Set 272017
 

La grande truffa delle immagini

Si parla spesso di bufale, notizie false che circolano in rete e, tragicamente sempre più spesso, sui giornali. Si parla anche spesso di foto false, quelle ritoccate con photoshop, ritoccate bene oppure anche male perché photoshop ce l’hanno tutti: improbabili incontri di personaggi storici, squali giganti, serpenti a più teste e cazzatine varie.

Non si parla molto invece di foto vere decontestualizzate e riutilizzate per altro. L’ultima frontiera della truffa mediatica è più sottile della bufala o del fotoritocco perché lavora su un piano leggermente superiore: parte da una base di verità, una frase vera e una foto vera, e con questo materiale edifica un castello di carte assolutamente falso.

Perché falso? Perché nella truffa delle immagini la foto non c’entra mai un bel niente con il testo. Lo illustra falsamente, accrescendone o, peggio, modificandone il significato.

Perché castello di carte? Perché queste truffe vengono sempre scoperte, come le bufale, e crollano senza fare troppo rumore. Tutto il rumore l’hanno fatto prima, quando erano in piedi e circolavano come vere. Una volta smascherate, la gente perde interesse.

Io no.  Io lo acquisto proprio in quel momento.

E come me altri pochi.

Ci ritroviamo davanti alle macerie del silenzioso crollo e siamo sempre gli stessi a denunciarlo.

Possibile che al mondo non importi per nulla capire il processo di costruzione della falsità e – soprattutto – smascherare chi l’ha creata?

 

La brutta gaffe dell’ANSA con il Marocco

Un paio di giorni fa c’era molta gente che in rete condivideva questo articolo dell’ANSA:

Terribile storia di una tredicenne in Marocco costretta a sposare un 27enne. Salva per un pelo. Infatti “le immagini postate su Facebook hanno indignato la Rete” e la polizia marocchina è riuscita a fermare il matrimonio.

La storia è vera? Probabilmente si, ed è una brutta storia anche se finita bene.

E la foto? E’ vera?

Ecco, qui vi volevo portare.

Nella foto utilizzata da ANSA a corredo dell’articolo NON ci sono i protagonisti del brutto fatto di cronaca di questi giorni.

l'articolo originale dell'ansa

Sapete chi sono quelle persone?

Sono il Re del Marocco Muhammad VI e, sotto il velo, la sua sposa Salma Bennani che quel giorno, all’età di 24 anni e quindi ampiamente maggiorenne, diventava la principessa Lalla Salma.

La foto per una notte e quasi tutta una mattina ha circolato un po’ dappertutto ed è stata ripresa anche da altre testate nazionali.

Per non parlare di blog e social network.

Nel giro di 12 ore la faccia di Re Muhammad VI è stata usata da un numero imprecisato e altissimo di italiani per dare un volto ad un orco stupratore di bambine.

L’ironia poi vuole che l’ANSA abbia usato proprio il volto del re che in Marocco, nel 2004, osteggiato dai conservatori, riuscì a introdurre la Mudawwana, una riforma del diritto di famiglia che pone a 18 anni l’età minima per sposarsi.

Perché hanno scelto questa foto?

E chi lo sa… Il caso è solo italiano. Probabilmente l’ANSA l’ha presa da una banca dati fotografica preferendola ad altre per la presenza di tanti bambini alla cerimonia nuziale. Probabilmente non hanno neanche riconosciuto il Re del Marocco.

Ma sui social network italiani si, molta gente l’ha riconosciuto e si è lamentata.

In molti abbiamo chiesto spiegazioni ad ANSA su Twitter. Ma non ci hanno risposto. Si sono limitati a cancellare il link dell’articolo e a rifarlo con una foto diversa.

Ma ovviamente era troppo tardi. L’opinione pubblica italiana ormai aveva già digerito la notizia come ennesimo esempio dei cattivi costumi misogini associati sempre ai paesi islamici e mai a quelli cattolici (anche se Indro Montanelli ammise candidamente di aver comprato una “moglie” 12enne, ma questa è un’altra storia ). Peccato, poteva essere l’occasione per raccontare il nuovo Marocco, che dopotutto ha spedito immediatamente la polizia a bloccare un matrimonio illegale.

Scuse a Muhammad VI dall’ANSA arriveranno?

Le istituzioni italiane si scuseranno con il Marocco per aver offeso un regnante che ha dimostrato invece un’apertura verso la condizione femminile?

