Mar 222016
 

C’era una volta un paesino, un piccolo paesino sperso alla fine del mondo, un’isoletta di sabbia e fango incastrata tra jungla e mare che sopravviveva strenuamente all’incedere della foresta. I suoi abitanti erano poverissimi, vivevano di pesca, quattro galline in cortile, il piccolo bar del paese, una chiesetta malmessa.

Ogni giorno vedevano sfrecciare barche gremite di genti provenienti da tutto il mondo, genti di ogni razza e colore. Odoravano di Autan e crema solare ed ognuno era armato di un grande obiettivo fotografico con cui sflashazzava qua e la. Erano diretti al vicino – e meraviglioso – Parco Nazionale e provenivano da un resort. Non si fermavano mai al paese, neanche per una cocacola. Al resort gli avevano detto che “Era pericoloso”.

Quanti paesini così conoscete? Migliaia?

Sono le Cenerentole dei luoghi turistici. La loro genuinità e le loro tante potenzialità vengono schiacciate dalle loro matrigne e sorellastre: resort e tour operator evitano accuratamente che il turista viaggi fai-da-te acciuffandolo prima dell’arrivo e vendendogli una vacanza preconfezionata i cui ingredienti sono servizi finti e massificati oppure gli stessi servizi che si troverebbero in natura ma maggiorati con una percentuale da usura che strozza sia il fornitore sia il consumatore.

In questa favola dell’orrore i travel blogger possono essere un Principe Azzurro, arrivare a cavallo (o anche a piedi) e salvare Cenerentola.

Come? Semplicemente facendo ciò che gli piace, ovvero scrivendo.

Più di dieci anni fa non avevo un blog ma scrissi una lettera alla Lonely Planet. Avevo appena fatto un viaggio in Costa Rica e non avevo usato le agenzie turistiche consigliate dalla celebre guida. I motivi erano due: erano troppo costose e usavano dei resort totalmente avulsi dalla realtà del luogo in cui volevo andare: il Parque Nacional Tortuguero. Mi ero invece rivolta ai miei amici e contatti locali e avevo scoperto che per raggiungere il Parco non c’era bisogno della gita organizzata da 300 dollari, bastava prendere una corriera da 3 dollari fino alla cittadina di Cariari, da cui partivano delle barche locali che costavano altri 3 dollari. All’epoca il villaggio di Tortuguero era il tipico paesino-Cenerentola che vedeva passare le masse di turisti dirette altrove. Scrissi la lettera, con dettagli e orari, e la mandai alla Lonely Planet.

5 anni dopo tornai al Tortuguero e Cenerentola si era trasformata in una principessa, si era ripulita, riempita di allegria. I suoi abitanti avevano aperto dei ristorantini, dei bed and breakfast, avevano studiato per diventare guide naturalistiche. (Le sorellastre e la matrigna se la passavano invece un po’ male, ma non avevano più il coraggio di dire che il paesino era pericoloso).

Il turismo finalmente portava agli abitanti qualcosa di più della sola puzza di Autan e crema solare.

Tutto grazie ad una pagina sulla Lonely Planet.

Ogni volta che vado al Tortuguero mi sento orgogliosa. Ma non per la mia pagina sulla Lonely Planet e per il mio nome tra i ringraziamenti. Mi sento orgogliosa per aver contribuito a fare quel che i travel blogger devono fare: diffondere informazioni di viaggio. Informazioni libere.

Tutti i Travel Blogger che stimo lo fanno, e cambiano i luoghi in meglio. Sono principi azzurri che pattugliano continuamente il mondo in cerca di Cenerentole da riabilitare e matrigne da sconfiggere. Bravi!

Non smettiamo mai di fare questa cosa. Non teniamo le informazioni nascoste. Diffondiamole, miglioriamo il mondo e rendiamolo un po’ più giusto.

Sarita

 

PS Dato che la mia pagina sul Tortuguero è un po’ datata mi sono impegnata a scriverne una nuova, pubblicarla qui e poi mandarla anche alla Lonely Planet.

 

Ecco qui le nuove informazioni:

– racconto “Tartarughe, uova e libertà
indirizzario e informazioni per visitare low cost il Tortuguero.

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  5 Commenti per “Un travel blogger può cambiare il destino di un paese”

  1. Tutto vero 🙂

  2. […] Un travel blogger può cambiare il destino di un paese. di Sarita […]

  3. Bellissimo questo articolo, una cosa su cui sicuramente bisogna riflettere.
    Complimenti anche per la metafora con Cenerentola, l’ho adorata!

    • Grazie Veronica!
      Tu che sei una travelblogger puoi salvare qualche Cenerentola in difficoltà! Ricordalo sempre.
      A proposito, ho visto il tuo blog e mi è piaciuto molto, continua così!!!
      Sarita

      PS In Cina ho lasciato un pezzettino di cuore.

      • Grazie mille!! È ancora piccino ma ci metto tutto il mio impegno e mi impegnerò a salvare più Cenerentole possibili!

        Ps. La Cina ha rubato il cuore di molti 🙂

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