Feb 262016
 

Oggi vi consiglio un blog, un bellissimo blog sul cinema che ho trovato online.
E’ intitolato QUELCINEMAINVISIBILE e recensisce, oltre a quelli “visibili”, anche i film “invisibili”, ovvero quelli difficili da trovare perchè mal distribuiti o non distribuiti affatto in Italia.
Mi ha fatto tornare in mente gli anni in cui, con pochi soldi in tasca, per vedere un po’ di film “invisibili” io e i miei amici migravamo al festival di Venezia.

Per 6 anni fu un appuntamento fisso. L’operazione iniziava qualche mese prima con il reperimento degli accrediti studenti presso le varie università che frequentavamo. Poi a fine agosto si partiva, con vecchie auto che si rompevano a Orte o puzzle di treni regionali notturni. Ed arrivavamo lì. Montando tende nel campeggio del Lido, montando tende in un giardino quando chiusero il campeggio del Lido, ammassandoci in 20 in un appartamento quando neanche il giardino fu più disponibile, per sei anni riuscimmo a visionare capolavori segreti.

57 mostra venezia 2Eravamo vampiri: trascorrevamo tutte le ore di luce protetti dal buio delle sale cinematografiche, di notte vagavamo per la città assetati di vino e di feste.

Vedevamo 5 film al giorno scegliendoli in genere tra le rassegne minori. Utilizzavamo il viaggio di ritorno per dibattiti che non finivano neanche alla vista del Grande Raccordo Anulare.

La fatica del reperimento della visione rara veniva ampiamente ripagata dal divertimento del contesto. A Venezia accadeva di tutto. Ricordo la signora che vomitò – per fortuna non su di me – durante una delle scene più crude del meraviglioso “Seom” di Kim Ki-duk e noi che passammo due giorni a dirci che il vomito di uno spettatore era la reazione più autentica di tutte e che l’allora poco conosciuto regista coreano avrebbe dovuto bearsene. Ricordo Emir Kusturica in giacca e cravatta che faceva il bravo come direttore della giuria e riuscì a farsi dare dai preti la sede di Cinema Avvenire per fare un “concertino” che si trasformò in un’orgia musicale tra la No Smoking Band e il suo pubblico. Ricordo Samira Makhmalbaf che mi chiese aiuto per usare in telefono pubblico e la sua goffaggine di ragazzina che strideva con l’idea di donna indipendente che avevo sempre avuto di lei.

Oggi c’è internet e non è necessario fare tutta questa fatica per scovare i film invisibili. A meno che, ovviamente, non li si voglia vedere in pellicola.

Però certo, un film te lo godi di più quando hai faticato a trovarlo. Quindi gambe in spalla e continuiamo a frequentare festival e cineclub!

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