Gen 242017
 

“Ho dei conviventi. Ho diritto di sapere se uno di loro ha chiesto un porto d’armi e se a casa mia c’è un’arma da fuoco?”

Oggi mi sono svegliata con questa sempllice domanda nella testa. Non è una cosa che mi riguardi personalmente ma la questione mi interessa in senso generale, così…

Così ho preso il telefono e ho girato questa domanda alla Polizia. Prima ho chiamato la sezione Porto D’Armi di un Commissariato. Sono stati gentilissimi ma non hanno saputo rispondermi con assoluta certezza. Mi hanno dato il numero dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Questura.

Ho chiamato la Questura e riposto il quesito.

E’ una bella domanda!” hanno risposto cordialmente “Nessuno ce l’ha mai fatta”.

Dopo una rapida consultazione con un avvocato lì presente hanno deciso di chiedere a qualcun altro e di richiamarmi.

La telefonata è arrivata dopo pochi minuti.

La risposta è stata NO.

Non ho diritto di sapere se a casa mia è presente un’arma da fuoco.

E in caso vi risiedano dei bambini?

Sempre NO.

Chi chiede un porto d’armi, un permesso di detenzione o un certificato di idoneità al maneggio di armi ha il diritto alla privacy. L’elenco dei detentori di armi da fuoco e l’ubicazione delle stesse non è consultabile dai cittadini.

Neanche in caso di un interesse specifico? Burocraticamente si può fare un accesso agli atti se si ha un motivo giuridico valido.

Ma l’unico motivo valido per avere accesso a questa informazione è il verificarsi di un comportamento illecito o violento da parte del soggetto – che si presume – possessore di arma da fuoco. Anche in quel caso non ho il diritto di sapere se ha un’arma, ma posso denunciare il fatto alla Polizia, che farà i relativi controlli compresa la presenza di porti d’arma e potrà decidere per la revoca dello stesso.

Facciamo degli esempi?

Li prendiamo dai fatti di cronaca?

Il marito di Rosa l’aveva minacciata di morte. Se Rosa l’avesse denunciato magari la Polizia gli avrebbe revocato il porto d’armi per le quattro pistole che aveva. Ma non l’ha fatto e il marito le ha sparato uccidendola.

E se non viene compiuto un reato?

Allora non si può fare nulla. La pistola rimarrà in casa a mia insaputa.

Vito è sempre stato una persona pacifica, ma ad un certo punto ha tirato fuori una pistola e ucciso tutta la sua famiglia.

Non ho il diritto di sapere se in casa mia c’è una pistola, perché ciò violerebbe la privacy del proprietario della pistola.

 

Alla Questura ho fatto una seconda domanda.

“Se un mio convivente ha una pistola, ho diritto a dire che non la voglio in casa e ad ottenere che se ne disfi?”

Qui la risposta è arrivata subito, senza indugi: NO.

Se il mio convivente è persona che osservi una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali e di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico, nonché delle regole di civile convivenza non c’è niente, proprio niente, in qualunque sede che io possa fare per impedirgli di tenere un’arma da fuoco in casa nostra.

Salvo andare a vivere da un’altra parte.

Il mio convivente ha il diritto di tenere in casa un’arma regolarmente denunciata. Anche se io non voglio. Anche se in casa ci sono dei bambini. Anche se a me la pistola fa paura.

“E’ come se lui si comprasse una macchina che a te non piace” mi spiegano dalla Questura.

“E’ come se lui si ostinasse a tenere in casa un brutto, bruttissimo soprammobile” suggerisco io.

Esattamente.

Non ho il diritto di vietare ad un mio convivente di tenere una pistola in casa, perché ciò violerebbe il suo diritto a chiedere il porto d’armi.

 

Ma possibile che i diritti ce li abbiano solo i possessori di armi? E noi?

Il diritto di uno finisce quando inizia il diritto dell’altro!

Quando iniziano i nostri diritti? Solo quando è troppo tardi? Solo quando un reato è già compiuto? Solo nella frazione di secondo tra il flash di una canna di pistola a pochi centimetri dai nostri occhi e l’eterno buio?

Può essere?

Qui si parla di…

Bilanciamento di diritti costituzionali

Si dovrebbe lavorare per la definizione del confine tra due principi fondamentali, per tratteggiare una linea  – sicuramente complessa – che tuteli al massimo entrambe le parti. Non una sola.

E’ stato fatto?

Non mi pare.

