I rifugiati in Libia sono sopravvissuti anni nel buio in cui l’Europa li ha cacciati. Nel buio delle celle underground (celle di tortura) dei terribili campi di concentramento finanziati da progetti italiani. Ma oggi, finalmente, tutti assieme, sono riusciti a sfondare il muro di omertà e disinteresse eretto dall’Europa, sono riusciti a far arrivare la loro voce al di là del mare.

Tanti giornali italiani ed europei, finora, hanno parlato di rifugiati ma non hanno mai lasciato parlare i rifugiati. Nelle (tante) conferenze, convegni, summit sulle migrazioni, sono stati invitati a parlare “esperti di migrazioni” con passaporto UE, mai rifugiati.

Oggi, finalmente, il vento è cambiato.

La forza della protesta #EvacuateRefugeesFromLibya

Da circa un mese migliaia di rifugiati e rifugiate si sono accampati davanti alla sede dell’UNHCR a Tripoli. La protesta è nata in seguito ai raid della polizia libica.

I punti di forza della protesta sono 2:

  1. Le rifugiate e i rifugiati si sono organizzati, hanno eletto i loro portavoce. Soprattutto si sono UNITI, passando sopra alle loro differenze. In Libia, le stesse pratiche di richiesta di protezione internazionale, dividono le persone: c’è chi viene chiamato “rifugiato” perché di nazionalità che l’ONU considera meritevoli di protezione (Eritrea, Sudan – ma NON Sud Sudan! – Somalia, Siria) e chi viene chiamato semplicemente “migrante”, meritevole di nulla secondo l’ONU. Ecco: queste differenze nella realtà della Libia non esistono. Se sei stato catturato/a, rinchiuso/a, torturato/a, violentato/a, costretto/a ai lavori forzati dal governo libico, sei una vittima che ha il diritto alla vita. Punto.
  2. I rifugiati in Libia PARLANO DIRETTAMENTE attraverso i social network. Postano foto e video. Raccontano la realtà che stanno vivendo, il martirio che stanno subendo.

Lo zoccolo duro della protesta #EvacuateRefugeesFromLibya è formato da attivisti rifugiati in Libia o, meglio, da rifugiati e rifugiate che sono diventati attivisti per i diritti umani. Ci sono i sopravvissuti di Tajoura, il gruppo degli eritrei, i reduci da Zintan e tante altre realtà.

Come seguire e contattare i rifugiati in Libia

Niente di più semplice. Ora hanno anche un account ufficiale Twitter e un’apposita chat whatsapp.

Ecco tutti i contatti qui

Account Twitter

Chat Whatsapp

L’account è gestito da rifugiati che conosco da anni e che ho spesso intervistato per questo blog.

Molti giornalisti li stanno contattando e stanno pubblicando le loro parole, e questo mi fa davvero piacere.

Mediterranea Saving Humans ha anche tradotto una loro lettera. Ve ne cito un passo:

“Le autorità italiane e gli stati membri dell’UE hanno aggravato la nostra condizione disperata, pagando le autorità libiche e le milizie per ucciderci nel deserto, in mare e in orribili campi di concentramento”.

Cosa possiamo fare per aiutare i rifugiati in Libia e raccontare la protesta #EvacuateRefugeesFromLibya

La cosa che possono fare tutti è seguirla e diffonderne le comunicazioni. Se siete su Twitter, fatelo.

Altra cosa importante è chiedere a gran voce i corridoi di evacuazione dalla Libia per tutti gli stranieri uomini, donne e bambini che sono lì reclusi. Questa è e rimane l’unica soluzione per salvare loro la vita.

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