Ott 132016
 

E’ la ministra Pinotti, e quindi in pratica il nostro Governo, a dirci che si può fare.

Come sarebbe a dire si può fare???

Non c’è la legge 185, quella che vieta all’Italia di esportare armi verso paesi in guerra o paesi che violino i diritti umani?

Non c’è l’articolo 11, quello per cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?

Negli ultimi giorni una larga parte dei cittadini italiani si è unita alla Rete Disarmo e ad altre associazioni per chiedere delucidazioni al Ministro della Difesa Roberta Pinotti sulla provenienza di una bomba inerte ritrovata in Yemen. Ne è nato anche un hashtag, #Pinottirisponda.

La bomba, sganciata con tante altre che sono invece esplose uccidendo nelle loro case un gran numero di civili, compresi tanti bambini, aveva un numero di matricola. Tutte le bombe ce l’hanno ed è un numero non modificabile che identifica il paese di produzione e la ditta produttrice. E’ come la targa di una macchina: se passi con il rosso il vigile la vede e ti fa la multa, se i tuoi parenti esplodono in mille pezzettini e riesci a ritrovare tra le macerie, la loro carne maciullata e il loro sangue il frammento di bomba con il numero di serie, puoi risalire a chi li ha uccisi. Se sei fortunato nella tragedia.

Ma torniamo alla bomba in questione, quella ritrovata, e al suo numero di matricola.

Eccolo, è un codice NATO (Nsn vuol dire “Nato Stock Number”) a 13 cifre:

Nsn 1325-15-150-5814

Come si legge?

I primi numero indicano il tipo di ordigno e la classe. Il quinto e sesto numero indicano invece lo Stato in cui la bomba è stata prodotta. In questo caso è il numero 15 che corrisponde a…

(rullo di tamburi)

Italia.

Sulla bomba c’era anche un altro numero, A4447, che è quello dell’azienda produttrice. Se fosse un pacco di pasta sarebbe De Cecco, Rummo, Barilla. Qui però il “made in Italy” è un altro e parliamo di bombe, non di rigatoni. A4447 vuol dire…

(altro rullo di tamburi)

RWM.

RWM Italia spa come si legge qui ha sede legale italiana a Ghedi (Brescia) e fabbriche nel nord Italia e nella nostra amata Sardegna.

Quindi la bomba l’hanno fatta i nostri operai.

Si, ma come ci è arrivata la bomba dall’Italia fino allo Yemen?

Passando per l’Arabia Saudita. La bomba è stata prodotta in Italia dalla RWM Italia spa, venduta all’Arabia Saudita e sganciata da aerei sauditi in testa alla popolazione yemenita.

Ricordate l’hashtag #PinottiRisponda? Alla fine Roberta Pinotti ha risposto.  Ecco qui:

 

Il Ministro Pinotti dice: “La RWM ha esportato in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente”.

Licenza? Ma chi gli ha fornito la licenza? E soprattutto questa licenza non viola la legge 185 e l’articolo 11 della Costituzione Italiana?

A quanto pare no.

Sempre la Pinotti ci assicura: “L’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale ONU o di Unione Europea nel settore delle vendite di materiale e di armamenti”.

Tutto tranquillo quindi. L’Arabia Saudita può ammazzare chi vuole con le nostre bombe.

Mica è colpa nostra…

O no?


Sana’a io me la ricordo così

sanaa-saritalibre

ora rimane soltanto il ricordo…

  3 Commenti per “Le bombe sganciate sui civili in Yemen arrivano dall’Italia. Ma si può fare, dice la Pinotti”

  1. A quanto pare le bombe italiane sganciate dall’Arabia Saudita sullo Yemen hanno REGOLARE LICENZA.
    DI UCCIDERE.

  2. C’è in questi giorni una petizione per fermare la vendita delle bombe italiane ai sauditi.
    Firmatela, mi raccomando.
    Ecco il link:
    https://www.change.org/p/basta-bombe-fabbricate-in-italia-e-usate-dai-sauditi-nei-massacri-di-civili-in-yemen-matteorenzi

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