 

Lo stupro nel cortile

Ha fatto sorridere, ma anche indignare qualcuno, la foto scelta dal Corriere della Sera per illustrare questo tweet. Soprattutto perché è apparsa all’indomani del caso dei due carabinieri accusati di stupro a Firenze.

Anche qui un’immagine probabilmente scaricata da una banca fotografica, l’avranno trovata digitando “cortile”.

 

 

In un mondo che si è stufato di leggere e preferisce GUARDARE, l’immagine dovrebbe esser trattata con i guanti bianchi, non buttata lì come capita.

Le truffe fotografiche che vi ho presentato, anche se potrebbero avere conseguenze politiche, hanno probabilmente come motivazione solo un pessimo giornalismo.

Vediamone invece altre in cui sia evidente il dolo costruttivo.

La foto di Giuseppina Ghersi

Qualche settimana fa tra i tanti manifesti prodotti da Forza Nuova è comparso questo.

Il tam-tam della rete ha fatto il resto

Anche qui un testo + una foto. Rimbalzati immediatamente sui social network e sui giornali di destra. Le parole usate, “bambina”, “violentata”, “davanti alla madre”, “padre torturato”, ci raccontano una storia cruda e terribile. La foto che la illustra amplifica il nostro orrore.

Choc. Non avevo mai sentito parlare di Giuseppina Ghersi prima, e come me molte altre persone.

Subito il collettivo Wu Ming Foundation si è incaricato di verificare i dettagli accedendo a documenti dell’epoca.

Dopo pochi giorni il gruppo di storici Nicoletta Bourbaki sul blog www.wumingfoundation.com ha pubblicato un ampio e serio articolo che dimostra…

… come avrete già capito…

che la ragazza nella foto NON è Giuseppina Ghersi.

Hanno raccontato che questa immagine circola da un pezzo eViene spesso usata per illustrare articoli sulle pubbliche umiliazioni di collaborazioniste francesi.”

Ma non solo…

Da un’indagine sulle fonti storiche emerge che neanche i dettagli più crudi della storia, a partire dallo stupro per continuare con la presenza della madre e del padre, sono veri.

Io vi consiglio di leggere integralmente l’indagine integrale di Bourbaki  che dimostra che quello che ci hanno raccontato di Giuseppina Ghersi… non è vero.

Di vero c’è la guerra, questo si, c’è la guerra con le sue vittime. Vittime militari ma soprattutto civili, spesso bambini. Gente normale assassinata perché era lì o perché soltanto ERA.

Il negazionismo di oggi ha un’arma potente: le immagini. Come la cronaca, anche la Storia non si legge più sui libri: SI GUARDA.

Così, per cambiare il passato, basta cambiare la traccia visiva che ha lasciato.

 

E allora le foibe?

Dobbiamo ringraziare ancora Wu Ming Foundation e lo storico Piero Purich per aver fatto crollare il castello di foto false delle foibe.

Soprattutto questa

Che ci viene presentata da anni come la testimonianza della fucilazione di civili italiani.

Ma non lo è.

Come potete leggere, qui la truffa visiva è semplicissima, quasi un insulto all’intelligenza di chi guarda: prendo una foto in cui soldati italiani fucilano civili sloveni e la uso al contrario, dicendo a tutti che gli italiani sono i fucilati.

Vi consiglio di leggere (e di guardare!) la dettagliata indagine del collettivo Wu Ming su questo e altri falsi fotografici relativi alle foibe.

 

E vi ricordo che:

Un castello di carte false quando crolla non fa alcun rumore.

Provvediamo a farlo noi questo rumore, diffondendo le informazioni, segnalando le truffe fotografiche

 

(Un Grazie anticipato a chi le segnalerà qui)

(un grazie posticipato agli storici che ho già citato e agli amici di Twitter che mi hanno aiutata a scrivere questo articolo, soprattutto @karika10 e @Monica18911721 che hanno indagato con me sulla falsa foto marocchina).

 

Aggiornamento 29 settembre 2017

@Monica18911721 mi ricorda il caso di questa foto

Chi se la ricorda sta già ridendo.

A chi invece se l’è persa spieghiamo che era uno scherzo, un “amo” lanciato sui social network da Luca Bottura per vedere quale dei tanti razzisti da tastiera avrebbe abboccato.

Nella serie di foto, scattata a Forte dei Marmi, ci sono Samuel L Jackson e Magic Johnson.

Tra i tanti che hanno abboccato e l’hanno condivisa “indignati” c’è stata anche Nina Moric

La fretta di schiacciare il tasto “condividi” è sempre il passaporto per una figuraccia. Ma a volte crea anche dei danni gravi.

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