Vediamo quali sono i diritti da bilanciare:

  • Per la questione “Ho il diritto di sapere se in casa mia c’è una pistola” abbiamo da una parte il diritto alla salute e dall’altro il diritto alla privacy.
  • Per la questione “Ho il diritto a NON avere una pistola in casa” abbiamo da una parte di nuovo il diritto alla salute e… dall’altra che c’è?

Quello a possedere un’arma da fuoco NON è un diritto ma una concessione che la Prefettura fa al cittadino. E’ un permesso che viene rilasciato a discrezione dal Prefetto, che per la decisione delega il Questore, che a sua volta delega il Commissariato.

Non è che stavolta, allora, può vincere il diritto alla salute?

Molti obietteranno che un’arma in casa in sé non leda il diritto alla salute perché l’arma deve essere custodita bene, la Polizia consiglia sotto chiave, non deve essere mai pronta a sparare, ovvero i proiettili devono essere tenuti separati e mai in canna e perché chi ha ottenuto il “certificato di idoneità al maneggio di armi da fuoco” ha fatto dei corsi su come usarle.

Va bene. Ma rimane una cosa pericolosa. Diversa da un brutto soprammobile che nuoce solo per la sua intrinseca bruttezza.

Anche un cobra può essere abbastanza sicuro: lo si tiene dentro una teca, lo si accarezza con guanti speciali, possiamo fare dei corsi per imparare a non farci mordere. Ma non per questo possiamo ottenere il permesso di tenerlo in salotto!

Ci sono molte cose anche meno inutili delle armi sportive che abbiamo giudicato pericolose. Abbiamo ritenuto i benefici che creavano meno importanti del diritto alla salute delle persone che vi entravano in contatto. E perciò le abbiamo vietate. Quali? L’amianto per esempio. Ma anche le centrali nucleari, per cui ci sono regole ferree di sicurezza stabilite che al 99% sono sufficienti a garantire la salute di chi ci abita vicino ma all’1% no. E per questo 1% di pericolosità le abbiamo vietate seguendo il principio, appunto, che il diritto alla salute sia più importante del resto.

Spero che qualcuno prima o poi riesca a tratteggiare questa linea di confine, che ora non c’è.

Nel frattempo rendetevi conto che potreste avere una pistola in casa e non saperlo.

E che non avete neanche il diritto di saperlo.

  4 Commenti per “Ho il diritto di sapere se in casa mia c’è una pistola?”

  1. Io sono sicura di NON avere una pistola in casa ma se tu non lo sei e vuoi raccontare la tua storia puoi scrivermi.

    Stessa cosa se vuoi suggerirmi spunti o casi per l’inchiesta sul porto d’armi a cui sto lavorando.

  2. Una cosa e’ certa e sicura ,quando una persona decide di ammazzarne un altra non ha certo bisogno di un arma da fuoco .Puo’ diventare un’arma anche un cacciavite un bastone un tubo di ferro ecc.e..

  3. le armi non servono a niente

  4. Questa obiezione, “si può uccidere anche con altre armi”, è abbastanza comune.
    Cerco di risponderti in modo sintetico.

    Si, è vero, per uccidere qualcuno si possono usare altre armi. E si usano. Io mi sto occupando di femminicidio e le statistiche degli ultimi 5 anni ci dicono che i casi in cui l’arma era da fuoco sono tra il 20 e il 25 %.
    Parliamo di 25 donne ogni anno. Più i loro bambini, spesso piccoli come Andrea che aveva 4 anni, Christian che ne aveva 5 e tanti altri uccisi con un colpo di pistola dai loro padri.

    Quello che dobbiamo considerare però è che:
    1) in questi terribili casi di follia umana premere un grilletto è un attimo, un battito di ciglia. Una pistola crea psicologicamente quella distanza, quella forma di passività, che certamente un’arma da taglio non darebbe.
    2) le possibilità di sopravvivenza delle vittime di queste aggressioni si riducono quasi a zero se l’arma è da fuoco.
    3) Nella quasi totalità dei casi l’assassino che usa un’arma da fuoco contro la sua famiglia poi si suicida. Un epilogo che è anche un piano di fuga. Possibile con una pistola, molto difficile – psicologicamente e fisicamente – con altre armi.
    Ma soprattutto c’è il punto 4.
    4) Da cittadina italiana e da membro della famiglia umana NON voglio essere complice di questi omicidi, non voglio contribuire ad armare la mano degli assassini con una pistola regolarmente denunciata.

 Lascia una Risposta:

obbligatorio

obbligatorio

Ciao, questo sito utilizza utilizza cookies, anche di terze parti, per migliorare la navigazione. Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi