Ott 032017
 

Forse fino ad ora non l’abbiamo spiegata bene, forse le zucche vuote non capiscono.

Oggi, mentre pranzavamo al sole, Mariano ha trovato un modo semplice per raccontarlo, un modo che secondo noi capirebbero anche le zucche vuote.

Tentiamo.

 

La storia inizia con due persone come noi, che stanno pranzando tranquillamente all’aperto, al tavolino di un bar. In sottofondo un ordinario rombo di traffico lontano e l’odore di cibo che esce dalla cucina, odori vari e italiani: ragù, il guanciale della carbonara, caffè, dolci e poi un altro odore, acre, sempre più forte, dissonante, nauseante.

Fumo.

C’è qualcosa che va a fuoco. Ti alzi smarrito, assieme ai vicini di tavolo. Dove? Dove?

Persone che vanno e vengono dalla fine della strada.

Urla.

Che succede? Che succede?

C’è chi corre verso e chi scappa da.

Un palazzo intero sta bruciando. Un palazzo di quattro piani. Gente alle finestre, bambini che urlano in braccio a mamme terrorizzate.

Chi è fuori non perde tempo. Entra nelle case nei negozi nei cortili e recupera roba da accatastare, cuscini, materassi con sopra ancora le lenzuola.

Saltate, saltate!

Gli abitanti del palazzo in fiamme, con la gola che brucia di fumo, lanciano giù sui materassi i loro bambini, le loro nonne, le mogli e poi loro stessi.

Salvi per un pelo.

I vicini di casa portano acqua, cibo, coperte, vestiti, medicine, giochi per bambini, abbracci. I medici arrivano a curare. I cantanti vengono a cantare. I preti accorrono a consolare. Gente comune confluisce da tutte le parti portando ciò che ha.

Arriva l’Autorità. Un uomo in giacca e cravatta con un sorriso rassicurante.

Dice che non va bene così, non si può salvare dal fuoco la gente con i materassi, servono le scale regolamentari dei pompieri. E poi adesso c’è il problema di dove mettere a dormire tutte queste persone senza casa, sono troppe. Non ci si improvvisa salvatori. Il vivere comune deve avere delle regole.

Chiama dei soldati. Divide i salvati dai salvatori mentre sopra di lui il palazzo ancora brucia.

Sequestra tutti i materassi.

Arresta i salvatori.

Fa riportare i salvati, uomini, donne, nonne e bambini, ai piani alti del palazzo in fiamme.

Incurante delle urla lancinanti della gente che agonizza nel fuoco, l’Autorità sfodera il suo miglior sorriso e fa un proclama: la LEGALITA’ prima di tutto. Promette che si adopererà per preparare un piano di salvataggio e accoglienza degli sfollati da palazzi in fiamme cosicché i cittadini in futuro non debbano più sacrificare i propri materassi e le persone possano essere tratte in salvo come meritano. E anche un piano per salvarli direttamente a casa loro con impianti antincendio a norma. Nel frattempo pagherà dei soldati che vigileranno sul palazzo in fiamme, riportando dentro chi tentasse di salvarsi da solo o con l’aiuto di gente non accreditata. Tutto tornerà alla normalità.

La strada ora è silenziosa e tranquilla, il crepitio del fuoco culla le orecchie.

Dai piani alti del palazzo non si odono più grida. Anche l’ultimo bambino è morto. L’Autorità terrà il conto del numero delle vittime e farà incidere una targa in loro memoria, lo promette. Dedicherà un minuto di silenzio e chinerà la testa davanti a quella targa. Ogni anno. Il 3 ottobre.

 

Questo sta accadendo nel Mediterraneo.

 

(Storia creata all’ora di pranzo da Mariano e scritta dopo pranzo da Sarita)

  4 Commenti per “L’emergenza migranti spiegata alle zucche vuote”

  1. Purtroppo accade tutti i giorni alla gente terremotata dove la protezione civile lucra non permettendo alle persone la propia autonomia vedi i fatti recenti della signora ottantene alla quale hanno demolito la casetta in legno perche prima di tutto ci sono le loro case e a l’ aquila e’ succcesso uguale ed e’ cosi spiegato perche dopo un terremoto arrivano tutti con gipponi ultra moderni e nuovi immacolati fanno tutti grandi affari; protezione civile, croce rossa, croce della misericordia, croce de li mortacci vostra.

  2. Bellissimo. Letto a mia figlia, 16 anni: grazie di averlo scritto, mi hai aiutato a spiegarle l’inspiegabile. E soprattutto: resisti!

    • Grazie Simona!!!

      PS Tua figlia dato che è figlia tua non aveva certo bisogno del mio racconto. Però magari potrà esserle utile per spiegare bene la faccenda a qualche coetaneo.

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