INMARSAT e le chiamate al centro di coordinamento di soccorso libico.

Gli avvocati hanno presentato questa richiesta il 22 maggio 2019. Indirizzata al ministero delle infrastrutture e dei trasporti, retto dal ministro Danilo Toninelli, del Movimento 5 Stelle, un partito politico che ha fatto della trasparenza delle istituzioni verso i cittadini un vero e proprio cavallo di battaglia.

Un ministro così trasparente non avrà problemi a trasmettere delle comunicazioni che possano rispondere all’interrogativo che mi pongo da 6 mesi: “Il mio Paese, l’Italia ha davvero operato una deportazione segreta? E’ davvero il responsabile della morte del giovane Josi in un lager? E’ davvero il responsabile della sofferenza di centinaia di persone?”.

E invece… l’accesso agli atti viene rifiutato dal ministero di Toninelli.

Il 23 giugno arriva la risposta: negativa.

I motivi del rifiuto

Potete leggere qui tutta la risposta.

Ma sostanzialmente i motivi del rigetto sono 3:

  1. Trasparenza, ok, scrivono dal Ministero di Toninelli, ma… sono sottratti all’accesso i documenti riguardanti “programmazione, pianificazione e condotta di attività operative-esercitazioni NATO e nazionali”, tra le quali rientrano anche le attività SAR in questione e la relativa documentazione richiesta.
  2. Tutto ciò che concerne la Difesa è escluso dagli accessi civici
  3. Le ralazioni internazionali vanno salvaguardate, in particolare – qui – quelle tra l’Italia e il Governo libico.

Perdonate la semplicità di questo mio riassunto. E anche la semplice considerazione che ne segue:

Se il Governo italiano, assieme al Governo libico e alla NATO, decidesse di metter su un sistema di deportazioni illegali di esseri umani nei lager libici… i cittadini italiani NON avrebbero il diritto di saperlo.

Mi piacerebbe far leggere questo articolo al ministro Toninelli e a tutto il M5S.

E allora che si fa? Ricorso al TAR !

Forse non lo sapete, ma è da un po’ di tempo che sto buttando giù idee su una serie televisiva di genere legal, molto italiana ma scritta con il mio stile ironico e a tratti agghiacciante, in cui gli eroi siano… proprio quelli del TAR.

Ma non divaghiamo.

Gli avvocati negli ultimi mesi si sono visti rigettare dal ministero di Toninelli tantissimi accessi alle comunicazioni in mare, non solo quello per la deportazione segreta del 2 luglio.

Eh sì, stanno lavorando anche su tanti altri casi e io e il Josi & Loni Project siamo in prima linea a cercare le vittime di tutti.

Prima della risposta negativa sul 2 luglio, avevano già fatto ricorso al TAR per un mancato accesso, nella sostanza e nei principi identico a quello fatto per la deportazione segreta.

C’è stata una causa e… i nostri avvocati hanno vinto!

L’ha presentata la giovane avvocata Giulia Crescini, proprio quella che ha preso un aereo e ha dato, da parte mia, un bacio al piccolo Loni.

Il ricorso è stato presentato contro:

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro

Ministero della Difesa, in persona del Ministro

Nella sua memoria, Giulia Crescini fa notare che:

“non siamo in presenza di documentazione inerente attività militare finalizzata al contrasto dell’immigrazione clandestina, bensì di attività volte allo svolgimento di determinate operazioni di soccorso”

Considerazione a mio parere molto interessante perché, se il Governo italiano continua a parlare di deportazioni in Libia come “salvataggi”, allora non può nascondersi dietro segreti militari. Il Soccorso è materia civile, non militare. Se ci fosse attività militare finalizzata al contrasto dell’immigrazione clandestina mascherata da Soccorsi… sarebbe gravissimo. Cosa ci vuole dire lo Stato italiano evocando il “segreto militare” sui soccorsi in mare?

La sentenza del TAR – Trasparenza 1, Toninelli ZERO

Il TAR Lazio ordina al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmettere la documentazione relativa alle operazioni di soccorso: non sono operazioni militari e c’è diritto diffuso e prevalente dei cittadini al controllo dell’attività della Pubblica Amministrazione.

Ecco qui l’articolo sul sito dell’ASGI che spiega la sentenza del TAR.

Leggetelo!

Il Ministero dovrà approvare il nuovo accesso agli atti per la deportazione segreta del 2 luglio e forse riusciremo a sapere la verità.

Ma non basta.

Ci sono centinaia di persone deportate dall’Italia il 2 luglio 2018. So dove sono: sul pavimento di diversi lager libici. Soffrono la fame, la sete, le violenze delle guardie e il totale abbandono del Mondo.

La mia missione è LIBERARLE. L’Italia dovrà pagare per ciò che ha fatto loro, ma nel frattempo deve LIBERARLE. Josi è già morto e altri seguiranno, se non facciamo in tempo. E sarà colpa nostra, colpa di tutti i cittadini italiani.

Unitevi a me in questa battaglia.

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